Favoritismi e atti di prepotenza

Fare la maschera al Teatro Creberg è più difficile di quel che sembra

Fare la maschera al Teatro Creberg è più difficile di quel che sembra
03 Settembre 2019 ore 06:00

Cosa sareste disposti a fare per una paga di circa sette euro l’ora? Non si tratta certo di uno stipendio da sogno, ma se si è giovani o se si vuole arrotondare, non ci si sputa sopra. A maggior ragione, se il lavoro richiesto è quello di fare la maschera a teatro: oltre che portarsi a casa qualche soldo, ci si gode anche un concerto o uno spettacolo. Insomma, c’è ben di peggio. Ma, a quanto pare, fare la maschera al Teatro Creberg, il teatro più “pop” di Bergamo, non è la cosa più bella del mondo. O, quantomeno, la più semplice.

 

 

A occuparsi del servizio in questione non è direttamente Promoberg, l’ente che ha in gestione il Creberg, bensì la cooperativa CSC Anymore con sede in via Palazzolo, prestatrice di diversi servizi in città e, tra le altre cose, organizzatrice del Festival Danza Estate. Proprio alcuni ex dipendenti della CSC, tutti passati per il teatro di via Pizzo della Presolana, hanno deciso di raccontare la loro esperienza da maschere. Si tratta di giovani (sette per la precisione), ma la maggior parte non nuovi a quel mondo e con precedenti in altre strutture cittadine come il Sociale o il Donizetti. Tutti si dicevano ben contenti di poter ricoprire quel ruolo in un posto che è un po’ una istituzione in città. Peccato che, una volta lì, si siano trovati a dover fare i conti con situazioni… spiacevoli. La causa di tutto sarebbe una collega che da anni lavora al Creberg (ben prima che l’appalto fosse assegnato alla CSC) e che proprio a fronte della sua lunga esperienza è stata identificata come la referente della cooperativa. A quanto pare, però, le sue capacità non andrebbero di pari passo con la simpatia. Anzi: le ex maschere la descrivono come una persona sgarbata, irascibile, prepotente. E non solo con loro, talvolta anche con gli spettatori, che si sarebbero lamentati in più occasioni per la sua scortesia e maleducazione.

Gli ex dipendenti hanno quindi raccontato una serie di situazioni che si sono visti costretti ad affrontare per spiegare meglio la loro posizione. «Alcune possono sembrare assurde – premettono -, ma è dentro questa assurdità che abbiamo dovuto lavorare e che ci siamo sentiti degli incapaci». Innanzitutto, l’atteggiamento verso gli spettatori: «Nonostante fossimo gentili, accoglienti e sorridenti, non lo eravamo mai abbastanza. Mai abbastanza in ordine, mai abbastanza dritti con la schiena, fermi, posati. Venivamo ripresi se osavamo piegare un braccio per stendere i muscoli dopo ore fissi nella stessa posizione». Poi, i favoritismi verso alcuni colleghi: «L’abbigliamento, giustamente, deve essere pulito e in ordine (mentre in alcuni teatri la “divisa” viene fornita dalla struttura stessa, al Creberg sono le maschere stesse a doversela comprare, ndr). Ma è successo che, a volte, una maschera si presentasse con calzini di spugna e scarpe sporche di fango: non fu richiamato. Ad altri, invece, sono state fatte obiezioni per la lieve differenza di colore della divisa rispetto al calzino». Oppure: «Alle maschere è proibito l’utilizzo del cellulare in servizio. Peccato che la regola non valesse per tutti. La responsabile e alcune maschere lo…

 

Articolo completo a pagina 7 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 5 settembre. In versione digitale, qui.

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