Una vicenda legale che dura da anni

La pioggia dal tetto dell’ospedale vale un rimborso da 6,1 milioni

La pioggia dal tetto dell’ospedale vale un rimborso da 6,1 milioni
03 Ottobre 2016 ore 13:04

L’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è entrato ufficialmente in funzione nel dicembre 2012, quando è stato completato il “trasloco” dai vecchi Riuniti. È una struttura nuova, avanguardistica per certi versi. Eppure, sin dai primi mesi, sono apparsi dei problemi. Uno su tutti, divenuto suo malgrado un po’ simbolico: i secchi posizionati lungo la cosiddetta hospital street, ovvero l’ampio e lungo atrio dell’ospedale che, per soffitto, presenta delle enormi vetrate. Proprio da quelle vetrate, nei giorni di pioggia, l’acqua filtra, gocciolando sul pavimento. Un evidente problema che l’Accertamento tecnico preventivo disposto dal Tribunale di Bergamo ha valutato in 6,1 milioni di euro di danni che la Dec, appaltatore generale dell’opera, deve all’Azienda ospedaliera, oggi Asst. A riportare la notizia è il Corriere della Sera Bergamo, che sottolinea anche, però, come sarà molto complicato per l’ospedale riuscire a recuperare quei soldi, visto che la Dec è in concordato.

 

papa Giovanni XXIII Bergamo ospedale

 

La vicenda ha inizio nel 2013, quando la commissione di collaudo, nel documento finale di analisi, sottolineò alcune lacune nei lavori svolti e pose alcune condizioni, tra cui anche la sostituzione, nell’arco di due anni, dell’intera copertura in vetri dell’hospital street. Secondo la commissione, infatti, le lastre utilizzate non erano quelle previste inizialmente dal progetto che si era aggiudicato l’appalto, ma soprattutto c’era il problema di non poco conto del gocciolamento. Come sottolinea il Corriere, l’Asst assicurò, dopo diversi pareri tecnici, la assoluta sicurezza dei vetri e giunse alla conclusione che la sostituzione degli stessi non avrebbe risolto il problema. Fu infatti certificato che a causare gli sgocciolamenti era (ed è) un problema della sigillatura dei telai metallici. Il direttore generale del Papa Giovanni, Carlo Nicora, ha spiegato al Corriere: «Da lì filtra l’acqua, quando piove molto in poco tempo. Interverremo punto per punto nelle zone in cui si registrano le perdite. Se poi non fosse sufficiente, dovremmo passare al piano B…». Il piano B, per l’appunto, sarebbe la sostituzione completa della copertura, che costerebbe però almeno 3 milioni di euro. Una spesa enorme, difficilmente sostenibile di questi tempi.

 

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Il Corriere sottolinea inoltre come, nella perizia disposta dal Tribunale, di 6,1 milioni di euro di danni, soltanto 1,4 è relativo alle vetrate. Le altre voci analizzate corrispondono invece agli stessi punti critici emersi già durante i lavori: i pavimenti in linoleum posati male (che in alcuni reparti sono già stati sostituiti), gli intonaci intumescenti (cioè antincendio), le infiltrazioni nei sotterranei e così via. Oltre alla Dec, una parte di responsabilità, inferiore però al 5 percento, viene imputata anche a progettisti e direzione lavori, soggetti giuridici ben più solvibili dell’azienda. Perché questi soldi rientrino nelle casse dell’Azienda ospedaliera, però, sarà necessaria una nuova causa civile, nella quale l’Asst chiederà sicuramente il rimborso anche dei circa 5 milioni di euro che nei mesi scorsi ha dovuto pagare alle aziende subappaltatrici, rimaste per anni in sospeso con le fatture non saldate dalla Dec. Difficile sapere ora come andrà a finire. Come sottolinea il Corriere, infatti, «quel che è certo è che i tempi per la chiusura delle vicende giudiziarie sull’ospedale di Bergamo sono ancora lunghi. E, anche una volta terminati i processi, lo Stato e la Regione, che hanno speso quasi 500 milioni di euro per un’opera che avrebbe dovuto costarne 340, difficilmente riusciranno a ottenere qualcosa di più di un risarcimento di carta».

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