«La Polizia vuole giustificare l’ingiustificabile»

«La Polizia vuole giustificare l’ingiustificabile»
27 Novembre 2019 ore 09:45

A Firenze, lo scorso 27 febbraio, è successo qualcosa di molto grave. Se ne parlò molto nei giorni che seguirono la partita tra Fiorentina e Atalanta (semifinale di andata di Coppa Italia), da subito iniziarono a circolare immagini e testimonianze che fecero pensare a un vero e proprio pestaggio a danno dei tifosi dell’Atalanta, in particolare verso chi era a bordo dei primi due bus della carovana scortata fuori dallo stadio Franchi, da parte della Polizia. Nei giorni scorsi, la Questura della città toscana ha fatto sapere che sono partite 28 denunce (e altrettanti Daspo) verso sostenitori atalantini che si sono resi protagonisti di alcuni comportamenti, certamente condannabili, che mai erano però stati riportati. A distanza di nove mesi, però, per quanto accaduto vicino al casello di Firenze Sud non ci sono novità. Abbiamo quindi chiesto lumi all’avvocato Federico Riva, già legale in passato di parecchi tifosi che hanno avuto problemi con la giustizia e anche questa volta in prima linea per aiutare gli indagati e far emergere la verità. Riva è al lavoro da giorni per seguire tutta la vicenda e preparare i documenti necessari. La sensazione è che questa storia andrà avanti per le lunghe.

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Avvocato, sono arrivate novità da Firenze, ma non sono quelle che ci aspettavamo. Cosa può dirci?

«Attualmente, dalle informazioni in mio possesso, sono arrivate quasi tutte le notifiche di cui si parla. Sono 28 complessivamente, qualcuno è assistito da altri avvocati mentre io e il collega Giovanni Adami ne abbiamo oltre una quindicina in carico. Ci stiamo già muovendo per valutare e preparare quello che serve per ciascuno dei nostri assistiti. Non c’è una denuncia in concorso, a ognuno vengono contestate cose diverse: danneggiamento, travisamento e il possesso di armi improprie. Sono tutti reati per cui si può anche richiedere il Daspo ma stiamo parlando di fatti mai usciti prima».

Cioè?

«I fatti si riferiscono a momenti di poco successivi alla fine della partita, prima di tutto quello che è successo in prossimità del casello di Firenze Sud e di cui abbiamo parlato a lungo in passato. Sono trascorsi nove mesi ed è la prima volta che si viene a sapere di questi fatti. Sinceramente, stiamo parlando di video che mostrano immagini davvero brutte da vedere, ma resta il fatto che non è successo nulla di particolare. È come se cinquanta tifosi entrassero al Parco Suardi di Bergamo urlando e sbraitando senza che succeda nulla o che ci sia in giro nessuno».

È vero che nessuno dei denunciati era sui due bus poi fermati e dove sono stati identificati tutti gli occupanti?

«Dei 28 denunciati, solo due risultano essere stati poi presenti sui due bus che sono stati fermati. Per tutti andremo a procedimento e discuteremo le varie situazioni. Noi non abbiamo in mano nessuna notifica di cosa è stato sequestrato e a chi, anche la semplice cintura può essere considerata arma impropria, ma è davvero tutto da dimostrare. Soprattutto se, come in questi casi, l’identificazione viene fatta in base alle immagini dei tornelli e valutando il vestiario di una persona».

L’annuncio delle denunce è stato accompagnato da una ricostruzione documentale molto lunga che abbraccia il prima e il dopo partita, fino all’arrivo al casello. Conferma?

«Nelle carte ufficiali che abbiamo ricevuto non c’è nessun riferimento alla ricostruzione che è stata resa poi pubblica, si parla solo di quanto avvenuto circa un’ora dopo il fischio finale nella zona del settore ospiti. Parlare di tutto il resto sembra quasi il tentativo di giustificare, con fatti collegati tra loro ma che non sono presenti sui documenti arrivati ai 28 indagati, qualcosa che è ingiustificabile».

Quindi restano dei dubbi sulle ricostruzioni che sono state fatte?

«Ci sono una serie di circostanze che erano già emerse e che non sono vere. Gli autisti dei bus, ad esempio, non sono mai stati né fermati né minacciati dai tifosi. Eppure nella ricostruzione se ne parla di nuovo. Ci sono dichiarazioni degli stessi autisti rilasciate in questura. Uno di questi si chiama Otello Lafalce ed è…

 

Articolo completo a pagina 22 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 5 dicembre. In versione digitale, qui.

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