Il caso

La professoressa della Val Seriana che faceva sesso con il tredicenne

La professoressa della Val Seriana che faceva sesso con il tredicenne
Cronaca 28 Giugno 2018 ore 05:00

In America ne sono successi diversi di casi del genere. E i media sono soliti chiamare le protagoniste di queste vicende “porn teacher”. Letteralmente, “porno professoresse”. Ma oltre all’aspetto pornografico c’è ben altro quando una professoressa (sembra di Lettere) di quarant’anni, con un matrimonio finito alle spalle e due figli, inizia una relazione con un suo studente. Si tratta di un reato, ancor più grave quando lo studente ha meno di 14 anni, età minima del consenso sessuale nella nostra legislazione. Questo è quanto accaduto in una scuola media della Val Seriana.

Informazioni più dettagliate non ce ne sono, visto che le autorità devono tutelare la privacy di un minorenne, oltre che vedersela con una storia assai pruriginosa e finita su tutti i principali media nazionali. La notizia si è diffusa il 20 giugno, quando sono scattati gli arresti domiciliari per la prof che, da diverso tempo, portava avanti una relazione con un suo studente, oggi quattordicenne e alle prese proprio in questi giorni con gli esami di terza media. Le indagini sono scattate dopo una segnalazione arrivata in Procura. Nel giro di pochi giorni, il pm Davide Palmieri ha fatto scattare la macchina operativa: appostamenti, intercettazioni e, soprattutto, raccolta di prove. Una su tutte: i messaggini WhatsApp che l’insegnante e lo studente si scambiavano ogni giorno. Parole d’amore, dove lei si definiva la sua «fidanzata» e attraverso le quali organizzavano i successivi appuntamenti. Che si trasformavano, stando alla ricostruzione della Procura, in «incontri sessuali».

Il ragazzino era consenziente, ma per la legge poco cambia: sotto i 14 anni è reato. A maggior ragione se si tiene conto che l’adulto, in questo caso, rivestiva un ruolo da educatore, soggetti per i quali il limite di legge sale a 16 anni. Il gip Marina Cavalleri, davanti al lavoro d’indagine delle forze dell’ordine, non…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 3 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 28 giugno. In versione digitale, qui.

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