Dal 10 settembre

La rivoluzione dei buoni pasto Digitali e sempre più utilizzabili

La rivoluzione dei buoni pasto Digitali e sempre più utilizzabili
Cronaca 07 Settembre 2017 ore 05:00

C’è una piccola rivoluzione alle porte per qualche milione di italiani: dal prossimo 10 settembre i vecchi e cari buoni mensa diventeranno quasi una seconda moneta. Un decreto del Ministero per lo Sviluppo economico stabilisce infatti l’allargamento degli esercizi in cui si potranno spendere i buoni pasto, che comprende anche agriturismi, attività agricole che vendono o erogano prodotti propri, mercatini e spacci aziendali e soprattutto supermercati.

Ma le novità non finiscono qui: infatti è stata avviato il passaggio al sistema elettronico: già in molte aziende, soprattutto quelle più grandi, il sistema dei ticket restaurant cartacei è stato sostituito con la card elettronica, molto simile a un bancomat o carta di credito, che prevede il pagamento mediante il Pos erogato in favore dell’esercente: bar, ristorante o supermercato. Quindi si va verso il progressivo addio ai vecchi blocchetti cartacei e ci si inoltra nel mondo della moneta elettronica che ha il grande pregio (per il fisco) di essere tracciabile. Per questo, per incentivare la transizione, la legge di Stabilità del 2015 aveva previsto che la deducibilità dei buoni mensa elettronici passasse a 7 euro, mentre per i buoni cartacei si è rimasti a 5,29 euro. Per i lavoratori inoltre i buoni sono esenti Irpef, il che significa avere 400 euro in più all’anno che non pesano sul reddito: insomma un bell’affare per tutti.

 

 

Naturalmente da parte degli esercenti c’è la necessità di dotarsi di terminali Pos. Cosa semplice per grandi esercizi, meno semplice ad esempio per chi ha bancherelle del mercato. Sono proprio gli esercenti i più allarmati da questa espansione dei ticket restaurant. Infatti per entrare nelle reti di una delle società di emissione (in Italia sono una decina), devono accettare di pagare una commissione, che a volte è molto salata, arrivando anche al 15 per cento. Oltre alla commissione c’è da mettere in conto anche l’anticipo dei soldi, perché il resoconto viene fatti a fine mese e se si vuole un rimborso veloce c’è da aggiungere un altro tassello alla commissione. Infatti per vincere gli appalti le società fanno offerte al ribasso, e poi finiscono con il rivalersi proprio sugli esercenti. Ma il giro dei ticket restaurant ha raggiunto numeri tali – oggi sono 2,5 milioni i dipendenti che ne dispongono ogni mese – che è difficile pensare di tirarsi fuori. Al punto che molti bar incassano anche buoni con cui non erano convenzionati, per poi andare a spenderli in altri esercizi.

 

 

Dalla parte dei consumatori invece si aprono belle opportunità. Innanzitutto perché il ticket dovrebbe diventare più sostanzioso, riportando l’Italia un po’ più vicina alla media degli altri Paesi. Oggi infatti siamo fanalino di coda, con una media di 4 euro a ticket, contro i 9 di Francia e Spagna, gli 8 del Belgio e così via. In secondo luogo perché il ticket diventa a tutti gli effetti una moneta, spendibile per fare la normale spesa, con il solo vincolo della cumulabilità: si potranno spendere al massimo otto buoni per volta. Naturalmente come sempre i cambiamenti in Italia devono fare i conti con mille ostacoli. Ad esempio c’è il problema dei Pos: le società che li emettono non si sono ancora messe d’accordo per il Pos unico e così un bar dovrebbe dotarsi di una batteria di macchinette, che hanno oltretutto costi di gestione. Per questo per ora preferiscono ancora i vecchi buoni cartacei...