Cronaca
La svolta della Chiesa

La rivoluzione del Papa sui separati e le anime ferite dei bambini

La rivoluzione del Papa sui separati e le anime ferite dei bambini
Cronaca 26 Giugno 2015 ore 12:19

Come andranno e a cosa porteranno i lavori del sinodo sulla famiglia che si terrà in ottobre non è dato saperlo. Però si può almeno intuire cosa desidererebbe il Papa che ne venisse fuori: una rinnovata capacità della Chiesa di portar sollievo alle coppie disastrate di tutto il mondo e ai loro bambini. È questo il compito della famiglia cristiana. Il segnale più forte in questa direzione è stato dato nell’udienza generale di mercoledì scorso, nel corso della quale un particolare rilievo è stato dato alle sofferenze dei figli di padri e madri che litigano. Come sorpreso dall’andamento stesso del proprio discorso il Papa ha detto:

Ecco, i figli. Vorrei soffermarmi un poco su questo punto. Nonostante la nostra sensibilità apparentemente evoluta, e tutte le nostre raffinate analisi psicologiche, mi domando se non ci siamo anestetizzati anche rispetto alle ferite dell’anima dei bambini. Quanto più si cerca di compensare con regali e merendine, tanto più si perde il senso delle ferite – più dolorose e profonde – dell’anima. Parliamo molto di disturbi comportamentali, di salute psichica, di benessere del bambino, di ansia dei genitori e dei figli... Ma sappiamo ancora che cos’è una ferita dell’anima? Sentiamo il peso della montagna che schiaccia l’anima di un bambino, nelle famiglie in cui ci si tratta male e ci si fa del male, fino a spezzare il legame della fedeltà coniugale? Quale peso ha nelle nostre scelte – scelte sbagliate, per esempio – quanto peso ha l’anima dei bambini? Quando gli adulti perdono la testa, quando ognuno pensa solo a sé stesso, quando papà e mamma si fanno del male, l’anima dei bambini soffre molto, prova un senso di disperazione. E sono ferite che lasciano il segno per tutta la vita.

Sono loro, i piccoli, il punto di vista, il grimaldello a partire dal quale si può - si deve? - iniziare a parlare della famiglia. I piccoli che tante volte, quando i genitori litigano «si nascondono per piangere da soli…». In questa ottica, dopo aver ricordato che marito e moglie sono pur sempre una carne sola, come dice il Vangelo, il Papa non solo riporta l’attenzione sulle loro creature indicate come carne della loro carne, ma giunge ad un’affermazione a dir poco inconsueta:

Quando l’uomo e la donna sono diventati una sola carne, tutte le ferite e tutti gli abbandoni del papà e della mamma incidono nella carne viva dei figli.

 

Italy Pope Holy Shroud

 

È vero, d’altra parte, che ci sono casi in cui la separazione è inevitabile. A volte può diventare persino moralmente necessaria, quando appunto si tratta di sottrarre il coniuge più debole, o i figli piccoli, alle ferite più gravi causate dalla prepotenza e dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamento, dall’estraneità e dall’indifferenza. Che una separazione possa presentarsi, a volte, persino moralmente necessaria, doverosa, è questione da non lasciar passare sotto silenzio. Il paragrafo 113 del documento che verrà discusso al sinodo (nome in codice: Instrumentum laboris, strumento di lavoro) ha un passaggio decisivo a questo riguardo, una specie di crescendo che culmina nel riconoscimento alla forza necessaria, talvolta, per interrompere una relazione matrimoniale.

La separazione può diventare "moralmente necessaria". Questo sì che è un pensiero così obbediente alle indicazioni evangeliche da apparire a dir poco rivoluzionario. E poi:

113. Da diverse parti si fa presente che l’atteggiamento misericordioso verso coloro la cui relazione matrimoniale si è infranta domanda di prestare attenzione ai differenti aspetti oggettivi e soggettivi che ne hanno determinato la rottura. Molte voci mettono in evidenza che il dramma della separazione spesso giunge alla fine di lunghi periodi di conflittualità che, nel caso in cui ci siano figli, hanno prodotto ancor maggiori sofferenze. A ciò segue l’ulteriore prova della solitudine in cui si viene a trovare il coniuge che è stato abbandonato o che ha avuto la forza di interrompere una convivenza caratterizzata da continui e gravi maltrattamenti subiti.

Il coniuge "che ha avuto la forza di interrompere una convivenza" invivibile. La forza, non solo il coraggio. E poco dopo (119) si legge:

Secondo diverse voci, l’attenzione ai casi concreti va coniugata con la necessità di promuovere linee pastorali comuni. La loro mancanza contribuisce ad accrescere la confusione e la divisione, e produce una bruciante sofferenza in quanti vivono il fallimento del matrimonio, i quali talvolta si sentono ingiustamente giudicati. Ad esempio, si riscontra che taluni fedeli separati, che non vivono in una nuova unione, ritengono peccaminosa la separazione stessa, astenendosi così dal ricevere i sacramenti. Inoltre, si danno casi di divorziati risposati civilmente che, trovandosi a vivere in continenza per svariate ragioni, non sanno che possono accostarsi ai sacramenti in un luogo in cui non sia nota la loro condizione. Ci sono poi situazioni di unioni irregolari di persone che in foro interno hanno scelto la via della continenza e possono perciò accedere ai sacramenti, avendo cura di non suscitare scandalo. Si tratta di esempi che confermano la necessità di offrire indicazioni chiare da parte della Chiesa, affinché i suoi figli, che si trovano in situazioni particolari, non si sentano discriminati.

Si tratta di un passaggio che meglio di altri mostra il rovesciamento di mentalità cui il Papa e la Chiesa stanno lavorando. Fra parentesi, la cosa più impressionante del Sinodo è forse la quantità di personalità interessanti che sta facendo emergere. Riprendiamo: si tratta di un passaggio che inverte radicalmente la prospettiva rispetto alle coppie che vivono il dramma della separazione. In luogo di soffermarsi sulle responsabilità dei coniugi, il sinodo si occupa di ciò che riguarda direttamente la comunità ecclesiale e le sue mancanze nei riguardi delle persone in sofferenza. Quando si preoccupa, il sinodo, di trovare il modo di far comprendere ai coniugi, impegnati in un periodo particolarmente difficile della loro vita, che non devono ritenere peccaminosa la separazione stessa; quando si afferma che è compito della Chiesa evitare di accrescere la confusione nella testa dei separati o dei separandi per sottrarli almeno in parte alla bruciante sofferenza del fallimento del matrimonio e dell’ingiusto giudizio che talora avvertono su di sé, si opera una virata di proporzioni tali rispetto al passato - e al presente - che sembra di sentire l’eco del mondo intero nelle parole del testo. L’eco delle persone che dalle villas miserias dell’Argentina alla periferia di Manila, da Scampia alle borgate romane, hanno sofferto per anni il dramma di una incomprensione prima ancora che di un giudizio che solo ora viene dichiarato ingiusto.

 

Vladimir Putin

 

D’altra parte è tutto lo strumento che sembra aver voluto accogliere - tramite l’azione capillare delle conferenze episcopali - la sofferenza del mondo. Il sinodo non sarà chiamato a definire la famiglia tipo, la famiglia ideale, la famiglia cristiana. Sarà chiamato a trovare il modo di intervenire sulle famiglie concrete, reali, che popolano la terra, descritte nella parte I del documento con una precisione impressionante in tutte le loro sfaccettature, i loro punti di forza, le loro fragilità. Paradossalmente è proprio dal rapporto fra la forza e la fragilità di questo nucleo sociale imprescindibile che potrebbe scaturire una nuova forma di azione della Chiesa.

Non ci interessa, dice il papa, definire un piano teorico di discussione o costruire una teologia. Ci interessa permettere alle famiglie di aiutarsi fra loro, indicando ai sacerdoti e ai laici alcune linee di intervento molto concrete, a disposizione da subito di genitori e nonni, parroci e associazioni o movimenti ecclesiali. Quelli che stanno bene aiutino chi sta male, e questi ultimi si lascino afferrare più dall’affetto dei primi che dalla forza della disperazione. Vorremmo con questo evitare se non altro il protrarsi di sofferenze ingiustificate. Vorremmo evitare ai bambini - vittime innocenti dei fallimenti degli adulti - gli atroci dolori che li portano a piangere di nascosto. Vorremmo essere riconosciuti come persone e istituzioni capaci di misericordia. Il mondo è già abbastanza difficile da vivere così com’è perché ci aggiungiamo anche il carico di regole impraticabili e di modelli irraggiungibili.

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