Si parla di mille morti

La strage degli sciiti in Nigeria e l’Iran che non sta a guardare

La strage degli sciiti in Nigeria e l’Iran che non sta a guardare
16 Dicembre 2015 ore 15:05

Non si ferma lo spargimento di sangue in Nigeria. Tra esercito e comunità sciita sono in corso da giorni una serie di scontri che, secondo gli attivisti per i diritti umani presenti nella zona, avrebbero provocato una vera e propria strage. Le notizie che sono finora arrivate da Zaria, roccaforte della setta islamica sciita denominata Movimento Islamico della Nigeria (Inm), parlano di un massacro di uomini sciiti, si scrive addirittura mille. Sarebbe rimasto ferito anche il leader del gruppo, Ibrahim Zakzaky, prima di venire arrestato, e sarebbero state rase al suolo molte case e un tempio. Gli incidenti sono stati confermati dall’esercito, che però non ha dato notizie su quanti siano stati effettivamente uccisi, mentre l’agenzia di stampa iraniana, nel dare notizia dell’accaduto, parla di 12 persone decedute.

 

[Proteste anche in India per la strage di sciiti a Zaria]

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Proteste finite nel sangue. Immediata l’esplosione della rabbia da parte degli sciiti, che hanno organizzato una serie di proteste a Kano e Kaduna, due tra le principali città del nord del Paese, occupando piazze e strade. Le proteste sono finite nel sangue e si registrano altri morti.

Versioni contrastanti. Il raid nei confronti dell’Inm sarebbe stato voluto dall’esercito, che accusa gli sciiti di aver ordito un tentativo di omicidio nei confronti del capo di stato maggiore, il generale Tukur Buratai. Il movimento islamico, però, nega tutto e sostiene che i blocchi stradali creati a Zaria non erano per attentare alla vita dell’ufficiale, ma erano stati fatti in occasione di una cerimonia religiosa. Da una parte si sostiene che quando il generale Buratai e la sua colonna militare sono entrati in città sia stata regalata loro un’accoglienza basata su lancio di sassi, molotov, barricate e pneumatici dati alle fiamme, e che quindi l’esercito avrebbe reagito per difendersi. Ma i leader di Inm si difendono e rigettano questa versione: l’azione dell’esercito era premeditata, tanto che la casa di Zakzaky è stata rasa al suolo con i bulldozer. Su come sia realmente andata c’è ancora molta confusione, ma una cosa è certa: il raid dell’esercito ha irritato non poco l’Iran, difensore degli sciiti in tutto il mondo, che ha convocato l’incaricato d’affari nigeriano, sottolineando come il governo africano abbia la responsabilità di proteggere gli sciiti che vivono nel Paese.

 

 

Gli sciiti in Nigeria. Gli sciiti in Nigeria sono la minoranza, in un Paese che è al 58% cristiano e a 41% è musulmano, ma sunnita. Da sempre gli sciiti lamentano di essere maltrattati, soprattutto nel nord del Paese sia dall’esercito sia dai fondamentalisti sunniti di Boko Haram, che terrorizzano il Paese compiendo da tempo numerosi massacri. Più volte Boko Haram ha preso di mira il gli sciiti del Movimento Islamico della Nigeria mediante attacchi kamikaze, soprattutto nei giorni di venerdì all’uscita delle moschee.

Genesi dell’Inm. Proprio gli estremisti di Boko Haram, che vorrebbero vedere morti tutti gli sciiti, sono la ragione per cui l’Iran ha deciso di scendere in campo nella partita per la sconfitta del terrorismo. Perché quantosta accadendo in Africa, dalla Libia alla Nigeria, sembra essere un’unica grande battaglia per la supremazia all’interno del mondo islamico. In particolare, il Movimento islamico della Nigeria, nato all’inizio degli Anni Ottanta e ispirato alla Rivoluzione iraniana, ha la sua roccaforte nel nord del Paese, esattamente come Boko Haram. Scopo dell’Inm, che negli stati di Kano, Yobe e Sokoto conta qualche milione di seguaci, è la creazione di una repubblica islamica sciita, con il sostegno dell’Iran, che vede nella Nigeria il ponte ideale per sbarcare in Africa. L’Inm in Nigeria è noto per le sue chiare e decise critiche alla corruzione politica regnante, alle relazioni politiche e di intelligence tra il governo nigeriano e quello israeliano e ai rapporti, reali o presunti, esistenti tra Boko Haram e settori dell’esercito nigeriano.

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