È di proprietà dell'Inps

La strana (un po’ inquietante) storia del parcheggio di via Borfuro

La strana (un po’ inquietante) storia del parcheggio di via Borfuro
05 Maggio 2015 ore 05:00

Il parcheggio di Via Borfuro si trova di fronte al Tribunale di Bergamo e ha un accesso pedonale anche in Via Sant’Orsola. Nonostante la sua posizione centrale però, in questi anni è tornato ciclicamente alla cronaca, per la situazione tutt’altro che chiara che coinvolge proprietari, gestori e terreno. Nel 2013 alcuni cittadini avevano segnalato per l’ennesima volta alcune anomalie ai media ed alle autorità, ma non è stato facile nemmeno per i giornali chiarire la situazione, che per anni ha sfiorato l’abusivismo.

La storia. Per comprendere la situazione bisogna tornare agli Anni Settanta, quando l’allora Cassa Pensioni Sanitarie (l’Inpdap non esisteva ancora) concesse ad Alberto Arzuffi il terreno con contratto di locazione. Arzuffi, a sua volta, decise di stipulare un contratto di sublocazione con la società “Parcheggi Sant’Alessandro”, che avrebbe così potuto gestire il parcheggio fino al termine prefissato.

Nel 1982 il contratto tra Cassa Pensioni Sanitarie e Arzuffi giunse a scadenza e, secondo accordi, il parcheggio sarebbe dovuto tornare a disposizione della proprietà, che aveva intenzione di proporre un nuovo canone, adeguandolo ad un mercato in costante crescita in quegli anni. La “Parcheggio Sant’Alessandro” tuttavia non accettò di abbandonare l’attività, sostenendo la validità del contratto originale, che secondo la società non avrebbe mai raggiunto una vera e propria scadenza. Di fronte al rifiuto degli occupanti, la proprietà non trovò altra via se non quella legale, facendo nascere un contenzioso che però non ha mai interrotto l’attività lavorativa della “Sant’Alessandro”. Per quasi trent’anni non è stato possibile giungere ad una sentenza definitiva. In primo grado venne confermata la gestione della “Sant’Alessandro”, ma in Appello il giudizio venne ribaltato a favore dell’Inpdap. Nel 2011, dopo 29 anni di procedimenti lungo i tre gradi di giudizio, la Cassazione confermò la sentenza della Corte d’Appello dichiarando scaduto il 15 febbraio 1994 il contratto di affitto dell’area, rendendo così di fatto i gestori degli abusivi e obbligandoli allo sgombero.

Anche a seguito della pronuncia della Suprema Corte però, la situazione non è cambiata, almeno fino al 2013, quando l’Indap è stata assorbita dall’Inps. L’Istituto di previdenza sociale prese controllo dell’area e, sentenza alla mano, annunciò un bando pubblico per assegnare la gestione del parcheggio, finalmente rispettando le disposizioni di legge. L’esito del bando assegnò la gestione alla “Brambilla Bismarck di Scanzorosciate”, che però, non avendo rispettato tutte le richieste successive, venne sopravanzata dall’effettiva vincitrice, la “Connie Parking Scafati”.

 

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Questione di numeri. La situazione che si è creata nel corso degli anni è diventata paradossale, la “Sant’Alessandro” infatti ha continuato a corrispondere all’Inps un canone ormai simbolico di 1.200 euro all’anno, ovvero 100,81 euro al mese. Tale cifra è probabilmente riconducibile all’originale contratto stipulato con la famiglia Arzuffi, che già nel 1982 (33 anni fa) venne considerato troppo basso per il mercato e quindi da correggere. Nel 2013 il responsabile della “Sant’Alessandro”, Vincenzo Fasano, commentava così la vicenda: «Posso dire che, di sicuro, ho speso più di avvocati che per l’affitto». Pare inoltre che a seguito della sentenza definitiva, i versamenti all’Inps siano passati da 100.81 euro mensili a 2500 euro: «Così mi ha detto di fare il mio avvocato, dopo aver parlato con l’Inps» ha spiegato Fasano. I dirigenti dell’ente pubblico avevano tuttavia negato di aver mai trovato un accordo per il versamento di questo nuovo canone maggiorato, considerando del tutto unilaterale ed arbitraria la decisione dell’ex-gestore.

La cifra con il quale la nuova società responsabile, la “Connie Parking Scafati” di Salerno, ha vinto la gara, è comunque ben lontana. L’affitto corrisposto all’Inps sarà di 19mila euro mensili, ovvero 228 mila euro all’anno, circa 200 volte la cifra pagata negli ultimi decenni. Non è chiaro di chi siano le responsabilità, come spesso accade quando si tratta di enti pubblici, ma il danno (oltre alla beffa) è sicuramente stato considerevole, se si calcola che dal 1994 la “Sant’Alessandro” ha occupato abusivamente la superficie. Le tariffe cambieranno, passando dagli ormai “istituzionali” “4 euro per due ore” ad un tariffario più standard di 2,50 euro all’ora.

Strane ombre sull’appalto. L’appalto era stato vinto originariamente dalla “Scanzorosciate Bismarck Brambilla”, con un’offerta di 275 mila euro l’anno, ma Brambilla era stato considerato inadempiente dall’Inps. Pare che la società non avesse consegnato le adeguate garanzie di pagamento nei termini prefissati e così l’assegnazione è andata di diritto alla seconda classificata: la “Connie Parking”. Dall’assegnazione del bando di dicembre 2013, al 9 aprile 2015, non è stato possibile l’avvio della nuova attività, perché l’esecuzione dello sfratto della “Sant’Alessandro” si è verificata soltanto pochi giorni fa.

Intanto però, altre ombre si sono stagliate su questa vicenda. Il responsabile della “Connie Parking”, residente a Pompei, poco dopo aver appreso di buon grado l’assegnazione del bando, si è recato al commissariato di Torre Annunziata. La denuncia depositata è preoccupante: l’uomo ha dichiarato di aver ricevuto una telefonata da un avvocato del foro di Milano, con studio anche a Mozzo, che avrebbe offerto una somma di denaro per ritirare la sua società dalla gara. Il diretto interessato ha già smentito tutto di fronte ai pm, ma intanto il Tribunale ha aperto un’inchiesta per turbativa d’asta. Il sospetto degli inquirenti è che qualcuno abbia voluto trovare una soluzione accomodante per portare alla vittoria della competizione la “Sant’Alessandro”.

La società infatti ha partecipato al bando, classificandosi però più in basso nella graduatoria, con un’offerta meno generosa rispetto alla “Bismarck Brambilla” ed alla “Connie Parking”. Il secondo dubbio riguarda l’esclusione della Brambilla, che potrebbe esser stata anch’essa contattata e convinta a farsi da parte. Secondo l’avvocato accusato, invece, la denuncia della “Connie Parking”, sarebbe soltanto una mossa per rafforzare la propria posizione nei confronti della “Brambilla”. La società di Scanzorosciate aveva infatti fatto ricorso al Tar, per essere riammessa alla gara.

 

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