Dopo il fragile accordo di Monaco

Siria, si teme un conflitto mondiale Turchia e sauditi caricano i fucili

Siria, si teme un conflitto mondiale Turchia e sauditi caricano i fucili
Cronaca 14 Febbraio 2016 ore 12:08

Un conflitto aperto su quattro fronti, dove a farne le spese sono come sempre i civili. La guerra di Siria sembra ormai una lotta senza fine, dove si incrociano equilibri geopolitici di difficile gestione. Bashar al Assad, il presidente siriano inviso da tutti, soprattutto in Occidente, ha ricominciato a guadagnare terreno proprio mentre sembrava sconfitto, e oggi è tornato a controllare gran parte del Paese, soprattutto grazie alla Russia, suo storico alleato, che è arrivata a dargli man forte con i raid aerei. E grazie anche alle truppe di terra di Hezbollah e ai pasdaran iraniani, che in nome di una vicinanza religiosa – entrambi sono sciiti – stanno combattendo il nemico sunnita.

Accuse alla Turchia. In tutto questo si inserisce la Turchia, da sempre alleata dell’America alla Nato, che da un lato si schiera contro Assad e dall’altra bombarda i curdi, impegnati nella lotta all’Isis sul suolo siriano. Negli ultimi giorni in tanti hanno parlato degli sconfinamenti delle truppe di Ankara in Siria, e il governo di Damasco ha denunciato a Russia Today che «i turchi hanno anche colpito con la loro artiglieria le postazioni dell’Esercito siriano nel nord della provincia di Aleppo». Inoltre il ministro degli esteri di Damasco aveva chiesto all’Onu una riunione del Consiglio di sicurezza, affinché venisse tutelata l’integrità territoriale della Siria in seguito allo sconfinamento di 12 pick-up armati e di circa 100 militari nei pressi del valico di Bab al-Salameh. Ipotesi smentita dal ministro della Difesa di Ankara, Ismet Yilmaz, il quale ha affermato che non c’è interesse da parte turca a inviare truppe di terra in Siria.

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L’avanzata saudita. E poi c’è l’Arabia Saudita, che dopo aver annunciato l’invio delle sue truppe, ha specificato che il presidente siriano Bashar Assad «sarà spodestato dal potere con un processo politico o militare». Almeno queste sono le parole del ministro degli Esteri di Riyad Adel al Jubeir, che ha anche aggiunto: «Assad ha fallito, nonostante l’aiuto dell’Iran, e fallirà in futuro. Non resterà al potere». Nel frattempo una parte delle truppe saudite e alcuni jet sono stati schierati in Turchia, nella base di Incirlik, ufficialmente «per intensificare le proprie operazioni contro l’Isis in Siria» stando a quanto è stato dichiarato dal generale Ahmed al-Assiri alla tv saudita al-Arabiya. Ma che l’idea che sta dietro sia lo sbarco in Siria è ben più che un sospetto, dato che Arabia Saudita e Turchia hanno annunciato di essere pronte a guidare un intervento militare di terra contro Damasco. Anche in questo caso la motivazione ufficiale è quella di combattere l’Isis, ma sono noti i rapporti di “amicizia” che esistono con le varie fazioni dei ribelli. Un legame che fa supporre che, oltre a voler sconfiggere lo Stato Islamico, turchi e sauditi vogliano andare in aiuto dei ribelli, messi in crisi dall’avanzata di Assad e dell’esercito governativo.

La telefonata tra Putin e Obama. Per stemperare il clima di guerra fredda che si è creato negli ultimi giorni, dopo che l’accordo di Monaco ha mostrato tutta la sua fragilità, il Presidente americano Barack Obama e il suo omologo russo Vladimir Putin si sono sentiti al telefono per ribadire l’impegno comune nella lotta all’Isis e provare a distendere un po’ gli animi. I due hanno concordato l’interesse a una reciproca cooperazione, che porti al rispetto dell’accordo di Monaco e quindi che abbia l’obiettivo di giungere a un cessate il fuoco. Tuttavia la base da cui le due potenze partono è differente: Obama chiede ed esige che la Russia cessi i suoi bombardamenti, mentre Mosca continua imperterrita ad appoggiare l’esercito governativo, e dopo Aleppo sta dirigendo i suoi mezzi militari su Raqqa. Putin è fermo nella sua convinzione che a governare sulla Siria debba essere ancora il suo presidente Assad. Lo dimostra il contenuto di un’intervista rilasciata ad Euronews dal premier russo Dmitri Medvedev: «Pensiamo che attualmente non ci sia un’altra autorità legittima in Siria che non sia Bashar al-Assad. È il presidente in carica, che piaccia o no. Toglierlo da questa equazione porterebbe al caos. Abbiamo visto ciò in numerose occasioni nel Medio Oriente, quando qualche Paese è semplicemente crollato, come è accaduto in Libia per esempio».

Assad deciso a restare. In Siria sono molti i fattori di preoccupazione. C’è l’Isis, ma c’è soprattutto la fronda dei ribelli che hanno spazzato via in questi anni l’opposizione moderata, seminando morte e distruzione al pari dei miliziani dello Stato Islamico. Assad è intenzionato a riprendersi il resto del Paese e quindi non vuole smettere di combattere. Lo dimostra un’intervista rilasciata a France24, nella quale afferma che il suo esercito tenterà di conquistare la Siria «senza esitazione», anche se questo richiederà «molto tempo e un alto prezzo».

I fantasmi di una nuova guerra fredda. Il clima tra Russia e Usa rischiava di diventare incandescente dopo che il segretario di Stato americano John Kerry aveva minacciato l’invio di truppe di terra in Siria, qualora Russia e Iran non avessero messo fine alle loro azioni militari. Al momento la Nato ha escluso l’intervento di terra, almeno per ora, ma la minaccia è bastata per far riecheggiare i fantasmi di una nuova, lunghissima, guerra fredda.

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