I tanti punti oscuri

Gorlago, un delitto normale

Gorlago, un delitto normale
28 Gennaio 2019 ore 06:00

 

I punti oscuri dell’omicidio
di Paolo Aresi

Oltre questa cancellata marrone, la rampa tappezzata di tombini scende fino al buio, fino all’ingresso dei garage; attorno, i muri sono di squallido cemento armato a vista. Una normale villetta, come altre in questa via di Gorlago. Che normalmente parla di un discreto tenore di vita, di una o più automobili, di elettrodomestici, di televisore da quaranta pollici almeno, di qualche weekend a sciare, di pomeriggi al centro commerciale. Di figli a scuola, di un lavoro. Di periferia. Di un mondo, il nostro mondo, che sembra avere perso la bussola. Di un mondo dove sembra che tutto sia consentito, dove “non ci sono limiti”. No limits, battono e ribattono le pubblicità in inglese. E allora, in questo mondo dove ci dicono che i limiti non ci sono più, possiamo fare di tutto. Possiamo giocare con gli affetti, non avvertire più la gerarchia delle relazioni. Soltanto che i limiti invece esistono e quando li dobbiamo affrontare stiamo male. Se poi la mente di chi va a sbattere contro il muro del limite non è a posto, possono scatenarsi eventi imprevedibili.

In fondo alla discesa. In fondo a questa breve discesa di cemento rigato c’è il buio, non si distinguono dettagli. Il pensiero è uno solo: in quell’ombra, in quel buio, una mamma di tre figli ha ucciso un’altra mamma. Per una delusione d’amore, perché un uomo, dopo averle dato la speranza, e condiviso alcuni mesi di vita fra il marzo e l’agosto scorsi, ha preferito tornare a casa, dalla sua famiglia. La storia la conosciamo tutti, perché tutti ne parlano, non soltanto a Bergamo, ma in tutta Italia. Ma ci sono alcuni particolari che non tornano.

L’amico. Il primo elemento che non convince è quello del passaggio in auto. Secondo la ricostruzione dei fatti, Stefania Crotti, la vittima, uscita dallo stabilimento dove lavorava, avrebbe accettato il passaggio da uno sconosciuto, cioè dall’amico dell’omicida. L’uomo, Angelo Pezzotta, sarebbe stato convinto da Chiara Alessandri – l’omicida – che era stata organizzata una festa nella sua villa, una festa per Stefania, organizzata dal marito, una festa della riconciliazione. Esiste una registrazione di quanto detto dall’omicida al Pezzotta via messaggio vocale sul cellulare: «Quando arrivi le dovrai consegnare una rosa con un biglietto scritto dal marito. Devi dirle che questa cosa è organizzata dal marito che credo voglia chiederle di sposarlo di nuovo e di fare un viaggio di nozze. Poi devi farla bendare perché altrimenti capisce che la stai portando a casa mia». Così ha detto…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo alle pagine 4 e 5 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 31 gennaio. In versione digitale, qui.

 

 

Don Davide Rota: «Non mi stupisco, la nostra normalità è malata»
di Ettore Ongis

Don Davide, ci aiuti a capire come è stato possibile che sia accaduta una tragedia tanto grande.

«La prima cosa che mi colpisce è che questo omicidio, un delitto spaventoso, sia stato compiuto da una tranquilla e affidabile donna di paese. Non è stato commesso da un immigrato, un emarginato o da un criminale. Colpevole è una madre di tre figli, che addirittura è stata catechista, rappresentante dei genitori della scuola: una donna normale. A nessuno sarebbe saltato in mente di diffidare di lei. E allora mi chiedo: in che cosa consiste oggi la normalità?».

Ce lo dica lei.

«Noi abbiamo scambiato il bene con la normalità, cioè con la norma, con i comportamenti comuni. Ma la mentalità corrente consente a tutti di fare quello che vogliono, anche le cose non buone, purché – in apparenza – non disturbino gli altri. Il tuo comportamento personale – avere un amante, due, dieci -, è insindacabile. Ma non è mai stato così: bisogna fare le cose giuste, non le cose normali. La Chiesa ha sempre insegnato che va fatto solo il bene e che il male, anche privato, anche nascosto, rimane male. E lavora dentro di noi. Io non giudico le intenzioni e le persone, me ne guardo bene, tuttavia questo delitto è avvenuto in un contesto che consideriamo normale, ma che appartiene a una normalità malata».

Le fa così impressione che l’assassina sia stata una catechista?

«Da uomo di Chiesa mi chiedo: che criteri adottiamo nello scegliere le persone? Dov’è finito il famoso discernimento? Uno che annuncia la parola di Dio dovrebbe almeno rispettare le regole della morale cristiana, frequentare la Chiesa, pregare. Invece basta la disponibilità. Qualsiasi altro criterio viene avvertito come un giudizio negativo. Nel mondo contemporaneo non è ammissibile che qualcuno ti dica che…

 

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La psicologa Pasqua Teora: «Non c’è un senso logico»
di Paolo Aresi

Che cosa si è acceso, o forse che cosa si è spento, nella mente di Chiara Alessandri? Come può una donna, madre di tre figli, ancora piccoli, compiere un’azione di una tale spietatezza? Ne abbiamo parlato con Pasqua Teora, psicoterapeuta in Bergamo.

Dottoressa, può esserci una spiegazione a un gesto del genere?

«Una spiegazione c’è sempre, ma non si trova sulla superficie delle cose: non è sensato, né logico quello che è accaduto. Deve essere successo qualche cosa che ha suscitato in Chiara Alessandri un dolore terribile, fuori misura. Quello che colpisce, fra le altre cose, è che la sua sembra un’azione di vendetta. Ma, dal punto di vista razionale, la persona offesa era semmai la moglie. Ma in Chiara questa vicenda, a un certo punto – ripeto – deve avere risvegliato qualche cosa di terribile».

Che cosa?

«Un trauma di tipo affettivo, per esempio. Noi non possiamo sapere che cosa di preciso, occorrerebbe parlare con lei per tante sedute. Ma è probabile che questa donna abbia subito un dolore molto forte quando era una bambina, qualcosa che avvertì come un’offesa lacerante».

Perché dice così?

«Perché è evidente che un comportamento di questo genere, che questo omicidio, non è giustificato dai fatti, dai dati oggettivi che larealtà apparente vorrebbe darci a vedere, è troppo probabile che ci siano altre cose. Per esempio, ho letto che Chiara è rimasta malissimo perché l’uomo di cui si era innamorata, a un certo…

 

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