«Qui mi sono sentito a casa»

Redona: lacrime e fuochi d’artificio L’abbraccio dei tifosi al Tanque

Redona: lacrime e fuochi d’artificio L’abbraccio dei tifosi al Tanque
Cronaca 01 Febbraio 2016 ore 04:00

La storia sportiva di German Denis a Bergamo è finita com’era cominciata. Nell’ultima partita della sua esperienza bergamasca, la 153esima, il Tanque argentino ha lasciato il segno con la rete numero 56 in maglia atalantina ma se quello che è avvenuto in campo l’hanno visto tutti, qui vogliamo raccontare quello che è successo subito dopo il fischio finale. Allo stadio e all’oratorio di Redona.

Minuto 83’: la standing ovation del Comunale. Dopo una buona partita e un gol, il tecnico dell’Atalanta Edy Reja ha deciso di regalare a Denis l’uscita dal campo tra gli applausi. Quando Borriello e il team manager Moioli si sono avvicinati al quarto uomo, tutto il Comunale ha capito e si alzato in piedi. Denis ha guardato la lavagna, ha abbassato la testa e ha iniziato a salutare tutti. Lì si è reso conto che erano gli ultimi passi sullo terreno che per 4 anni e mezzo è stata la sua casa e ha deciso di goderseli fino in fondo.

La fascia di capitano tolta con leggerezza, il saluto a Gavillucci e ad alcuni giocatori fino al rientro in panchina dopo l’abbraccio con Marco Borriello. Mentre lo stadio continuava ad applaudire, il numero 19 si è infilato in poltrona e ha seguito con gli occhi lucidi gli ultimi scampoli del match contro i neroverdi. Avrebbe voluto chiudere con 3 punti, lo avrebbero voluto un po’ tutti. E’ andata così ma non può essere un pareggino contro il Sassuolo a rovinare la festa per uno che ha scritto la storia.

Fischio finale: tutti con il 19 sulle spalle. Al fischio finale, Denis si è diretto verso gli spogliatoi abbozzando un applauso, ma se la tappa dalle televisioni era scontata quello che è accaduto subito dopo, probabilmente, non se lo aspettava nemmeno lui. Davanti alle telecamere Denis ha pianto, lo ha fatto con le parole strozzate in gola e con gli occhi lucidi. «Stasera è una serata speciale, voglio ringraziare tutti. Dal primo all’ultimo», ha detto Denis. Mentre parlava, tutti i compagni e i membri dello staff si sono presentati in campo con la maglia numero 19 sulle spalle. Uno striscione a centrocampo lo ringraziava, lui ha fatto il giro del campo insieme alla moglie Natalia, ai figli Matias, Julia, Benjamin e Malena. Ha camminato piano, ha sorriso e salutato tutti quanti. Si è goduto il momento e poi ha imbucato il tunnel degli spogliatoi. Come se tutto fosse finito.

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Le 9 della sera: fuochi d’artificio a Redona. Una storia così, con tanti gol e imprese leggendarie firmate dal piede caldo di questo argentino dallo sguardo dolce e l’istinto da killer negli ultimi 16 metri, non poteva finire senza l’abbraccio della Curva Pisani. Il divieto imposto dall’Osservatorio non ha permesso agli ultras di salutare Denis allo stadio e allora ecco l’appuntamento a Redona. Poche centinaia di metri più in là rispetto allo stadio, dentro un campetto in terra battuta di un piccolo oratorio, si sono trovate oltre mille persone per dire grazie. A modo loro.

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Striscioni ovunque, uomini e donne di tutte le età e il Bocia Claudio Galimberti con un microfono gracchiante in mano impegnato ad organizzare il grande tributo al miglior marcatore straniero della storia nerazzurra. Denis è arrivato, con tutta la famiglia, pochi secondi dopo le 9 della sera. Si è trovato di fronte un cordone di persone che lo hanno subito fatto sentire importante mentre torce, fumogeni cori e fuochi d’artificio facevano da sfondo al breve tragitto che divideva il cancello dal palchetto improvvisato al centro del campo.

 

 

Appuntamento alla Festa della Dea. Due tribunette zeppe di gente, un fiume umano al centro del campo e Denis con il microfono in mano vicino al Bocia. «Vi ringrazio davvero, qui mi sono sentito a casa e ho vissuto momenti bellissimi. Vi porto nel cuore, i miei colori sono il nero e il blu e vi prometto che questo non è un addio ma un arrivederci. La mia è una scelta di vita, torno a casa con la mia famiglia ma non vi dimenticherò mai. Tornerò a Bergamo, ci vedremo alla festa della Dea». Con queste semplici parole, Denis ha voluto abbracciare tutti i presenti e non sono mancate le lacrime da parte di tutta la sua famiglia.

 

 

I tifosi hanno intonato cori e sventolato le sciarpe, per almeno mezz’ora il cuore pulsante della Bergamo atalantina ha fatto rimbombare nel cielo sopra Redona il grande affetto per un uomo che se ne va dopo aver scritto la storia. Un’altra scarica di fuochi d’artificio, le ultime parole di Denis e gli applausi dei tifosi hanno accompagnato il campione argentino all’uscita. Uno striscione all’ingresso recitava “Dal -6 alle imprese del Meazza, i campioni fanno la storia. Grazie German”. Niente da aggiungere, in bocca al lupo campione.

 

 

Untitled from fabio gennari on Vimeo.

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