In aumento in Giappone

L’agenzia che affitta parenti e amici (Freud ne avrebbe di cose da dire…)

L’agenzia che affitta parenti e amici (Freud ne avrebbe di cose da dire…)
Cronaca 09 Maggio 2018 ore 09:50

Il profilo della società degli anni Duemila ci ha giustamente abituati a continui rimodellamenti rispetto al modello tradizionale di famiglia del Novecento, ma il concetto di famiglia allargata non è mai stato così… largo. In Giappone è sempre più popolare il ricorso al noleggio di coniugi, parenti, amici, colleghi e affini; se n’è occupata diffusamente la scrittrice Elif Batuman in un recente reportage per il New Yorker. Sembrerebbe che le trovate per rispondere a bisogni emergenti dell’uomo del nostro tempo non siano mai state così fantasiose, ma alcuni elementi possono aiutarci a ridimensionare l’effetto sorpresa.

 

 

L’agenzia affitta-parenti. Una delle agenzie fra quelle che offrono i più disparati servizi di sostituzione si chiama Family Romance ed è stata fondata nel 2009 da Yuichi Ishii. Figlio di un commerciante di frutta e di un’insegnante di nuoto, Ishii aveva mosso i primi passi nel mondo del lavoro come modello e con piccoli ruoli da comparsa in film e video, prima di occuparsi di assistenza agli anziani. Nelle strutture di cura Ishii conciliava bene la predisposizione alla recitazione, intrattenendo gli ospiti durante le occasioni speciali, con la propensione a fare del bene.

L’idea di trasformare entrambe queste inclinazioni in un unico, e singolare, business gli venne quando un’amica, madre single di una bambina, gli raccontò delle difficoltà che stava incontrando nell’iscrivere la piccola in una scuola elementare molto selettiva, che prediligeva figli di genitori sposati. Il temerario Don “Ch-Ishii-otte” non se lo fece ripetere e tentò di riparare all’ingiustizia accompagnando l’amica al colloquio scolastico per impersonare il padre della bambina. Family Romance oggi vanta un database di 800 attori – spesso persone in condizioni economiche incerte che fanno questo lavoro secondario per arrotondare – e buona parte della sua clientela è in effetti composta da madri single che cercano di proteggere i bambini dagli atti di bullismo che colpiscono particolarmente i figli di genitori divorziati. Affittare un “genitore” per visite regolari un paio di pomeriggi al mese costa circa 600 euro: un bel sacrificio, ma funziona?

 

 

Il saggio di Freud. Family Romance prende il nome da un saggio pubblicato nel 1909 da Freud, che racchiudeva sotto questo titolo – che in italiano potrebbe essere tradotto con “romanzo familiare” – quelle costruzioni che alcuni bambini e adolescenti potevano fabbricarsi riguardo alle proprie origini. Capiamoci meglio: nel processo di crescita arriva, presto o tardi, la fase in cui va messa in dubbio l’autorità dei genitori, fino a quel momento considerati onnipotenti, per potersi costruire un’identità propria e autonoma; piccole disattenzioni di mamma o papà, gelosie nei riguardi dei fratelli possono suscitare quella forma sana di risentimento che prelude a un necessario distacco. In questa delicata tappa, pur di non intaccare l’immagine idealizzata dei genitori, secondo Freud, alcuni ragazzi si raccontavano di essere, in realtà, nati da una famiglia di nobili origini e di essere costretti a vivere con degli impostori. Continuavano a sostituire, in sostanza, all’immagine reale, e quindi deludente, dei familiari, una più aderente alle proprie aspettative. Meccanismo non così diverso da quello che i clienti delle agenzie giapponesi come Family Romance possono comprare.

Sostituzioni a pagamento. L’affitto dei genitori suona, alla fine, come una delle più canoniche fra le prestazioni offerte: finti amanti disposti a scusarsi con mariti cornificati; finte mogli di finti amanti disposte a farsi rovinare la vita dalle rivelazioni brucianti dei suddetti mariti; finti nipoti con la pelle liscissima per nostalgici nonni di bambini ormai cresciuti; finti figli disposti ad ascoltare con entusiasmo le storie ritrite sulla gioventù-che-fu degli anziani genitori; finti superiori a cui possano presentare rimostranze i clienti scontenti; finti partecipanti a conferenze di organizzatori ansiosi; finti sposi per finti matrimoni.

 

 

Un’insoddisfazione di fondo. Potrebbe turbare, a un primo sguardo, notare come spesso chi paga per accedere a questi servizi sia mosso da una certa insoddisfazione, forse un’ingratitudine, nei confronti della realtà esistente. In Giappone, infatti, come nel mondo occidentale, la crescita economica del secondo dopoguerra ha cambiato i connotati dei nuclei familiari, democraticizzandoli: sono stati vietati i matrimoni imposti; tutti i figli hanno guadagnato la possibilità di ricevere uguali porzioni dei beni familiari indipendentemente dal genere e dall’età; le donne hanno ottenuto pari posizione legale rispetto al marito e hanno cominciato a lavorare fuori casa; sono diminuite le nascite, sono aumentati i divorzi, il numero di persone che vivono da sole e insieme l’aspettativa di vita. Tutto questo sembra averci esposti a un crescente bisogno di comprensione e vicinanza.

Black Mirror e le vie inedite. Approfondendo lo sguardo, è interessante, però, accorgersi di come quel sentimento di apparente svalutazione che alimenta il ricorso alla sostituzione, nella teoria di Freud come nella pratica giapponese, possa essere, in realtà, il modo di continuare a ricercare e vivere negli estranei le migliori qualità che abbiamo conosciuto nei nostri familiari. In un episodio della distopica serie tv Black Mirror, dopo l’incidente mortale del fidanzato, Martha acquistava la possibilità di interagire con un software che, acquisendo tutte le tracce lasciate online, riproduceva la voce e le frasi di lui. Smorzato il dolore per l’assenza, alla lunga Martha si stancava dell’impossibilità di far progredire il rapporto con nuovi stimoli e rinunciava ad averci a che fare.

Sebbene gli attori che lavorano per le agenzie come Family Romance inizialmente si offrano di seguire le indicazioni dei clienti sugli atteggiamenti da riproporre nella recitazione, arriva spesso nelle storie il momento in cui persona e personaggio si con-fondono. Questo è, in fin dei conti, l’elemento di ricchezza di un servizio che parrebbe fare leva sulle nostre nuove debolezze: aprirci la possibilità di introdurre nella relazione delle vie inedite che permettono di comprendere meglio e perfino dare valore ai rapporti che cercavamo di sostituire.

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