gli effetti del lockdown

L’allarme della Cisl: «Il 36 per cento dei lavoratori è a rischio povertà»

Lavoratori dipendenti e pensionati i più colpiti dalla crisi. Si allarga la forbice sociale: «Oltre il 30 per cento del reddito complessivo suddiviso tra l'8 per cento dei contribuenti»

L’allarme della Cisl: «Il 36 per cento dei lavoratori è a rischio povertà»
01 Giugno 2020 ore 18:02

Nonostante i sussidi del Governo, circa la metà delle famiglie italiane ha subito un calo del proprio reddito a causa del Coronavirus. È il risultato di un’indagine condotta da Bankitalia, che allarma non poco i sindacati. «L’emergenza sanitaria rischia di tramutarsi in una grande emergenza economica, ampliando a dismisura le diseguaglianze sociali – evidenziano Mario Gatti, segretario Cisl e Caterina Delasa, segretaria generale di Fnp-Cisl Bergamo -. La forbice tra ricchi e poveri si allargherà ulteriormente, creando una frattura sempre più insanabile fra le diverse fasce sociali».

I lavoratori dipendenti hanno visto scendere il loro reddito da oltre 23 mila a 22.819 euro, così come i pensionati che registrano una media di 17.573 euro. Oltre il 36 per cento dei lavoratori dichiara entrate inferiori ai mille euro netti mensili, ovvero 15 mila euro lordi all’anno; il 56 per cento resta sotto la soglia dei 50 mila euro. Inoltre, l’analisi condotta dal’osservatorio socio economico della Cisl di Bergamo sui redditi del 2018 forniti dal Mef, segnala che in provincia di Bergamo il reddito medio si attesta sui 22.104 euro lordi all’anno, in leggero aumento rispetto al 2017 (21.980 euro). Complessivamente sono 162.113 i contribuenti che nel 2019 hanno avuto un’imposta netta pari a zero, avendo per la maggior parte livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione. Si tratta di un aumento di circa 9000 persone in più rispetto al precedente rilevamento.

Va meglio invece ai cosiddetti “indipendenti”, che registrano un reddito medio di 28.212 euro lordi annui, contro i 27.590 dell’anno precedente e, soprattutto, agli autonomi che vedono la loro dichiarazione passare da 49.990 euro lordi a 51.500. Se nella fascia fino ai 15 mila euro si concentra il 13 per cento del reddito complessivo suddiviso tra oltre il 36 per cento dei contribuenti, in quella oltre i 50 mila euro si accumula oltre il 30 per cento del reddito suddiviso tra l’8 per cento dei contribuenti. «I numeri del Ministero delle Finanze – sottolinea Gatti – segnalano ancora una volta con forza quanto la piramide sociale attragga verso l’alto un volume di ricchezza sempre maggiore. I tre mesi passati nell’emergenza e i prossimi peggioreranno ulteriormente la situazione».

«Fnp Bergamo – aggiunge Delasa – attua da anni la politica della contrattazione sociale per definire interventi a favore delle fasce più deboli, patti antievasione e progetti per una più equa redistribuzione delle risorse da riservare al welfare locale. Ci aspettiamo dai Comuni l’invito a riprendere al più presto la discussione».

L’allarme lanciato dal governatore Vincenzo Visco pare essere confermato anche dai dati del monitoraggio effettuato dalla Caritas, che evidenziano un aumento della povertà nel nostro Paese. «Chi era povero in passato si ritrova oggi inevitabilmente più deprivato, mentre chi si collocava appena al di sopra della soglia di povertà (le famiglie che l’Istat definisce “quasi povere” secondo i parametri di calcolo della povertà relativa) inizia a non disporre del necessario per vivere – si legge nella relazione della Caritas -. Dai mesi di pre-emergenza ad oggi si è registrato un aumento del 105 per cento delle nuove povertà, che si sommano a quelle già note. Questo trend appare ancor più grave se si pensa che avviene dopo anni di calo ininterrotto di nuovi accessi, registrato a partire dal 2016».

A fare la differenza è la possibilità per le famiglie di attingere ai propri risparmi, evitando di trovarsi in uno stato di indigenza. I dati Istat mostrano come in Italia circa i due terzi delle famiglie, il 62 per cento per l’esattezza, non riescono ad accantonare alcuna risorsa, mentre il 36 per cento dei nuclei familiari non è in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 800 euro.

Le persone maggiormente colpite dalla crisi risultano essere quelle con un impiego precario, stagionale o irregolare, oppure chi già da tempo si trovava in uno stato di disoccupazione. A loro si aggiungono ora i cassaintegrati e i liberi professionisti in attesa dei trasferimenti monetari di protezione.

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