Cronaca
Sul Corriere "Le ragioni di una scelta"

L'analisi amara di Dario Di Vico: «È un'altra sconfitta per l'Italia»

L'analisi amara di Dario Di Vico:  «È un'altra sconfitta per l'Italia»
Cronaca 30 Luglio 2015 ore 10:30

La vendita da parte della famiglia Pesenti della società bergamasca Italcementi ai tedeschi di HeidelbergCement darà certamente vita ad un gruppo impegnato nel settore del cemento dalla risonanza mondiale (con l’acquisizione di Italcementi, infatti, l’azienda teutonica avrà la possibilità di espandere il proprio mercato in tutto il globo e divenire la seconda forza assoluta del ramo), ma, da un altro punto di vista, rappresenta senz’altro “un’altra sconfitta per l’industria italiana”. Ne è certo Dario Di Vico, editorialista del Corriere, che un po’ controcorrente rispetto ai toni elegiaci con cui è stata accolta dai più la notizia dell’acquisizione, riflette su come Italcementi rappresentasse l’ultimo «big player italiano del settore». Cosa che, sostiene Di Vico, altro che non è che l’ennesima conferma di un trend che ormai sta coinvolgendo ogni comparto dell’industria italiana: vendersi per non morire. Qui sotto, l’editoriale di Di Vico sul Corriere.

 

iLab

 

Le ragioni di una scelta, di Dario di Vico.

La notizia della cessione dell’Italcementi ai tedeschi della HeidelbergCement arriva inattesa e non è di quelle che servono a tirare su il morale. Per quanto si voglia e si debba ragionare in termini razionali/globali non si può che arrivare alla conclusione che la nostra grande industria subisce un’altra sconfitta.
Non ci saranno più italiani tra i big player del settore come è purtroppo già capitato in altre circostanze. La vendita di Italcementi ha le sue origini in un doppio ordine di motivi.

Il primo riguarda le caratteristiche stesse del business che restano a basso valore aggiunto e di conseguenza spingono alla concentrazione tra i produttori. Solo con grandi volumi è possibile restare competitivi, godere di economie di scala e affrontare l’aumento dei costi dovuti a più moderne norme ambientali. A metà, in questo caso, non c’è virtù o si diventa grandissimi o si balla.

Il secondo motivo è anche troppo facile da indicare e si chiama Grande Crisi. Il cemento è stato martoriato dalla recessione e l’Italia è stato uno degli epicentri. (...)

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