8 marzo e dintorni

L’artista che indossa l’armatura e gli uomini col burka a Kabul

L’artista che indossa l’armatura e gli uomini col burka a Kabul
09 Marzo 2015 ore 14:44

Uomini che marciano in difesa delle donne. Indossando la minigonna o addirittura, il burqa. Uomini che ritengono che le donne abbiano gli stessi loro diritti. È accaduto in Turchia, due settimane fa, ed è accaduto in Afghanistan in occasione dell’8 marzo, Giornata Mondiale della Donna. A Kabul alcuni attivisti dell’associazione Afghan Peace Volunteers hanno deciso di sfilare indossando quello che per le donne dagli anni Novanta è diventato un abbigliamento molto diffuso nel Paese, il burqa. Una ventina di giovani attivisti ha percorso le strade della capitale intonando slogan a sostegno dei diritti delle afghane fino a raggiungere gli uffici della Commissione per i diritti umani. Hanno imbracciato cartelli che invocavano uguaglianza, e striscioni con la scritta: «Non dire alle donne cosa indossare, dovresti coprirti gli occhi».

Le reazioni degli uomini. Una marcia, quella di questi giovani attivisti che non è stata ben accolta a Kabul. Nel migliore dei casi alcuni l’hanno derisa. Ma non sono stati in pochi a condannarla come incitamento alla prostituzione. Perché in Afghanistan sono ancora in molti a credere che i diritti delle donne equivalgano a un incitamento ai facili costumi. «Le nostre autorità celebreranno la Giornata Mondiale della Donna in grandi alberghi, ma noi vogliamo portarla nelle strade» afferma Basir, 29 anni. «Uno dei modi migliori per capire come si sentono le donne è andare in giro indossando il burqa». Altri dimostranti sostengono di essersi sentiti «come in prigione».

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Il burqa e le donne. Imposto dal regime talebano, il burqa è un indumento che copre interamente il corpo delle donne, dalla testa ai piedi. Solo una rete in corrispondenza degli occhi permette loro di vedere. Generalmente è di colore azzurro. Soprattutto in Occidente viene considerato il simbolo per eccellenza dell’oppressione della donna. A 14 anni dalla caduta del regime dei Talebani, in Afghanistan la condizione delle donne nel Paese è ancora drammatica e spesso le violenze rimangono impunite e i loro diritti ignorati o calpestati. I gruppi fondamentalisti che sono tenuti a bada dalla presenza delle truppe americane, con il ritiro di queste ultime entro la fine del 2016, potrebbero prendere maggiore potere compromettendo e dimenticando i pochi diritti che sono stato conquistati con tanta fatica.

Ciononostante non sono poche le donne che in Afghanistan, soprattutto nelle zone rurali del Paese, rivendicano il burqa come libera scelta e come simbolo di appartenenza a un gruppo ben identificato. Alcune di loro, soprattutto giovani, assistendo alla marcia in favore dei loro diritti, hanno affermato che si è trattato di una mossa orchestrata ad arte dell’Occidente per dare un’immagine distorta dell’Afghanistan. Altre hanno trovato la marcia inutile, perché a loro dire non devono essere gli uomini a difendere le donne.

I precedenti nel Paese e in Turchia. Il gesto degli Afghan Peace Volunteers arriva dopo che il tema dei diritti delle donne nel Paese è stato riportato al centro dell’attenzione nelle scorse settimane. Una ragazza di 25 anni, artista, Kubra Khademi, ha indossato una sorta di armatura anti-molestie per le strade di Kabul. Si trattava di uno scafandro di metallo che riproduce le forme femminili e che secondo quanto riferito dall’artista è l’unico sistema per proteggersi dalle aggressioni. Una performance da molti considerata una provocazione, che aveva il preciso obiettivo di porre l’accento sulla piaga dello stupro, barbarie tristemente diffusa nel Paese.In Afghanistan, Human Rights Watch ha stimato nel 2012 che l’87% delle donne continua a subire violenze fisiche, sessuali, psicologiche o è vittima di matrimoni forzati, e quando le donne decidono di sporgere denuncia vengono minacciate dalla polizia.

Intanto, il 24 febbraio scorso in Turchia si è svolta una manifestazione per protestare contro l’omicidio di una ragazza di vent’anni, Ozgecan Aslan, ritrovata morta a Tarso, nel sud del Paese il 13 febbraio. A sfilare sono state donne e uomini, con la particolarità che questi ultimi hanno indossato la minigonna. Una campagna partita dall’Azerbaigian lanciata dai social network, il cui slogan era: «Siete contrari alla violenza contro le donne? Vestitevi di nero in onore di Ozgecan Aslan, brutalmente uccisa e poi bruciata in Turchia».

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