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L'assalto alla gioielleria Curnis con le polemiche che ha scatenato

L'assalto alla gioielleria Curnis con le polemiche che ha scatenato
Cronaca 21 Marzo 2015 ore 14:01

Nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 un gruppo di ladri ha portato a termine un rocambolesco furto alla storica gioielleria Curnis, in piano centro città, tra Largo Belotti e il Sentierone. La tecnica è quella ormai nota della "spaccata".

L'assalto. La gioielleria Curnis si trova nel cuore di Bergamo, in una zona illuminata e controllata da numerose telecamere. Aveva già subìto una rapina, nel lontano 1978, ma allora la dinamica fu diversa: i rapinatori riuscirono a entrare nei locali tramite i sotterranei di un negozio adiacente. La violenza e la spudoratezza del metodo utilizzato questa volta, invece, ha impressionato e spaventato molti cittadini, che ora si chiedono se almeno le zone più centrali e controllate della città siano realmente sicure.

La banda, che secondo le prime ricostruzioni era composta da 7-8 uomini, ha prima sollevato la saracinesca con un piede di porco, e successivamente utilizzato come ariete un'auto rubata pochi giorni fa a Seriate - una Fiat Marea - per sfondare la saracinesca e la vetrina, aprendo una breccia che ha permesso loro di entrare all'interno del negozio. Non sembra fossero armati, il piano era studiato nei minimi dettagli e si è svolto con rapidità e una precisione chirurgica: hanno utilizzato come contenitori alcuni secchi per la raccolta differenziata, che in pochi secondi sono stati riempiti di gioielli e orologi di lusso, mentre due o tre complici facevano da palo nelle vie circostanti.

Secondo le prima stime, la merce rubata vale almeno 600 mila euro, ma i danni più gravi sono quelli alla struttura, che potrebbero raggiungere i due milioni di euro. La scena è stata ripresa dalle molte telecamere presenti all'esterno ed all'interno della gioielleria. I carabinieri stanno in questi giorni analizzando le immagini alla ricerca di qualche indizio concreto. L'ipotesi più accreditata è quella di una banda di professionisti, che hanno probabilmente già compiuto furti simili in Nord Italia, e che avrebbero nei giorni scorsi compiuto uno studio dettagliato della zona, per poi ideare un piano d'azione minimizzando il rischio di errori. Una volta riempiti i contenitori, i delinquenti sono fuggiti su due auto di grossa cilindrata, una Bmw ed una Mercedes station wagon.

Dopo appena tre minuti è giunta sul posto un'auto della Sorveglianza Italiana e poco dopo un'altra pattuglia della Fidelitas, che però hanno potuto soltanto constatare quanto accaduto, trovando il negozio devastato e completamente svuotato. Gli investigatori stanno ora cercando eventuali testimoni, residenti o passanti, che potrebbero aver assistito anche da lontano al colpo, e che quindi potrebbero fornire elementi importanti per identificare i rapinatori.

 

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Le reazioni dei titolari. I più amareggiati per il colpo sono ovviamente i proprietari della gioielleria, che il giorno dopo hanno soltanto potuto contare gli ingenti danni: «Conosciamo benissimo i rischi del nostro mestiere - hanno dichiarato - ma questa gente agisce con una prepotenza assurda. C'è una netta disparità nella lotta tra guardie e ladri e noi ci sentiamo impotenti: avevamo rifatto da poco tutta la struttura ed è stata disfatta come se niente fosse nel giro di pochi minuti». In passato la proprietà aveva anche richiesto misure di sicurezza a Palafrizzoni, per evitare assalti di questo tipo, ma senza ottenere nulla: «Sapevamo che questo poteva essere un nostro punto debole e avevamo chiesto al Comune di poter mettere delle catene che impedissero l'eventuale passaggio di una macchina per azioni di questo tipo: un permesso che ci è stato negato. I danni sono tanti, l'assicurazione non può coprire tutto l'importo: incassiamo e ripartiamo».

I titolari Carlo, Cesare e Cielo Curnis hanno però voluto rassicurare i clienti che avevano affidato alla gioielleria i propri oggetti per le riparazioni: «Tutti gli oggetti depositati per le riparazioni si trovano al sicuro in quanto custoditi in cassaforte e sono a totale disposizione. Purtroppo però, a causa degli ingenti danni alla struttura, saremo costretti ad un periodo di chiusura per il completo rinnovo degli arredi. È nostra volontà riaprire al più presto per offrire al pubblico una location più bella con tante novità».

Allarme sicurezza in centro. In difesa dei commercianti si sono ovviamente schierati Ascom e Confesercenti, che hanno lanciato l'allarme sicurezza per tutti i negozi del centro città. «L’assalto alla gioielleria Curnis - ha dichiarato Filippo Caselli, vicedirettore di Confesercenti - ripropone drammaticamente l’allarme sicurezza in centro città. È necessario aumentare il livello di vigilanza per scongiurare il ripetersi di questi episodi in futuro. Ne abbiamo visti già abbastanza. Subire un episodio del genere in una zona centralissima della città non è accettabile. Il Sentierone va tutelato e presidiato, non lo si può abbandonare all’arroganza della criminalità. Ci auguriamo che i responsabili vengano individuati e puniti nel giro di poco tempo». Del tutto simile l'intervento di Oscar Fusini, vicedirettore di Ascom Bergamo: «Siamo vicini ai titolari della gioielleria e capiamo benissimo il senso di impotenza che stanno vivendo, che è simile a quella di tutti coloro che subiscono un’azione così violenta». Fusini ha anche ricordato un'azione simile subita dalla Pelletteria Marega nella stessa zona: «Questa è la seconda spaccata che si è verificata nel centro città e nella zona del Quadriportico nel giro di pochi mesi. Bisogna favorire quegli strumenti in grado di tutelare le attività commerciali nei centri storici, per questo chiediamo al Comune che vengano rivisti i regolamenti per il posizionamento dei pilomat anti-sfondamento su suolo pubblico, in modo da poter proteggere le vie e le attività durante le ore notturne. La sicurezza è una priorità sulla quale è necessario agire».

 

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L'opposizione va all'attacco di Gori e Renzi. Inevitabile l'attacco congiunto delle forze d'opposizione, che hanno colto l'occasione per accusare nuovamente la Giunta Gori di poca attenzione alla tematica della sicurezza. Il capogruppo della Lega Nord, Alberto Ribolla, ha proposto l'aumento delle misure di video sorveglianza: «È necessario riprendere, concretamente e senza perdere altro tempo, il piano di estensione della videosorveglianza approvato dalla precedente amministrazione di centrodestra, oggi fermo in qualche cassetto, e garantire più controlli sul territorio, anche mediante l'assunzione di nuovi agenti di polizia locale, procedura messa in stand-by dall'amministrazione Gori». Critiche soprattutto al Governo Renzi sono arrivate da Stefano Benigni, capogruppo di Forza Italia, che auspica maggiore vigilanza da parte del personale delle forze dell'ordine: «È necessario creare un presidio che vigili 24 ore su 24. Siamo consapevoli che i fondi a disposizione sono pochi, a causa soprattutto dei continui tagli agli enti locali del Governo Renzi, ma ritengo prioritario destinare le poche risorse proprio per rendere più sicura la nostra città. Alfano più di un anno fa aveva promesso un incremento delle forze dell’ordine sul nostro territorio: per questo ormai abbiamo perso la speranza, oltre che la pazienza». Anche Andrea Tremaglia, di Fratelli d'Italia, evidenzia il problema dei pochi fondi destinati alle forze dell'ordine, che sarebbero private dei mezzi per contrastare i criminali: «Questo fatto accende una volta di più i riflettori anche sulla drammatica situazione che vivono le nostre forze dell'ordine in un momento in cui i tagli del Governo Renzi di sicuro non le aiutano e, anzi, le indeboliscono molto. Oltre ai tagli del Ministero, poi, ci sono anche i tagli indiscriminati del Governo ai Comuni: come possono le Amministrazioni come la nostra fronteggiare questi fatti drammatici se ci vengono continuamente sottratte risorse?».

La risposta dell'assessore Gandi. Alle critiche ha risposto l'assessore alla sicurezza Sergio Gandi, che ha messo in guardia sulle possibili strumentalizzazioni dell'accaduto, non minimizzando però sulla gravità dell'episodio e sulla serietà del tema della sicurezza. «Il problema della criminalità è serio – ha dichiarato Gandi con un comunicato stampa - come dimostra anche questo episodio, ma proprio perché serio non può essere affrontato con superficialità. Se dunque alla famiglia Curnis, e a tutti gli altri commercianti vittime di rapine va tutta la vicinanza dell’Amministrazione, dall’altro invito tutti alla prudenza nel commentare l’accaduto. Leggo per esempio - prosegue Gandi -, che si chiede maggior “presidio e tutela del Sentierone”. O che si sottolinea il problema del “centro che si spopola e diventa una rischiosa terra di nessuno. Tuttavia la spaccata alla gioielleria Curnis è avvenuta alle 3.30 del mattino! Davvero c’è qualcuno che si aspetta che il Sentierone sia popolato a quell’ora della notte? C’è anche chi invoca un “presidio dei vigili 24 su 24. Domando: con quali risorse? Togliendole a quali altri servizi? La verità è che il colpo alla gioielleria Curnis è opera di criminalità organizzata e che l’unico deficit che scontiamo è quello, che non dipende da chi opera sul nostro territorio, della dotazione delle forze dell’ordine, che comunque non potrebbero presidiare “24 ore su 24” ogni angolo della città».

L'assessore ha poi commentato le dichiarazioni dei titolari della gioielleria, in riferimento alla richiesta di specifiche misure di sicurezza: «Una richiesta di installazione di catene davanti al negozio di Curnis e più in generale a tutela delle attività del Sentierone non è mai arrivata agli uffici del Comune di Bergamo: era stata avanzata da parte della proprietà dell’area una ipotesi informale di installazione di fioriere, che però non si è mai tradotta in una domanda specifica e concreta». La promessa di Gandi è quella di intavolare una discussione seria sulla tematica, coinvolgendo tutti i soggetti competenti: «Sicuramente della sicurezza del centro parleremo nelle prossime riunioni del Comitato di Ordine e Pubblica Sicurezza con Prefettura e Questura di Bergamo. Siamo comunque disponibili, già nelle prossime ore, ad un confronto, anche con le associazioni di categoria, circa eventuali soluzioni che possano tutelare al meglio e in modo decoroso le attività del centro”.

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