Parigi, chi si è salvato

Laura, sopravvisuta a sei spari e gli altri miracolati del Bataclan

Laura, sopravvisuta a sei spari e gli altri miracolati del Bataclan
29 Dicembre 2015 ore 12:00

È passato un mese e mezzo dal terribile venerdì che ha insanguinato Parigi e l’intera Europa. Al Teatro Bataclan, preso d’assalto da un commando di terroristi rimasero uccise 89 persone. Un numero altissimo, che se viene sommato alle altre vittime degli attentati che hanno infestato il 13 novembre parigino, raggiunge la cifra di 130 morti. Ma oltre ai defunti, ci sono stati anche tantissimi feriti, in tutto 352, e di questi alcuni, pur se in gravi condizioni, sono riusciti a salvarsi e, col tempo, a guarire. La storia che in questi giorni sta guadagnando spazio sui giornali è quella di Laura Croix, professione cantante, che stava assistendo al concerto degli Eagles of Death Metal quella tragica sera. Le hanno sparato sei colpi di pistola, uno dei quali si è conficcato tra cuore e polmoni. Gravissima, in pochi pensavano ce l’avrebbe fatta. E invece Laura si è svegliata da un coma durato due settimane, dopo dieci interventi chirurgici. Inizialmente ha pianto, e a causa dell’impossibilità a parlare ha comunicato solo con gli occhi. Poi ha ripreso pure la parola. Voleva e vuole sapere cosa fosse successo al Bataclan. Le mancano due dita, ha un braccio fratturato, ma quel che conta è che sia ancora viva, cosciente e lucida. Per questo, oltre a dover rimanere in ospedale per un altro anno, il lavoro che la attende adesso è il superamento del trauma psicologico, per poter un giorno tornare a cantare, nonostante abbia subito una tracheotomia. Magari al Bataclan, come spera la sua famiglia.

 

[Daniel Psenny]

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Il giornalista. Quella di Laura non è l’unica storia di ritorno alla vita. Come lei ci sono altre persone che stanno cercando di riprendersi dai danni fisici e psicologici subiti. C’è Daniel Psenny, un giornalista che dopo aver ripreso la drammatica scena dalla finestra di casa sua era sceso ad aprire il portone del palazzo per dare riparo a quanti stavano scappando. Tra loro c’era un uomo, che giaceva a terra ferito. Daniel era andato verso di lui per trascinarlo verso casa: in quel momento venne colpito da un proiettile. I vicini di casa accorsero per soccorrere entrambi. Sarà solo dal letto di ospedale che Daniel scoprirà che l’uomo che ha cercato di soccorrere è un americano che si chiama Matthew, che si trova a poche camere di distanza da lui. I due si incontrano, si abbracciano e si promettono di ritrovarsi presto per bere qualcosa insieme.

La donna incinta e l’altro giornalista. C’è poi la donna incinta, che era rimasta sospesa per alcuni secondi appesa a una finestra del teatro. Un misterioso uomo la salvò, e lei così affidò a Twitter, con successo, il suo desiderio di conoscere chi le aveva salvato la vita. Una storia simile a quella di Julien Pearce, un altro giornalista, che è riuscito a fuggire salendo sul palco. Scappando, ha sentito la richiesta di aiuto di una donna colpita dai proiettili ed è riuscito a prenderla tra le braccia e aiutarla. Poi ne ha perso le tracce, e solo grazie a Twitter l’ha rintracciata.

 

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Il giocatore di rugby. E poi c’è la storia di Aristide Barraud, giocatore del Mogliano rugby, a cui i proiettili sparati al Bataclan hanno provocato un grave danno a un polmone. Uscito dall’ospedale ha affidato a Facebook le sue riflessioni e la sua storia. «Sono tornato a casa da due settimane. Giorno dopo giorno sto riprendendo il controllo della mia vita. Ho scoperto tutti i vostri messaggi di sostegno e d’amicizia. Vi devo la mia guarigione veloce, il vostro sostegno mi ha portato molto dal primo giorno. Non sento né rabbia né collera, solo una tristezza infinita per tutte le persone morte intorno a me, e altrove a Parigi. Il mio recupero sta procedendo bene. Secondo i dottori, devo la mia vita alla mia forza mentale e alla mia condizione fisica. Secondo me, la devo alla forza di mia sorella e dei miei amici che sono riusciti a tenermi sveglio. Lo devo al lavoro fantastico dei chirurghi e alla presenza miracolosa di Serge Simon (ex pilone dello Stade Francais, e dottore, che si trovava nell’edifico sopra di me). Non potrei mai ringraziarli abbastanza. Sono grato al destino che ci ha evitato una tragedia insondabile». Un messaggio che si conclude così: «La strada è ancora lunga, però tra qualche mese sarò sul campo al 100% delle mie capacità fisiche. Nel frattempo ci sono ancora tante prove, sono pronto, tornerò più forte. Sono felice di essere vivo. Amo Parigi più che mai. L’amore è più forte della morte. Pace a tutti».

 

Merci / GrazieJe suis rentré chez moi il y a 2 semaines. J’ai repris pied jour après jour et découvert vos milliers…

Posted by Aristide Barraud on Giovedì 10 dicembre 2015

 

Il ritorno alla normalità. Un doloroso ritorno alla normalità che può essere possibile solo con un adeguato supporto psicologico. Impresa non semplice se si considera che le strutture di recupero adeguate sono sature e non sono in grado di accogliere pazienti a lunga durata, che vengono mandati in strutture meno specializzate, comunque insufficienti. Sono stati stanziati fondi di garanzia per le vittime e le loro famiglie per un totale che supera gli 1,2 miliardi di euro. Da lì proverrà anche l’aiuto per quanti, tra commercianti, ristoratori e negozianti (in tutto 450), hanno subito danni dagli attentati.

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