Tecnologia e manualità

Il lavoro che c'è e resiste alla crisi

Il lavoro che c'è e resiste alla crisi
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In tempi di crisi, i mestieri evergreen che non conoscono tagli, casse integrazioni e liquidazioni sono quelli che richiedono un’alta qualificazione, quelli che rispondono ai bisogni (e al lusso) della cura personale e dell’alimentazione e infine quelli che prevedono abilità manuali. A questi si aggiungono i mestieri “inventati”, ma che diventano remunerativi nel momento in cui rispondono alle tendenze in voga. Secondo una ricerca di Page Personnel, i mestieri con stipendi più alti richiedono specializzazioni particolari, a cui in pochi sono in grado di corrispondere.

Tra questi, c’è lo sviluppatore di tecnologia mobile, cioè colui che si occupa di sviluppare i software per smartphone, come iOs e Android. Deve essere laureato in ingegneria informatica o in informatica, possedere una conoscenza perfetta dell’inglese e tenersi in continuo aggiornamento. Solo il 7 percento dei giovani laureati, però, risponderebbe ai requisiti necessari per svolgere questo lavoro. Sempre nel campo delle tecnologie, è molto richiesta la figura dello specialista programmatic, colui che vende la pubblicità su device e social network. Il suo mestiere si chiama programmatic advertising e consiste in uno scambio di servizi tra il publisher (colui che vende la pubblicità online) e l’advertiser (colui che compra, poiché si trova nella necessità di pubblicizzare). Il volume degli affari è cresciuto fino a 6 miliardi di euro in meno di cinque anni. A questi si aggiungono gli operativi import/export e gli addetti alla dogana: i primi devono conoscere gli aspetti normativi dei Paesi, i secondi avere le giuste competenze sulla fiscalità dei vari Paesi. Gli stipendi sono compresi tra i 26mila e 28mila e tra i 35mila e 55mila.

Tra gli altri mestieri che non conoscono crisi, ci sono anche i veterinari e gli addetti al retail per i negozi di animali. In questo caso, gli stipendi si aggirano intorno ai 30-40 mila euro. Se invece vi basta lavorare, senza raggiungere stipendi semi-stellari, resistono i mestieri tradizionali, legati alla manutenzione della casa e all’alimentazione. Non avrete problemi a trovare un impiego se volete diventare installatori di infissi e ferramenta, se vi piacerebbe venire impiegati in una gastronomia, rosticceria e friggitoria e, più in generale, nel settore della preparazione di cibi da asporto. In netta crescita gli addetti settore delle pulizie (+199,1%), i tatuatori e piercer (442%), seguiti dai pasticceri (+348%) e dai pellettai (+216,3%).

I lavori, quindi, ci sono, ma richiedono specializzazioni specifiche, oppure lo svolgimento di mansioni a cui forse non a tutti piacerebbe dedicarsi. Mancano posti, invece, nei settori impiegatizi medi, quelli che rispondono a un livello “normale” di istruzione. Secondo il rapporto Excelsior di Unioncamere-Ministero del Lavoro, i posti di lavoro attualmente vacanti sarebbero 100mila, 31.790 nelle grandi imprese e ben 61.720 nelle aziende piccole e medie, per un totale di almeno 25 categorie professionali in cerca di persone da assumere. La morale della storia è sempre la stessa: il lavoro c’è, basta cercarlo e, a volte, sapersi adattare.

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