Lettera a Mattarella e a Conte

L’urlo dal silenzio della clausura «Trattate i migranti come persone»

L’urlo dal silenzio della clausura «Trattate i migranti come persone»
17 Luglio 2019 ore 05:00

«Con questa lettera aperta vorremmo dare voce ai nostri fratelli e sorelle migranti che scappano da guerre, persecuzioni e carestie, affrontano viaggi interminabili e disumani, subiscono umiliazioni e violenze di ogni genere che ormai più nessuno può smentire». È una lettera senza precedenti quella inviata nei giorni scorsi al Presidente Sergio Mattarella e al primo ministro Giuseppe Conte: l’hanno firmata le suore di ben 62 conventi e monasteri di clausura sparsi per tutt’Italia, appartenenti agli ordini delle Clarisse e delle Carmelitane Scalze (ci sono anche le Carmelitane di Cividino e le Clarisse di Bergamo e Lovere). È una lettera in cui si chiede uno sguardo diverso, più umano rispetto ai migranti, non come fenomeno ma come persone. È una iniziativa inedita e nella sua pacatezza anche clamorosa: dobbiamo immaginare questo testo che è rimbalzato tra conventi e monasteri, per essere condiviso e magari arricchito nei contenuti dai contributi di tutte. Una rete silenziosa ma determinata ed efficace. Il testo di riferimento per questa loro presa di posizione è il documento firmato da Papa Francesco e Grande Imam sunnita di al-Azhar, Ahamad al-Tayyib lo scorso 3 febbraio ad Abu Dhabi (un testo che sta dando frutti concreti se è vero che ieri Al-Azhar ha messo al bando mutilazioni e nozze precoci nell’Africa di fede islamica. In quel documento si chiedeva «ai leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace». E tutto questo in particolar modo «in nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro Paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna».

 

 

Le firmatarie di questa lettera aperta non si tirano indietro. Indicano il loro modello di convivenza come prova «che stare insieme è impegnativo e talvolta faticoso, ma possibile e costruttivo». Concretamente spiegano che «molti monasteri italiani, appartenenti ai vari ordini, si stanno interrogando su come contribuire concretamente all’accoglienza dei rifugiati, affiancando le istituzioni diocesane. Alcuni già stanno offrendo spazi e aiuti». Ribaltano con fermezza l’assunto che sia ingenuo pensare che sia possibile realizzare l’accoglienza. «È ingenuo piuttosto il contrario», scrivono: «credere che una civiltà che chiude le proprie porte sia destinata a un futuro lungo e felice, una società tra l’altro che chiude i porti ai migranti».

 

 

Ora la lettera circola e cerca adesioni da parte di altri ordini religiosi, istituti e comunità. È dunque una straordinaria iniziativa dal basso che esce dalla dialettica della politica, e pone la questione sul piano del rispetto di tutti gli esseri umani. È una lettera che esprime la vicinanza di tanta chiesa a papa Francesco, in un momento in cui l’opinione pubblica, anche quella che frequenta le chiese, sembra voltargli le spalle. Straordinario che tutto questo parta da donne, che pur essendo per scelta vocazionale “separate” dal mondo dimostrano di intercettare la sofferenza del mondo con tanta sensibilità e profondità di giudizio. Per sottoscrivere la lettera si può scrivere qui segreteria.sottoscrizione@gmail.com. Di seguito, QUI il testo completo della lettera.

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