Quarantacinque vittime

Le due stragi nelle chiese d’Egitto Domenica delle palme di sangue

Le due stragi nelle chiese d’Egitto Domenica delle palme di sangue
10 Aprile 2017 ore 09:32

L’immagine che resterà della domenica di sangue per cristiani copti in Egitto è quella del Patriarca Tawadros II, affranto da dolore, con la testa appoggiata al pastorale. Il “papa” copto stava celebrando la messa nella cattedrale di San Marco ad Alessandria quando un kamikaze si è fatto esplodere provocando la morte di 11 fedeli e di tre poliziotti che immolandosi hanno impedito che la strage prendesse dimensioni ancor più drammatiche. Due ore prima, nella chiesa di San Giorgio a Tanta, un santuario dove viene venerata un’immagine miracolosa di Maria, invece il kamikaze era riuscito a entrare in Chiesa uccidendo con l’esplosione oltre 30 fedeli. È stata una drammatica domenica delle Palme di sangue, proprio a poche settimane dall’attesissimo arrivo di papa Francesco in Egitto a fine aprile.

 

 

Le cellule jihadiste. Da mesi la minoranza copta egiziana è stata messa nel mirino dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi e dai gruppi jihadisti a lui fedeli. Il complesso della cattedrale di Abbasseya, al Cairo, il 12 dicembre era stato teatro di un attentato durante la preghiera comune, in cui erano morte 25 persone. Ma in particolare in Sinai è in atto una caccia mirata ai cristiani che ha costretto decine di famiglie a emigrare verso Il Cairo. È un fenomeno in atto da tre anni, cioè da quando il gruppo jihadista Ansar Bayt al-Maqdis ha giurato fedeltà ad al-Baghdadi. Per il Califfo, dopo la sconfitta in Libia e i rovesci in Siria, il Sinai potrebbe diventare la nuova base strategica. Anche per questo il presidente Al Sisi ha schierato forze imponenti per cercare di distruggere le cellule islamiste nel Sinai, ma senza riuscirci, anche perché i jihadisti contano sull’appoggio delle tribù beduine che forniscono loro le coperture.

 

 

L’appoggio di Al Sisi. Così in questo conflitto tra Al Sisi e gli estremisti il prezzo più alto viene pagato dalla minoranza copta, che costituiscono il 10 per cento di una popolazione di 92 milioni di abitanti, da decenni considerati dai regimi egiziani cittadini di seconda classe. Con Al Sisi i cristiani hanno conosciuto il riconoscimento di tanti diritti a loro sempre negati. Lo stesso presidente aveva partecipato a Natale alla messa al Cairo. Nell’estate scorsa era passata una legge, richiesta da tanti anni dai cristiani, sulla possibilità di costruzione di chiese, regolata dallo Stato. Inoltre la Corte costituzionale ha recentemente emanato una sentenza che rimuove il divieto che impediva ai copti di visitare i luoghi sacri a Gerusalemme.

 

 

L’imminente visita di Papa Francesco. Gli attentati della Domenica delle Palme rappresentano un segnale inquietante perché dimostrano come le truppe del califfo stiano alzando l’asticella dei loro obiettivi: infatti era stato messo nel mirino lo stesso papa copto Tawadros II, che il prossimo 27 e 28 aprile accoglierà Francesco al Cairo. Sarà un viaggio breve (sono 27 ore di permanenza in Egitto) ma di grande importanza, quello di Bergoglio. L’invito infatti gli è arrivato dal Presidente della Repubblica, dai Vescovi della Chiesa Cattolica, da Tawadros II e dal Grande Imam della Moschea di Al Azhar, Cheikh Ahmed Mohamed el-Tayyib. Proprio l’incontro con l’Iman di Al Alzhar è stato messo nel mirino dalla propaganda jhadista: il numero del mensile di Daesh, pubblicato su web il 7 marzo è quasi completamente dedicato alla lotta a coloro che sono “devianti”, a partire dagli imam. E viene linkato il video dell’abbraccio tra l’iman el-Tayyib e il papa in occasione di un incontro avvenuto in Vaticano il 26 maggio dello scorso anno.

 

 

«Non possiamo andarcene». In questo contesto infuocato di tensioni chi paga il prezzo più sanguinoso continuano a essere i cristiani copti. Che però restano fedeli a quella che è anche la loro terra. Ieri, a Tanta, nella chiesa di San Giorgio colpita da terroristi, padre Kusman aveva recitato la sua omelia, finendola allo stesso modo di sempre: «Questa è la terra dell’Esodo e dei Profeti, dell’Alleanza e dei Dieci comandamenti. Noi cristiani non possiamo andarcene».

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