I dati Istat

Le nascite stanno colando a picco Può il bonus bebè fare qualcosa?

Le nascite stanno colando a picco Può il bonus bebè fare qualcosa?
29 Novembre 2017 ore 09:00

Che si può fare per un Paese che nell’arco di otto anni, dal 2008 al 2016, ha visto nascere 100mila bambini in meno? I dati sono stato resi noti da Istat ieri. Nel 2016 sono nati 473.438 bambini, oltre 12mila in meno dell’anno precedente. A diminuire sono soprattutto i primi figli, passati dai 283.922 del 2008 ai 227.412 del 2016. In percentuali significa un calo del 20 per cento. Un calo maggiore rispetto al calo dei figli secondi, terzi ecc, che sono ad un meno 16 per cento. Unica notizia leggermente positiva è la ripresa dei matrimoni, che erano in continuo calo. Quindi come ha spiegato il comunicato di Istat «ci si può quindi attendere nel breve periodo un ridimensionamento del calo delle nascite dovuto al recupero dei matrimoni». Infatti secondo i dati provvisori riferiti al periodo gennaio-giugno 2017, i nati sono solo 1.500 in meno rispetto allo stesso semestre del 2016. Si tratta della diminuzione più contenuta dal 2008.

 

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L’assegno di natalità Inps. Ma torniamo alla domanda: cosa si può fare per invertire questa che in prospettiva diventerà un disastroso spopolamento del Paese? Ebbene, dopo anni passati a tergiversare mentre tutta l’Europa metteva a punto provvedimenti sostanziali per sostenere le famiglie, il legislatore italiano ha saputo partorire una sola: il famoso bonus bebé. Parlare al singolare in realtà è scorretto perché in realtà di bonus bebè ce n’è stata una raffica, uno diverso dall’altro. Come spiega l’Inps sul suo sito (è l’Inps che è chiamata a erogare il contributo), «l’assegno di natalità (anche detto “Bonus bebè”) è un assegno mensile destinato alle famiglie con un figlio nato, adottato o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 e con un Isee non superiore a 25mila euro. L’assegno è annuale e viene corrisposto ogni mese fino al terzo anno di vita del bambino o al terzo anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottato».

Come funziona e come funzionerà. La manovra in discussione ora la Parlamento dovrebbe approvare la proroga del bonus anche per il 2018: in totale sono 960 euro annui sino al terzo anno di età del bambino (160 euro, pari a 1920 euro l’anno per i redditi sotto i 7mila euro). Sin qui tutto bene. Peccato che dal 2019 in poi invece che incrementare la cifra o allargare il campo dei destinatari (cioè salire di Isee), si proceda come i gamberi. Il bonus viene stabilizzato, nel senso che non sarà messo in discussione ad ogni legge di Stabilità, ma viene dimezzato: ridotto a 480 euro annui (40 euro al mese) dal 2019 almeno fino al 2020, mantenendo l’assegno a 960 euro annui per le sole mensilità del 2018. Non solo: l’agevolazione spetterà soltanto fino al compimento del primo anno di età del neonato e del bambino adottato e non più fino all’età di tre anni.

 

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Gli altri bonus. Ci sono poi altri bonus, come quello Mamma Domani, che è un assegno di 800 euro che dal 7 maggio è richiedibile dalle future mamme, e che è stato riconfermato anche per il 2018. E poi c’è il bonus asilo nido di mille euro (sempre vincolati ai parametri Isee).

Serve davvero? Ma con i bonus si può pensare di combattere la denatalità?  No, perché il bonus è una misura per sua natura non strutturale. È qualcosa che cambia a seconda dei conti dello stato. È insomma una simpatica e un po’ patetica regalia con cui la politica pensa di salvare la faccia e magari di guadagnare qualche voto.

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