Dopo la riunione

Le sei ragioni per cui il Cda di Ubi ha risposto con un secco "no" all'offerta di Intesa

Con un comunicato approvato all'unanimità, l'istituto bergamasco-bresciano ha ritenuto «non congruo, da un punto di vista finanziario, il corrispettivo unitario che sarebbe corrisposto dall’Offerente a fronte di ciascuna azione dell'Emittente»

Le sei ragioni per cui il Cda di Ubi ha risposto con un secco "no" all'offerta di Intesa
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Non che sia una novità, ma per la prima volta il Cda di Ubi Banca mette, nero su bianco e con un documento ufficiale, il proprio secco "no" all'offerta avanzata da Intesa, che comunque punta a conquistare gli azionisti sul mercato per portare a termine l'importante acquisizione.

«Offerta non congrua». L'Offerta pubblica di scambio (Ops) apre lunedì 6 luglio e il messaggio del Cda dell'istituto bergamasco-bresciano al mercato è molto chiaro: il comunicato (approvato all'unanimità) spiega come sia «ritenuto non congruo, da un punto di vista finanziario, il corrispettivo unitario che sarebbe corrisposto dall’Offerente agli azionisti di Ubi Banca a fronte di ciascuna azione dell'Emittente portata in adesione all'offerta, pari a 1,7 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo». Il Cda, inoltre, «ritiene che l'Offerta non sia conveniente per gli azionisti di Ubi Banca e che il corrispettivo dell'offerta non sia congruo sotto il profilo finanziario».

L'ad di Ubi banca, Victor Massiah

Le ragioni del "no" in sei punti. Una posizione certo non nuova, rimarcata più volte dall'ad Massiah e resa più forte dai due pareri (tecnicamente "fairness opinion") espressi dai due consulenti finanziari dello stesso Cda, ovvero Credit Suisse e Goldman Sachs, che in due documenti hanno definito «inadeguata dal punto di vista finanziario» l’offerta del gruppo di Ca' de Sass. In un documento corposo (circa cento pagine), Ubi spiega le ragioni del rifiuto con sei punti, che Il Sole 24 Ore ha ben estrapolato:

  1. Non è previsto un corrispettivo per cassa, e ciò «pone a carico degli azionisti di Ubi «i rischi connessi al raggiungimento degli obiettivi strategici» definiti da Intesa. Il concambio «non remunera adeguatamente tali rischi» e, inoltre, comporta «un'allocazione del valore e delle sinergie molto più favorevole agli attuali azionisti di Intesa».
  2. Il corrispettivo «non riflette» il reale valore di Ubi e penalizza gli azionisti di Ubi rispetto a quelli Intesa.
  3. L’azione Ubi presenta «elevate potenzialità di crescita di valore», alla luce del piano industriale, della «sua solidità patrimoniale» e della «sua posizione di player di rilievo in grado di rivestire un ruolo chiave nel processo di consolidamento nel contesto bancario del Paese».
  4. La possibilità che Intesa raggiunga i suoi obiettivi «è incerta», viste «le incertezze circa il perfezionamento della fusione e dell'operazione di cessione del Ramo Bancario a Bper e dei rami assicurativi a UnipolSai».
  5. Gli azionisti di Ubi che non dovessero aderire all'Ops «sarebbero comunque tutelati dai presidi previsti dalla normativa».
  6. L'Offerta di Intesa si inserisce in un «più ampio disegno strategico, volto a rafforzare la posizione di Intesa» in Italia attraverso «l’eliminazione di un concorrente, senza in realtà modificare il posizionamento europeo di Intesa». Dunque, l’Ops è controproducente anche per gli stakeholder di Ubi in quanto consentirebbe a Intesa di «creare una posizione di leadership dominante in Italia, anomala tra i grandi Paesi europei e potenzialmente dannosa per il tessuto economico e sociale dei territori in cui opera UBI Banca».

Messina: «Ops rivolta agli azionisti». La reazione dell'ad di Intesa, Carlo Messina, al comunicato di Ubi è stata molto pacata: «Come previsto, il Cda di Ubi ha reso note le ragioni per cui non ritiene conveniente per gli azionisti aderire all'offerta di Intesa Sanpaolo. Fermo restando il massimo rispetto per il consiglio di amministrazione e il management di Ubi, confermo che la nostra attenzione è rivolta agli azionisti di Ubi».

L'ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina

Ubi aggiorna il piano industriali al 2022. Infine, va detto che nel corso del Cda, Ubi ha anche aggiornato il piano industriale al 2022, quello che era stato approvato lo scorso 17 febbraio, proprio poco prima che Intesa rendesse nota la propria offerta di acquisizione. L'aggiornamento si è ovviamente reso necessario in seguito all'arrivo della pandemia e che prevede un "calo" dell'utile previsto al 2022 a quota 562 milioni rispetto agli iniziali 665. Tuttavia, spiega ancora Il Sole 24 ore, complice l’ammorbidimento sotto il profilo regolamentare concesso da Bce, la banca conta di ampliare il cuscinetto di utili da distribuire agli azionisti.

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