Cronaca
Kaj Leo Johannesen vs Aksel Johannesen

Le strane elezioni delle Far Øer La caccia alle balene non si discute

Le strane elezioni delle Far Øer La caccia alle balene non si discute
Cronaca 02 Settembre 2015 ore 10:20

Due candidati con lo stesso nome e che rischiano di governare assieme l'arcipelago: Kaj Leo e Aksel Johannesen sono i rivali della tornata elettorale di oggi nelle Far Øer, antico dominion danese dove Madre Natura ha dato il meglio di sé in termini di bellezze paesaggistiche e su cui l'opinione pubblica internazionale si è focalizzata dopo la diffusione delle immagini riguardanti la mattanza delle balene. L'antefatto è il voto di sfiducia del parlamento al premier conservatore Johannesen (Kaj Leo), accusato di aver mentito sui costi per la costruzione di un tunnel fra due delle tante isole che compongono la regione. Le elezioni sono cosí state anticipate di circa due mesi rispetto alla data prevista e, nonostante le dimensioni ristrette delle Far Øer, i temi sono di portata internazionale.

 

 

Balene. Se n'è parlato all'estero, molto meno nelle isole. La mattanza delle balene, denominata Grindadráp, è in parte una tradizione secolare, alla quale interviene in sua difesa l'intero arco costituzionale feringio, ma caratterizza anche una grossa parte dell'economia locale, la quale, potendo disporre di una politica marittima indipendente da Strasburgo (le isole, al contrario della Danimarca, non fanno parte dell'Unione Europea), non è soggetta alle direttive sulla pesca. Punto fondamentale su cui la politica dell'arcipelago cerca di fare leva è il vantaggio economico derivante dalle sanzioni alla Russia: con i mari "di Mosca" sbarrati, la pesca feringia diventa uno dei punti più accessibili in Europa per i commercianti del settore. Ma di cosa si parla, quindi, se il motivo per cui le Far Øer sono finite sulla mappa mondiale non smuove più di tanto la politica locale?

 

 

Indipendenza. Un tema classico non solo per le Far Øer, ma un po' per tutte le regioni autonome in Europa, è quello dell'indipendenza. Detto questo, le quotazioni per una Torshavn indipendente sono sempre più in calo: il motivo principale è l'opposizione del Partito Socialdemocratico guidato, ebbene si, da Johannesen (Aksel) che non ritiene economicamente sostenibile staccarsi da Copenhagen, ma anche il suo omologo (e omonimo) Kaj Leo, che delle Far Øer è stato una bandiera a livello calcistico (portiere della nazionale nello scorso decennio), non porta avanti questo tema, sostenuto invece dal Partito Popolare (attualmente al governo assieme agli unionisti conservatori) e da altre formazioni minori di centro-destra.

 

 

Donne e diritti civili. Le Far Øer sono, fra i Paesi e le autonomie del Nord Europa, la regione più tradizionalista. Lo sono professionalmente, dove gli uomini svolgono attività di pesca e artigianato e le donne sono più dedicate ai servizi e alle professioni intellettuali. Questo, però, ha portato ad una migrazione femminile verso il "continente danese" per poter proseguire gli studi e trovare maggiori possibilità di impiego. Con il risultato che per ogni donna nell'isola sono presenti 1,15 uomini: una proporzione davvero consistente, se si pensa che in Danimarca la differenza è di 0.01 e nell'Unione Europea il bilancio è pari. Un arcipelago destinato alla progressiva depopolazione, alla quale il prossimo governo sarà chiamato a reagire creando posti di lavoro adatti alle competenze che le donne feringie acquisiscono in Danimarca. Altro tema scottante sono i diritti delle coppie omosessuali: anche qui, al contrario dell'intero Nord Europa, la legislazione non prevede nè coppie di fatto, nè matrimoni per persone dello stesso sesso. I Socialdemocratici si schierano a favore ed il premier uscente non si è espresso in merito per non incrinare i rapporti con gli altri partiti conservatori contrari a modificare la legge.

 

 

Rifugiati. Il tema dei migranti, così presente nella vita quotidiana di tutta Europa, è praticamente assente nell'agenda delle Far Øer. Non si dia però per scontato che rimanga il silenzio sui richiedenti asilo: la Danimarca ha diminuito il contributo ai rifugiati ed è intenzionato a porre un tetto (in controtendenza con i vicini svedesi), mentre l'arcipelago, sempre a causa della sua indipendenza da Strasburgo, non deve fare i conti con il tanto discusso trattato di Dublino e non si è esposto in materia. Le cose potrebbero cambiare sulla falsariga di quanto sta avvenendo in Islanda, dove oltre 11mila persone hanno chiesto al governo, tramite i social-media, di intervenire garantendo asilo politico a chi ne farà richiesta: sia l'Islanda che le Far Øer, in quanto non aderenti all'UE, sono pressoché prive di popolazione straniera. Come andrà a finire? I sondaggi indicano i partiti conservatori in vantaggio, ma senza la possibilità di costituire una maggioranza, perché il sistema proporzionale puro permetterebbe ad Aksel Johannesen di figurare come primo partito. In attesa dei risultati, si profila all'orizzonte una soluzione all'italiana. Chissà come si dice, in feringio, "Governo di larghe intese"...

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