E la Clinton? E Ted Cruz?

Considerazioni sui candidati Usa dopo i risultati in New Hampshire

Considerazioni sui candidati Usa dopo i risultati in New Hampshire
Cronaca 10 Febbraio 2016 ore 15:13

Dopo quella dell’Iowa è passata anche la notte del New Hampshire, che, al contrario della prima, almeno dal punto di vista dei risultati, non ha sbalordito il mondo con impreviste percentuali: fra i repubblicani ha trionfato Donald Trump, mentre fra i democratici Bernie Sanders ha staccato di più di 20 punti Hillary Clinton. Ovvero, tutto come previsto dai sondaggi. Qualche parola, però, più che sui vincitori va spesa sugli sconfitti, che già dal prossimo turno in South Carolina dovranno invertire bruscamente la rotta che questi primi vagiti delle primarie 2016 sembrano aver intrapreso.

 

 

I risultati del New Hampshire: fra i repubblicani… Fra i candidati del Gop, come detto, l’ha spuntata Trump, che in New Hampshire era certo di trovare una delle sue più fedeli roccaforti, e il 34,5 percento dei consensi ottenuti ne hanno confermato le aspettative. Parecchio indietro, al secondo posto, si è piazzato il sorprendente John Kasich, governatore dell’Ohio capace di portarsi a casa il 16,4 percento dei voti: molto probabilmente, però, i suoi giorni di gloria sono terminati questa notte, dal momento che la sua campagna elettorale degli scorsi mesi si è sviluppata fondamentalmente proprio in New Hampshire, e il buon John non ha né le risorse né l’organizzazione per poter pensare di essere competitivo altrove, a parte forse il suo Ohio. Peccato, il suo moderatismo poteva essere una voce interessante nel gran turbinio di urla che è questa corsa alla leadership repubblicana.      

 

 

L’uomo della notte dell’Iowa invece, Ted Cruz, si è dovuto accontentare del terzo posto e di uno striminzo 11,5 percento: ma giocava maledettamente fuori casa, bisogna concederglielo. Quarta piazza per Jeb, il cui 11,3 percento non corrisponde nemmeno lontanamente alla quantità di risorse e di tempo investiti in New Hampshire negli scorsi mesi: la campagna elettorale dell’ultimo dei Bush assume sempre più tinte a dir poco disastrose. Male, anzi malissimo Marco Rubio, che dopo il tragico confronto televisivo di sabato sera con gli altri contender ci si aspettava che non potesse sperare granché dall’elettorato del NH, ma il 10,5 percento ottenuto è una bastonata dolorosissima sulle velleità da Casa Bianca del giovane prodigio della Florida. Poco da segnalare fra le briciole percentuali rimanenti, eccezion fatta per il 7,6 percento del governatore del New Jersey Chris Christie, e a suo tempo spiegheremo il perché.        

 

 

… e fra i democratici. Sul versante dem della corrida sono ancora allori e glorificazioni per Bernie Sanders, che dopo aver accarezzato il sogno di primeggiare in Iowa ha impartito una sonora lezione ad Hillary in NH, conquistando il 59,9 percento dei voti e lasciando solo 38,5 alla rivale. La vittoria del vecchio newyorchese trapiantato nel Vermont era data pressoché per certa, ma le dimensioni del trionfo sono davvero impressionanti. E ad aggravare la situazione della ex first lady, inoltre, ci sono le dichiarazioni sempre più improntate verso una candidatura indipendente alla Casa Bianca di Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, che, qualora dovesse effettivamente decidere di scendere in campo, troverebbe nei ranghi proprio di Hillary il bacino in cui far caccia grossa di voti e consensi: è la bilancia dell’establishmentm, bellezza, che di piatti ne ha solamente uno e si concede solo a chi pesa di più.

 

 

Alcune considerazioni: il dualismo del Gop… Fra i repubblicani, è un’altalena continua: il fenomeno Trump sembrava cominciare a sbiadirsi dopo l’Iowa, ma si è ripreso i suoi colori più vivaci questa notte nel New Hampshire, lasciando apertissimo l’interrogativo rispetto a dove potrà arrivare un uomo che sfiora il delirio quando parla in pubblico (anche ieri, in coda ai risultati, si è abbandonato a statistiche tutte sue per le quali, ad esempio, la disoccupazione reale negli Usa sarebbe del 42 percento…), che però piace a quella fetta di popolo americano che fino all’altro ieri non interessato alla politica. È lo straordinario potere del populismo, reazionario e volatile per natura, la cui data di scadenza chissà Donald quanto ancora riuscirà a posporre. Dietro di lui Ted Cruz sapeva di andare incontro al poco o nulla in New Hampshire, e per questo la sua battuta d’arresto dopo la vittoria in Iowa non fa troppo rumore: se ne riparlerà in South Carolina. Fra Cruz e Trump, alla fine dei conti, sembra che potrà spuntarla chi riuscirà ad essere più radicale: nel conservatorismo il primo, nel fascino dell’assurdo il secondo.

 

 

La competizione finale, d’altra parte, pare sarà riservata solo a loro due, dopo il naufragio di Marco Rubio di questa notte, che ha mostrato come il viso pulito della Florida non sia ancora pronto per reggere i fuochi incrociati e continui della corsa alla Casa Bianca (si è persino fatto rubare più del 7 percento dei consensi del NH da quel Chris Christie che nelle scorse settimane sembrava aver deciso di scendere in campo solo per dar fastidio e scarmigliarsi proprio con lui) e dopo che è emerso con chiarezza, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che il carisma travolgente del gene Bush si è fermato al cappello da cowboy di George W. Jeb, che, nonostante le molte risorse a disposizione, non è mai riuscito a scaldare i cuori nemmeno dei repubblicani più nostalgici. E c’è chi dice che il mandante di Christie al fine di massacrare Rubio sia stato proprio lui, per cercare di prendersi una parte dei suoi consensi. Missione miseramente fallita. L’America repubblicana, insomma, ha voglia di radicalità dopo gli anni dei miti McCain e Romney, e gente come Cruz e Trump, in questo senso, è oasi nel deserto.

 

 

… e la rincorsa invertita dei dem. Hillary Clinton si diceva avesse già in tasca la leadership dei democratici, che le primarie sarebbero state una formalità, utili più a capire quanto margine potesse avere la signora Clinton nel momento in cui le cose si sarebbero fatte serie, ovvero nel testa a testa con l’avversario repubblicano per la presidenza. Poi a un certo punto è saltato fuori Bernie Sanders, e c’era curiosità sul modo in cui questo anziano senatore che piace tanto ai più giovani avrebbe inseguito l’irraggiungibile rivale.

Oggi, dopo Iowa e New Hampshire, la situazione si è completamente capovolta, con l’ex first lady che deve trovare un modo per arginare l’imperiosa marcia di Bernie. Le parole della Clinton di questa notte, a risultati ormai confermati, sono state estremamente significative: ha parlato di necessità progressiste, di una riforma dell’educazione che non può più aspettare, ha attaccato i banchieri e la mancanza di controllo sui finanziamenti elettorali. Ha parlato, insomma, da candidata di sinistra, cosa che Sanders sta facendo in maniera mirabile già da diversi mesi. Hillary, dunque, intende spostarsi in questa direzione per cercare di fermare Bernie, il quale ha ora un importante asso nella manica: può essere lui a condurre il gioco, a vedere quanto la Clinton sia disposta a seguirlo in questo revival del più tipico pragmatismo socialista elevato da qualche massimalismo tipico dello storytelling che tanto piace alle generazioni americane più giovani. Potrebbe, però, essere ormai troppo tardi.

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