Foffo e Prato sono figli di buone famiglie

L’efferato omicidio di Luca Varani cioè la droga non è un fatto privato

L’efferato omicidio di Luca Varani cioè la droga non è un fatto privato
Cronaca 10 Marzo 2016 ore 03:00

Solo ora emergono tutti i dettagli e vanno oltre ogni possibile immaginazione. Ancora oggi, cinque giorni dal terribile assassinio, nel condominio di via Igino Giordani a Roma si sente odore di sangue, dice un inquirente. La fine del povero Luca Varani, 23 anni, obbedisce a qualcosa che sembra quasi ad un rito satanico, tale è la precisione del copione messo in atto per ucciderlo: il colpo alla gola per tagliare le corde vocali e impedirgli di gridare, le quindici ferite da armi da taglio sul corpo, inferte con lame diverse. E poi l’ultimo colpo al cuore, con un coltello a serramanico, spinto con una tale violenza che solo in sede di autopsia è stato possibile levarlo dal corpo di Luca. Una storia nata non per caso, ma per precisa premeditazione: i due responsabili Manuel Foffo e Marco Prato avevano pensato ad una serata “speciale” per venerdì 4 marzo scorso. Hanno cercato la vittima prima per strada, poi via sms cercando di far cadere nella trappola uno dei ragazzi che avevano intercettato nelle loro serata di cocaina e sesso. 23 sms, con una sola risposta, quella di Luca Varani.

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A qualche giorno di distanza, mentre emergono i dettagli di quella terrificante mattanza, ovviamente sorgono le domande. Come possono due ragazzi neanche trentenni arrivare a congegnare un copione di tale efferatezza? Questa è la domanda che inquieta tutti, perché non siamo di fronte a biografie borderline. Foffo e Prato sono figli di buone famiglie. In un certo senso sono due come tanti, senza segni particolari di devianza. E allora davanti ad un quadro come questo entra in gioco il vero fattore detonante: la droga. Non a caso gli inquirenti che con una certa facilità hanno fatto luce sulla dinamica del delitto, ora sono tutti concentrati su ciò che Manuel Foffo e Marco Prato avevano preso quella sera. L’obiettivo è rintracciare lo spacciatore che aveva venduto per 1500 euro la cocaina ai due. «Vogliamo capire se quella droga fosse tagliata con qualche sostanza particolare che ha scatenato tutta questa furia omicida», hanno spiegato gli inquirenti. E ovviamente c’è la paura che una sostanza simile sia stata venduta anche ad altri e quindi possa scatenare altre violenze irrazionali.

Le ammissioni di uno dei due, Manuel Foffo, lasciano capire che una volta arrivati nell’appartamento, erano completamente in balia degli effetti della cocaina, sulla quale avevano messo anche alcol. Oltretutto i due erano amici abbastanza occasionali, quindi non si può neanche pensare ad un copione messo a punto con demoniaca lucidità. Per questo il delitto del Collatino mette ancora una volta a tema lo spaccio e la quantità di sostanze fuori controllo che stanno invadendo il mercateo della droga in Italia. Settimana scorsa erano state sequestrate dosi di shaboo, smerciate in una delle piazze più frequentate della movida giovanile meneghina, le Colonne di San Lorenzo. Lo shaboo è una metanfetamina che dà immediata dipendenza e che scatena istinti violenti. Una sostanza “nuova” che alza ulteriormente l’asticella dei pericoli ingenerati dal consumo di stupefacenti.

Sono tutti fatti che suonano come degli allarmi: per troppo tempo si allentata l’attenzione sul tema delle droghe, con un libertarismo che suona un po’ come irresponsabilità. Si è pensato che la droga, finita l’emergenza eroina, sia un fatto di consumi privati. Non è così. L’impatto sociale è pesante. Le derive possibili sono drammatiche.

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