Il flusso non diminuisce

L’emergenza profughi in Slovenia (sì, l’esodo di massa continua)

L’emergenza profughi in Slovenia (sì, l’esodo di massa continua)
23 Ottobre 2015 ore 16:23

Da quando l’Ungheria ha sigillato le sue frontiere, il flusso dei migranti che percorrono la rotta balcanica – che dalla Grecia porta all’Europa occidentale – si è spostato in Croazia e in Slovenia. Il flusso di persone in arrivo dalla Turchia o dal Medio Oriente non sta diminuendo e solo negli ultimi giorni alle frontiere della Slovenia si sono ammassate oltre 47mila persone, un numero troppo alto di fronte alla dichiarata capacità di accoglienza massima di 2.500 persone, che ha messo in ginocchio la piccola Repubblica. La Slovenia è grande come la Puglia e abitata da due milioni di persone. Nelle ultime 24 ore sono entrati 12.600 profughi, una cifra ben più alta di quella registrata in Ungheria nei giorni di maggiore emergenza, quando il 23 settembre 10.046 migranti varcarono quei confini.

I valichi di confine. Solo nella mattinata di giovedì sono entrati in Slovenia 5.600 profughi, il 46% dei quali è composto da donne e bambini, ma ci sono anche molti anziani e disabili, che attendono in fila per ore di essere trasferiti nei campi di accoglienza. E a complicare la situazione ci sono il freddo e la pioggia. La maggior parte di loro è entrata da Rigonce, gli altri da Zavrc, anche se i valichi attraversati dal fiume umano di persone in fuga dalla guerra sono molti. A Dobova la gente attraversa il confine a piedi, passando per i campi nonostante la massiccia presenza della polizia. Per questo motivo si è pensato di allestire un campo profughi provvisorio, che fornisse cibo, acqua e coperte. A Brezice, invece, è stata sfiorata la tragedia dopo che un incendio è divampato nel campo profughi allestito per accogliere i migranti. Le fiamme hanno distrutto la metà delle 46 tende presenti nell’accampamento, senza provocare vittime.

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Le critiche della stampa al premier. Secondo alcuni media locali le fiamme sarebbero state appiccate dagli stessi profughi in segno di protesta contro le lunghe attese per attraversare il confine. E sempre la stampa locale accusa il premier sloveno Miroslav Cerar di incapacità nella gestione della situazione. Stando a quanto afferma il settimanale Demokracija il premier non sarebbe in grado di “pensare strategicamente”: lo dimostrerebbe il fatto che sono state predisposte misure solo a pochi giorni dall’esplosione della crisi, mentre questa avrebbe potuto essere affrontata già dalla prima ondata di flussi migratori nel mese di settembre, dopo la chiusura dei confini ungheresi.

Le polemiche di confine. Quasi immediatamente, insieme all’emergenza migranti, è scattata anche la polemica con la vicina Croazia. La polizia slovena, infatti, afferma di non essere stata informata dai colleghi croati sull’arrivo di un flusso così massiccio di profughi, impedendo così l’organizzazione di una rete di accoglienza adatta. Il maltempo, con freddo, pioggia e fango, ha complicato le cose. Dopo che Budapest ha deciso di chiudere i confini rifiutando l’ingresso di profughi, Slovenia e Croazia (dove sono arrivati 217 mila profughi da metà settembre) sono i due Paesi maggiormente interessati dall’esodo e Lubiana ha deciso di dare maggiori poteri all’esercito per gestire l’emergenza. Una misura che prevede l’attribuzione ai militari delle funzioni di polizia, per un periodo massimo di tre mesi prorogabili e solo in situazioni eccezionali. All’esercito, schierato con 400 uomini al confine con la Croazia, è stato dato anche il potere di “avvisare, dirigere e temporaneamente limitare la libertà di movimento” delle persone.

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Richiesta di aiuto all’UE. Per gestire l’emergenza, la Slovenia ha chiesto l’aiuto dell’Unione Europea, e lo ha fatto tramite il suo ministro degli Interni, Vesna Györkös Žnidarha, la quale ha fatto sapere che il suo Paese spende 770.000 euro al giorno per l’assistenza ai rifugiati, e ci si aspetta di dover spendere circa 140 milioni di euro nei prossimi sei mesi. Già molti Paesi, tra cui Austria, Germania, Italia e il Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) hanno promesso un sostegno economico alla Slovenia. La richiesta fatta dal ministro degli Esteri non è passata inosservata a Bruxelles, dato che il commissario europeo agli affari interni e all’immigrazione Dimitris Avramopoulos, visitando Lubiana, ha assicurato che il Paese non sarà lasciato solo.

Ipotesi muro. Di pari passo con l’inarrestabile flusso migratorio in Slovenia si fa strada l’ipotesi di costruzione di un muro per anti-migranti al confine croato. La misura è stata ventilata dal premier sloveno quasi come un ricatto nei confronti dell’Unione Europea: «Continuiamo a sperare che ci sia una soluzione europea – ha spiegato Cerar riferendosi al vertice convocato per il 25 ottobre a Bruxelles dal presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker – ma se perdiamo la speranza a questo livello, se domenica non otteniamo qualcosa di sufficiente, allora tutto sarà possibile, perché siamo stati lasciati soli».

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