Proposto il Nobel per i suoi cittadini

Lesbo, non c’è più spazio per i morti Pure il cimitero, ora, è troppo pieno

Lesbo, non c’è più spazio per i morti Pure il cimitero, ora, è troppo pieno
23 Novembre 2015 ore 13:15

L’isola greca di Lesbo, la stessa che ha dato i natali alla poetessa Saffo, si trova a venti chilometri dalla costa turca. Non è difficile capire perché sia diventata la porta d’Europa privilegiata dai migranti. Gli sbarchi hanno sorpassato quelli in Italia: se nei primi dieci mesi del 2015 sono arrivati nel nostro Paese circa 150mila persone, nello stesso periodo la Grecia ne ha contati più di mezzo milione. Più di 250mila hanno toccato terra proprio a Lesbo.

A Lesbo non c’è spazio per i morti. L’isola non gode di infrastrutture adatte all’accoglienza di un numero così alto di migranti, tra cui molti sono donne e bambini. È piccola e povera, come la maggior parte della Grecia (purtroppo). Inoltre, la ridotta estensione della sua superficie pone un problema non di poco conto, e cioè quello delle sepolture. Non c’è più spazio (nemmeno) per i morti. Nektari Stamouli, una giornalista del Wall Street Journal, è stata la prima a lanciare l’allarme. Nel corso del 2015, il cimitero di Lesbo ha accolto 101 migranti e 103 abitanti autoctoni, a fronte di una popolazione di 85mila persone. Fino a pochi giorni fa rimanevano solo due spazi vuoti, e sono stati usati per dare sepoltura a bambini siriani. Per ora, i corpi senza vita di chi ha cercato di fuggire dal Medio Oriente si trovano all’obitorio di Mitilene, la città più grande dell’isola, ma si tratta di una soluzione precaria, ovviamente. Il container refrigerante donato da un cittadino britannico è vicino al limite della sua capienza.

 

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Una situazione problematica. Il sindaco di Mitilene, Spyros Galinos, ha detto che «la situazione è molto difficile, ma stiamo facendo il possibile. La maggior parte dei migranti è molto tranquilla e rispettosa nonostante quello che ha passato». Galinos ha dovuto affrontare l’emergenza facendo di necessità virtù, nonostante qualche sua misura abbia suscitato il malcontento della popolazione. Le famiglie locali, infatti, affittano porzioni di terreno del cimitero riservandoseli ante mortem. Le persone più abbienti cercano le zone “migliori”. Tuttavia, in una di queste aree “privilegiate”, il sindaco ha disposto che venissero sepolti cinque migranti. Il custode del cimitero, Christos Mavrakidis, ha scosso la testa: una decisione simile potrebbe provocare una reazione seria da parte degli abitanti della città. Galinos, tuttavia, non aveva scelta. I cimiteri delle città vicine hanno lo stesso problema di quello di Mitilene e ingrandire il camposanto locale, usando il terreno dell’ospedale, richiederebbe tempi molto lunghi, a causa delle pratiche burocratiche. Rimpatriare le salme, inoltre, è un’operazione molto costosa e le famiglie dei migranti non hanno certo a loro disposizione cinquemila euro. Presto Galinos dovrà seppellire i morti al di fuori delle aree consentite, violando la legge.

 

 

Un Nobel per Lesbo. Nonostante disagi e problemi organizzativi, gli abitanti di Lesbo hanno dispiegato un massiccio apparato di solidarietà e impegno, nell’accogliere i nuovi arrivati. Ogni settimana offrono rifugio, cibo, coperte e abiti puliti. Qualcuno fa i turni di notte, con le lampade, per segnalare ai gommoni in avvicinamento la presenza di rocce e scogli nascosti. Le anziane dell’isola, invece, si sono messe d’accordo per accudire i bambini. Mentre le famiglie sono impegnate nel processo di registrazione, loro danno un occhio ai più piccoli, li nutrono col biberon, cantano ninne-nanne. Fanno così anche col figlio di una donna siriana di nome Doha, incontrata da Farah Kamini, capo esecutivo di Oxfam.

È per un’ottima ragione, dunque, che attualmente sta circolando una petizione per chiedere l’assegnazione del premio Nobel per la pace agli abitanti dell’isola di Lesbo. Un modo ufficiale, e prestigioso, per riconoscere l’impegno di chi affronta l’emergenza, giorno dopo giorno.  

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