I motivi della tragedia

L’inchiesta del New York Times sul crollo del ponte Morandi

L’inchiesta del New York Times sul crollo del ponte Morandi
Cronaca 12 Settembre 2018 ore 05:00

Le indagini sul tragico crollo del Ponte Morandi a Genova (avvenuto il 14 agosto e causa di ben 43 vittime), almeno dal punto di vista politico, sono ancora in alto mare. La commissione voluta dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, infatti, continua a perdere pezzi: in poche settimane ben tre membri hanno lasciato, per ultimo il dirigente del Ministero Bruno Santoro, che si è dimesso dopo aver appreso la notizia di essere stato inserito nella lista degli indagati. Intanto, però, c’è chi continua a raccontare quanto successo in quella tragica giornata. Lo ha fatto, in particolare, il New York Times, che ha realizzato un’approfondita inchiesta. L’articolo è stato firmato dai giornalisti James Glanz, Gaia Pianigiani, Jeremy White e Karthik Patanjali ed è stato pubblicato online anche in italiano. Gli autori dell’inchiesta hanno sentito decine di soccorritori, hanno parlato con investigatori e ingegneri e hanno visionato un video del crollo del ponte che non è ancora stato diffuso. Grazie a queste fonti, il giornale statunitense ha cercato di ricostruire le ragioni della tragedia (l’ipotesi è la stessa di molti esperti, ovvero che a causare tutto sia stato il cedimento degli stralli che reggevano il ponte), offrendo anche un terribile dipinto di quanto avvenuto quel 14 agosto. Vi riproponiamo un estratto dell’articolo e il link attraverso il quale proseguire la lettura.

 

[Foto di Nadia Shira Cohen per il New York Times]

 

GENOVA – In quella mattina d’estate di pioggia fitta, Davide Capello, un vigile del fuoco fuori servizio, era appena uscito dal tunnel sul ponte principale di Genova quando sentì un rumore basso e sordo intorno alla sua macchina. Non gli sembrava un tuono.

Il signor Capello, 33 anni, guardò in alto e vide un’enorme nuvola di polvere bianca alzarsi in mezzo alla nebbia e alla pioggia. Una macchina bianca, 20 o 30 metri davanti a lui, sembrò sparire nel vuoto. Frenò di scatto, ma il vuoto continuava ad avanzare verso di lui, mentre la strada crollava, pezzo per pezzo, come un precipizio affacciato sull’oblio.

In una frazione di secondo, anche la sua macchina precipitò, con il muso verso il basso, il parabrezza oscurato dalla polvere e blocchi di calcestruzzo che volavano tutto intorno. “Sono morto! Sono morto!” urlò d’istinto.

Era in caduta libera.

Il ponte che stava percorrendo, un viadotto progettato da Riccardo Morandi, è crollato quel giorno, il 14 agosto, uccidendo 43 persone e facendo precipitare da una cinquantina di metri decine di macchine nel letto del fiume, sui binari della ferrovia e sulle strade sottostanti.

Il crollo del ponte, un simbolo di questa città portuale, fonte di profondo orgoglio cittadino, e un’indispensabile via di collegamento quotidiana per migliaia di persone, ha ferito Genova e scatenato un rancoroso dibattito pubblico in Italia sulle responsabilità e le cause del disastro.

Sono domande ancora al vaglio degli inquirenti, del procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, e di un team composto da ingegneri, forze di polizia e funzionari del Ministero delle Infrastrutture.

The New York Times ha ricostruito l’accaduto basandosi su un elemento cruciale per le indagini, i video registrati dalle telecamere di sicurezza.

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