La ribellione in Messico

L’incredibile protesta all’Azteca al 43° minuto del secondo tempo

11 Dicembre 2014 ore 15:25

In Messico non si placano le polemiche intorno alla morte dei 43 studenti, scomparsi lo scorso 26 settembre a Iguala nello stato di Guerrero, uccisi e bruciati dal gruppo di narco “Guerreros Unidos” nella discarica di Colula, secondo la versione delle autorità statali. Durante l’importante sfida, valevole per i play-off del campionato messicano, tra i due club storici del Club America e dei Pumas, terminata 1-0 per i padroni di casa primi in classifica al termine della stagione regolare, al minuto 43 del secondo tempo i tifosi presenti allo stadio hanno voluto ricordare gli studenti scomparsi poco più di due mesi fa. Tutti i presenti, migliaia di persone, hanno contato assieme fino a 43 per poi urlare “justitia”: l’effetto della protesta è stato reso ancor più fragoroso dal fatto che l’impianto in cui si giocava la gara fosse l’Azteca di Città del Messico, struttura simbolo del paese che può contenere quasi 120 mila spettatori (114.465 posti), reso celebre da quella che è stata definita “la partita del secolo” ovvero la sfida tra Italia e Germania giocatasi il 17 giugno 1970 in occasione delle semifinali del Campionato del Mondo di Messico 1970.

 

https://www.youtube.com/watch?v=Q_YB9efYG_g

 

Proseguono dunque le forme di contestazione al Presidente Enrico Pena Nieto, accusato dai famigliari delle vittime di voler insabbiare una vicenda tutt’oggi non ancora chiarita, reprimendo spesso in maniera violenta le proteste che si verificano ormai di continuo. La popolarità del Capo di Stato messicano è giunta ai minimi storici negli ultimi due anni e rasenta il 40%. Circa un mese fa un gruppo di studenti fece irruzione nella sede del governo dello stato di Guerrero, dopo la conferma della morte degli studenti, frantumando vetri e scrivendo slogan quali “Vivi li hanno portati via e vivi li rivogliamo”. Il 20 novembre scorso, anniversario dello scoppio della Rivoluzione Messicana del 1910 contro Porfirio Diaz, a Città del Messico si sono succeduti scontri con poliziotti in tenuta anti-sommossa: spranghe, bastoni, fumogeni e lacrimogeni sono alcune delle armi della costante contesa. Anche in altre 100 città del mondo si sono registrate 237 azioni di appoggio alle contestazioni.

Nel frattempo i tre cortei guidati dai genitori degli studenti, che hanno ottenuto l’appoggio dell’Esercito di liberazione nazionale (Eznl), insorto nel 1994 in favore delle popolazioni indigene messicane, sono giunti nella capitale dello stato centroamericano per avere un serrato confronto con Pena Nieto perché, come affermato dal loro portavoce Josè Pepe Alcaraz, «non crediamo alla versione ufficiale, li rivogliamo vivi». In contemporanea migliaia di universitari distribuiscono volantini contro il governo all’ingresso dell’aeroporto internazionale Benito Juarez. Dopo l’ennesima dimostrazione dei genitori scesi nella piazza di Iguala, datata 3 dicembre, il 6 dicembre le autorità hanno ritrovato i resti di Alexander Mora Venancio, studente ventunenne che, secondo la testimonianza dei tre narcotrafficanti arrestati, è stato bruciato per 15 ore assieme ai 42 compagni nella discarica di Colula. Dopo il flash mob avvenuto alla Fiera Internazionale del libro di Guadalajara, svoltasi dal 29 novembre al 7 dicembre, che ha coinvolto migliaia di persone, mercoledì sera è risuonato il coro dell’Azteca.

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