Due uomini fortunati

L’incredibile storia di Matthew Ha vissuto Bataclan e 11 settembre

L’incredibile storia di Matthew Ha vissuto Bataclan e 11 settembre
24 Novembre 2015 ore 09:30

Da quel tragico 13 novembre, i media riportano le testimonianze di uomini e donne scampati ai terribili attentati di Parigi. Una pagina di storia orribile, che rimarrà per sempre segnata nella memoria di tutti noi e che le voci di queste persone rendono ancora più indelebile. Una volta ricostruiti i fatti, sono i volti e le voci tremanti di chi c’era, di chi ha vissuto in prima persona quelle ore di folle terrore a imprimere a fuoco nella memoria di chi invece seguiva impaurito le notizie arrivare da tv e siti quei terribili momenti.

L’incredibile storia di Matthew. Tra le tante storie, alcune riportate anche da noi di BergamoPost, ce n’è però una che spicca sulle altre. È quella di Matthew, americano di 36 anni che da due anni vive a Parigi insieme alla moglie e ai suoi due figli piccoli e che ha raccontato la sua incredibile storia al quotidiano francese Le Monde. Matthew, quella terribile sera del 13 novembre, si trovava al Bataclan per il concerto degli Eagles of Death Metal. Avrebbe dovuto accompagnarlo anche la moglie, ma poiché non era riuscita a trovare una babysitter per i figli, lei aveva deciso di restare a casa. Un vero colpo di fortuna. Ma mai pari a quello di suo marito, che oggi racconta come quello alla sala concerti francese sia il secondo attentato terroristico a cui scampa nella sua vita: l’11 settembre 2001, infatti, si trovava ai piedi del World Trade Center quando uno dei due aerei dirottati da uomini di Al Qaeda colpì la prima delle Torri Gemelle.

 

 

La terribile notte al Bataclan. Un miracolato, un uomo che dovrà ringraziare per tutta la vita la sua buona stella. Ma per Matthew i due attentati di cui è stato involontario protagonista non sono paragonabili: «Quello che ho visto al Bataclan è stato mille volte peggio». Gli Eagles of Death Metal stavano suonando, il 36enne si trovava tra la folla. Cantava e si dimenava, come tutti. Poi, all’improvviso, la prima sequenza di spari. Nel Bataclan scoppia il finimondo. Senza pensarci troppo, Matthew si è voltato verso l’uscita di sicurezza più vicina ed ha iniziato a correre. Un proiettile, però, l’ha colpito al polpaccio, stendendolo al suolo. Attorno a lui urla, terrore e morte. Tantissima morte. Coperto dai corpi di altre persone che son state meno fortunate di lui, Matthew racconta di come, mentre i terroristi ricaricavano le loro armi, strisciasse centimetro dopo centimetro verso la porta. Pochi secondo, ma che a lui paiono ancora oggi un’eternità. Poi finalmente riuscì ad allungare il braccio e, con tutta la forza che aveva in corpo, a gettarsi fuori dalla sala. Una volta uscito dal Bataclan, impaurito, scioccato e dolorante, s’è accasciato sul marciapiede. È lì che ha incontrato l’uomo che gli ha salvato la vita, Daniel Psenny.

Psenny è un giornalista di Le Monde che abita proprio di fronte al Bataclan. Le sue riprese, fatte con il cellulare dalla sua abitazione, delle persone che fuggivano impaurite dalla sala concerti (addirittura appendendosi ai cornicioni delle finestre poste ai piani più alti dell’edificio) mentre al suo interno risuonavano gli spari, sono diventate una delle testimonianze più crude dei fatti di Parigi, rilanciate dai media di tutto il mondo. Ma quando ha iniziato a vedere la gente ferita fuggire dalla sala concerti, Psenny ha abbandonato lo smartphone ed è sceso in strada per prestare soccorso. È a quel punto che ha incontrato Matthew: l’ha preso per le spalle e l’ha trascinato nell’antro della palazzina in cui abita. Ma mentre percorreva quei pochi metri, una pallottola vagante ha colpito al braccio Psenny. Feriti, tramortiti da ciò che stava accadendo a pochi metri da loro, il giornalista e Matthew hanno atteso i soccorsi, giunti poco dopo.

 

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Il ricordo dell’11 settembre. Pochi giorni dopo, nelle corsie dell’ospedale Geroges Pompidou, in cui sono stati ricoverati entrambi, gli occhi dei due protagonisti di questa storia si sono incontrati nuovamente. E Psenny, da buon giornalista, ha chiesto a Matthew se avesse voglia di raccontare a Le Monde la sua storia. È stata durante questa chiacchierata che l’americano ha detto di essere già scampato a un terribile attentato, quello dell’11 settembre. Stava andando alle Torri Gemelle per una riunione di lavoro e quando si trovava a un centinaio di metri dall’ingresso, è scoppiato l’inferno. Non si rese conto di nulla, ricorda solo che «ho attraversato tutta Manhattan di corsa». È sopravvissuto, ma non ha vissuto il terrore che ha invece provato all’interno del Bataclan il 13 novembre scorso.

L’italiano scampato all’Heysel e al Bataclan. La storia di Matthew è incredibile, ma non è l’unica. Anche Massimiliano Natalucci, 45enne di Senigallia, può dire di essere un miracolato. Della strage del Bataclan, ma anche dell’incredibile tragedia dell’Heysel, quando il 29 maggio 1985, nell’omonimo stadio, persero la vita ben 39 persone e ne rimasero ferite oltre 600, tutte presenti sugli spalti per assistere alla finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool. Allora Natalucci aveva 15 anni ed era un piccolo tifoso della Juve recatosi in Belgio per assistere al match della sua squadra del cuore insieme al padre e allo zio. Ne uscì indenne. 30 anni dopo, invece, il 13 novembre 2015, Natalucci era tra i 1500 spettatori del concerto al Bataclan. E lui ne è uscito vivo ancora una volta: un terrorista è stato per tutto il tempo a pochi metri da lui, ma fortunatamente non si è mai accorto che fosse ancora in vita. La storia di Natalucci è un’altra di quelle che hanno fatto il giro del mondo, tanto che anche il Guardian gli ha dedicato un articolo.

 

 

Matthew e Massimiliano, storie di vita in giorni di morte; storie di sopravvissuti a tragedie che resteranno per sempre indelebili, nei ricordi loro e nostri.

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