La storia

L’incubo della discoteca in fiamme Il racconto di Greta a Desenzano

L’incubo della discoteca in fiamme Il racconto di Greta a Desenzano
05 Marzo 2018 ore 11:09

Doveva essere un normalissimo sabato sera in discoteca, ma per la 33enne antegnatese Greta B. e i suoi amici la notte tra sabato 24 e domenica 25 febbraio si è trasformata in un vero e proprio incubo. La ragazza si trovava come tanti – circa 700 – all’interno della Disco Art di Desenzano del Garda, quando l’edificio ha preso fuoco e il fumo ha inondato il locale, intossicando almeno 17 clienti.

Il fumo nel locale. Poteva andare molto peggio, ma la giovane antegnatese se l’è cavata con un’intossicazione e due giorni di ospedale.  «È stato orribile, ci sentivamo come topi in trappola – ricorda la giovane, ancora scioccata – Mi trovavo con il mio compagno e altri amici al piano superiore del locale, avevamo prenotato un tavolo e stavamo festeggiando in attesa dello spettacolo che avrebbe animato la serata. Era da poco passata l’una quando dall’impianto di areazione ho visto un tubo da cui usciva del fumo, che si riversava nel locale. Inizialmente ho pensato fosse fumo artificiale, come quello usato sui palchi durante i concerti. Poi la coltre è diventata nera e densa e ho capito che qualcosa non andava. Era fumo da incendio. Purtroppo quando ho realizzato cosa stesse accadendo era troppo tardi: stavamo già respirando tutto quel fumo».

 

 

La fuga dal locale. «Non ho avuto il tempo di parlare al mio compagno – ha ricordato Greta – Ho preso le giacche dal divanetto e siamo andati verso la porta d’emergenza, che dava su una balconata senza ringhiera per due lati su quattro. Siamo usciti, ma ci siamo ritrovati nel buio più totale senza ossigeno, perché una volta aperta la via d’uscita, anche il fumo ha iniziato ad addensarsi in quella direzione. Eravamo come dei ratti che cercavano di respirare, ci accavallavamo l’uno sull’altro per cercare un po’ d’aria e respiravamo solo quando arrivava una folata di vento. È stato terribile: la gente urlava e diceva di raggiungere le scale, ma avevamo paura e siam rimasti bloccati. Le persone davanti a me avanzavano, quindi anch’io avanzavo, quelle dietro spingevano. Mi sono trovata alla ringhiera e quando c’è stata una folata ho visto la gente che si buttava dalla balconata, sarà stata alta circa quattro o cinque metri».

La fuga sul cornicione. «Quando mi son trovata alla ringhiera per me la scala era come se non esistesse, non sapevo neanche che ci fosse – ha ricordato Greta, che si è messa in salvo grazie alla propria inventiva – L’unica soluzione era scavalcare, ma avevo i tacchi – ha continuato – Ho avuto la prontezza di mollare tutto, slacciarmi i sandali e a piedi nudi ho scavalcato la ringhiera. Mi sono trovata su una tettoia in plexiglass. Lì, ho iniziato a riossigenarmi. Ho ripreso un po’ di lucidità e quindi ho guardato dove finiva il plexiglass per saltare giù». Un volo troppo alto e rischioso. «Girandomi a destra però ho visto che dalla tettoia partiva un cornicione in acciaio. L’ho percorso e son saltata giù dalla parte del locale dove c’erano dei tavolini e dei ragazzi che aiutavano gli altri a scendere».

L’arrivo dei soccorsi. Una volta fuori dal locale, Greta ha ritrovato il suo compagno e i suoi amici, con i quali è rimasta in attesa dei soccorsi: «L’allarme antincendio non ha suonato subito, non so perché – ha dichiarato – ha iniziato a suonare solo dopo due o tre minuti. Io e i miei amici eravamo sporchi di fuliggine, completamente anneriti. Siamo andati a cercare aiuto: avevo lasciato nel locale la borsetta con i documenti, il telefono e le chiavi dell’auto, per cui siamo rimasti al freddo, sotto la neve che scendeva. Le ambulanze ci hanno messo un po’ ad arrivare, poi hanno organizzato un punto di ritrovo e ci hanno fatto i primi controlli della pressione. A ciascuno assegnavano un ospedale di destinazione, qualcuno invece lo han trasportato in elisoccorso. Alle 4 sono arrivata finalmente alla casa di cura privata di Pedersoli a Peschiera del Garda insieme al mio ragazzo. Siamo rimasti lì tutta la notte per gli accertamenti necessari e ci hanno dimesso solo alle 16:30 di domenica».

«Nel cortile c’era sangue ovunque». È stata veramente un’avventura terribile quella passata da Greta, che rievocata a freddo fa ancora venire i brividi alla 33enne. «Se ripenso all’accaduto sono stata molto fortunata. Un mio amico è stato trattenuto perché aveva ancora difficoltà a respirare, molti si sono fatti male saltando dalla balconata. C’era molto sangue in giro nel cortile del locale, per cui direi che a me è andata di lusso. Ancora non so di preciso cosa sia successo e cosa abbia scatenato l’incendio in quella discoteca – ha ammesso –  Il tutto è durato pochi minuti, ma quando sei lì ti sembrano un’eternità, è stato terribile».

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