Un'ondata di gelo

L’inverno (quello vero) sta arrivando

L’inverno (quello vero) sta arrivando
23 Febbraio 2018 ore 03:30

Preparatevi, l’inverno, quello vero sta arrivando. Tra martedì e mercoledì prossimo sarà come stare al polo nord, con temperature che a Bergamo toccheranno i – 15 e che in montagna, come a Foppolo, arriveranno ai -24 gradi. Ormai tutte le previsioni sono unanimi nel annunciare un’ondata di gelo che dalle steppe russe si riverserà su tutt’Europa.

Tutta colpa dello Stratwarming. I tecnici lo spiegano come diretta conseguenza di uno Stratwarming, un flusso di calore partito dal basso verso la stratosfera polare avvenuto il 15 febbraio. Lo scenario dello Stratwarming prevede anticicloni che andranno rafforzandosi alle alte latitudini, attraverso un blocking sulla Groenlandia (un indice che esprime la frequenza di situazioni di alta pressione in area groenlandese). Da qui la pronta discesa di masse d’aria fredda. Lungo il bordo destro di questo anticiclone si alzeranno venti gelidi siberiani, i famigerati Buran (molte volte chiamato erroneamente Burian).

 

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Che cosa è il Buran? È un gelido vento nordorientale che durante il periodo invernale soffia sulle sterminate lande siberiane o le steppe kazake diretto verso gli Urali e le pianure sarmatiche. Raramente questo vento valica gli Urali arrivando così in Europa. Il termine deriva dalla lingua russa o ancora prima dal turco burağan, che significa “vento molto forte”. In effetti il Buran è un vento maligno che a fa crollare la temperatura (anche di 10°C in meno di 24 ore), e che spesso origina il fenomeno dello “scaccianeve”, quelle tormente di neve con mulinelli di fiocchi farinosi che limitano di molto la visibilità.

Il Buran ha origine come detto nelle sterminate pianure, steppe o altopiani tra la Siberia, il Kazakistan, la Mongolia e le altre ex Repubbliche Sovietiche dell’Asia centrale, a nord del mar Caspio. In queste zone durante il periodo invernale si registrano forti raffreddamenti della temperatira, provocati dalla riduzione del tempo di esposizione alla luce del sole e per la lontananza da specchi d’acqua che hanno una funzione mitigatoria. Questa situazione porta alla formazione di un gelido strato d’aria gelida e pesante dello spessore di pochi chilometri. Spingendosi verso Sud questo strato d’aria diventa instabile per via del riscaldamento dal basso così, al suo arrivo nell’Europa centrale e nel Mediterraneo, presenta tutte le caratteristiche di un’aria molto instabile.

 

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Gli altri casi nella storia. È raro che il Buran riesca ad arrivare in Italia. Dal punto di vista della casistica, gli episodi più intensi si sono registrati, sempre a febbraio nel 1929 e nel 1956, con gelate che hanno lasciato un segno nella memoria collettiva. Ma per stare al nostro millennio, ci sono due precedenti, meno freddi di quello che si annuncia per settimana prossima, nel febbraio del 2012 e nel gennaio dello scorso anno.

Per il 2018 le previsioni sono di un freddo di “portata storica” come si legge nei siti specializzati in meteorologia: per avere un paragone bisogna risalire al gennaio 1985. Quindi prepariamoci e pensiamo che passato il Buran, ci affacceremo finalmente sulla dolce primavera…

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