«L'Atalanta è più di una squadra di calcio»

Lo sfogo di un tifoso dopo Cagliari «Dea, dov’è finito il nostro Dna?»

Lo sfogo di un tifoso dopo Cagliari «Dea, dov’è finito il nostro Dna?»
20 Settembre 2016 ore 10:00

La partita di domenica a Cagliari non ci ha lasciato soltanto l’amaro in bocca, quel classico fastidioso sapore che rimane dopo una sconfitta. No, l’Atalanta vista al Sant’Elia ha piuttosto sconfortato i bergamaschi. Perché se c’è una cosa che la Dea ha sempre saputo fare e sempre farà è lottare. E invece domenica non è successo. I ragazzi mandati in campo da Gasperini sono parsi straniti, impauriti, confusi e vuoti. Male davanti, malissimo dietro e il nulla in mezzo. Sul banco degli imputati, naturalmente, c’è finito il tecnico di Grugliasco, perché, si sa, è sempre il mister a prendersi le colpe in questi casi. Ma non sempre è giusto così. Sicuramente Gasp ha le sue responsabilità, ma sono i giocatori che scendono in campo e, leggendo i commenti a caldo (ma pure quelli a freddo) degli atalantini si comprende che il malumore riguarda l’intero gruppo e non soltanto il tecnico.

In tal senso, è esplicativa una lettera che un tifoso, Luca, ci ha inviato in redazione e vogliamo condividere con voi lettori. Sono la parole di un tifoso che si è sentito per certi versi tradito dalla sua amata, la Dea. Quella di Luca non è una critica fine a se stessa, ma la richiesta di un tifoso a Gasperini e a tutta la squadra: perdere ci può anche stare, ma non così. E dunque fuori gli attributi, già a partire da mercoledì sera contro il Palermo. Perché la cosa bella del calcio è che, a differenza della vita, una seconda opportunità te la regala sempre. E pure una terza e una quarta. L’importante è far tesoro degli errori e ricordarsi che quella che si indossa è molto più di una semplice casacca.

 

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Inviterei a riflettere il popolo atalantino, popolo che ha sempre vissuto con sofferenza e con grande emozione la propria squadra, considerata una vera e propria fede (almeno per me lo è), una ragione di vita talvolta, la squadra della propria città, ragione di malessere dopo una sconfitta e di euforia dopo una vittoria.

L’Atalanta: qualcosa di più di una semplice squadra di calcio!

Subito dopo la partita di Cagliari, in presa alla rabbia ho voluto sfogare su un foglio i miei sentimenti e le mie emozioni dato che sono anni che vivo di Atalanta e amo questa maglia prima di questa città; quasi mai “euroscettico”, gufo, occasionale della domenica, che parla e pensa con la bocca dei giornali o di alcun altro.

Inviterei a riflettere i vari dirigenti del settore: 3-0 in una sfida salvezza che avrebbe dovuto minimo portare ad un pareggio, o magari una partita persa ma giocata con gli attributi… Cosa che proprio oggi non si è vista!

Il nostro dna è un altro, sudore corsa mai mollare. Dove era tutto questo?

A proposito di “euroscettici”, e ce ne sono parecchi nella nostra città, non mi soffermerei sull’aspetto tattico, ma una squadra che ha sempre avuto una quadratura, che seppur con sofferenza ha portato buoni risultati ultimamente, può giocare con il 352? Anzi, non parliamo di modulo: quando mai si è vista negli ultimi 10 anni l’Atalanta giocare con una difesa a 3? Al di fuori del bel calcio che tutti dicono esprima o abbia espresso il mister in questi anni, è possibile realmente continuare a subire una media di 2/3 gol a partita e sperare di segnarne sempre uno di più?

Va bene, si può dire che il rigore sbagliato da Paloschi abbia condizionato la partita, e su questo francamente non si transige, ma mi sembra che degli effettivi 11 schierati nelle prime 4 partite, siano sempre quei 2/3 a spuntare la sufficienza. Tolto Kessie, il vero fenomeno che tutti stiamo conoscendo e che sicuramente venderemo (spero non a gennaio), nella partita di Cagliari voi chi salvereste?

Zukanovic e Toloi non sembrano avere affinità con questo modulo, così come Masiello (lasciamo perdere l’invenzione, e ce ne vuole, di mettere Raimondi a Genova per marcare Muriel); forse Toloi i piedi per impostare li ha, ma Zukanovic non mi sembra il fiore all’occhiello di questo mercato, o meglio, non mi sembra il regista arretrato ideale da far giocare in una difesa a 3. Ma tralasciando anche questo aspetto mi chiedo: la dirigenza quando ha scelto l’allenatore ha pensato che avrebbe stravolto totalmente il pensiero della squadra?

Passare dal buon mister Reja che seppur non giocando un calcio champagne (14 punti in 13 partite da subentrato) portava qualche punticino in saccoccia, dopo 4 partite mi sembra che siano da rivedere parecchie cose perché di sicurezze mi pare di averne ben poche. Perché poi… Parliamoci chiaro, se il rigore di Kessie non fosse entrato contro il Torino staremmo parlando di 0 punti all’attivo e di una squadra alla deriva e sotto la classica gogna mediatica che attanaglia questa città, quasi mai con una critica costruttiva!

In conclusione, non voglio sentirmi dare dell'”anti Gasp”, ma mi sembra che questa stagione l’abbiamo iniziata in modo un po’ superficiale. Se prendi un allenatore del genere devi dargli in mano una squadra con le sue caratteristiche, per evitare che si ripeta la stagione del 2009-10!

Luca P.

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