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Lockdown e Decreto Ristori: ecco quanto prenderanno le attività bergamasche

La Cisl di Bergamo ha però sottolineato la necessità di far rientrare tra i soggetti destinatari dei contributi anche i sistemi aeroportuali

Lockdown e Decreto Ristori: ecco quanto prenderanno le attività bergamasche
19 Novembre 2020 ore 16:00

Grazie al Decreto Ristori, la provincia di Bergamo riceverà, per il momento, circa 16 milioni e 311 mila euro per sostenere le imprese colpite dalla serrata dovuta alla seconda ondata pandemica. In particolare, ne potranno beneficiare 3.5001 destinatari, per una media pro capite di 4.659 euro. Le cifre sono indicate in un documento pubblicato dai colleghi di PrimaLecco e reso noto da Gian Mario Fragomeli, deputato lecchese della Brianza e capogruppo Pd in Commissione Finanze alla Camera, che nei giorni scorsi aveva depositato un’interrogazione relativa all’erogazione dei fondi per le aziende in crisi. «In soli nove giorni – sottolinea Fragomeli -, sono stati già erogati più di 960 milioni di euro destinati ad un totale di oltre 200 mila aziende in difficoltà a causa della seconda ondata pandemica».

«Il buon esito del Decreto Rilancio – continua il parlamentare Dem – non è stato un episodio singolo e l’efficienza nella predisposizione dei bonifici del primo Decreto Ristori ne è la conferma. Per dare un’idea dei numeri, possiamo dire che oltre 726 milioni di euro sono andati a 154 mila tra bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie; 106 milioni sono stati destinati a 25 mila attività del settore dell’ospitalità e dell’alloggio; più di 13 milioni ai trasporti; quasi 10 milioni ai servizi di supporto alle imprese e circa 9 milioni ai servizi alla persona. Il tutto con un importo medio erogato pro capite pari a oltre 4 mila e cinquecento euro».

Critiche al decreto Ristori sono però state avanzate dalla Cisl di Bergamo, che in un comunicato ha sottolineato la necessità di far rientrare tra i soggetti destinatari dei contributi anche i sistemi aeroportuali. Il calo dei voli ha infatti praticamente azzerato il traffico di Orio al Serio, che fino a febbraio era il terzo aeroporto italiano per arrivi e partenze. «Dei circa 400 dipendenti diretti – si legge nella nota -, una grossa fetta è passata o si sta trovando alle prese con gli ammortizzatori sociali. Per non tacere di quanti alimentano tutto il perimetro occupazionale dello scalo e il suo indotto. Sicuramente, migliaia di lavoratori stanno soffrendo la crisi conseguente al lockdown».

«L’aeroporto di Orio al Serio rappresenta la provincia di Bergamo e per buona parte della Regione un’attività strategica imprescindibile – sottolinea il segretario generale della Cisl di Bergamo, Francesco Corna -. Con il calo del 70 per cento dei passeggeri e del 40 per cento delle merci servono i ristori economici per mantenere l’occupazione. Si sono già persi oltre 600 posti di lavoro con lo spostamento di DHL e della cooperativa di facchinaggio ad essa collegata. Il personale restante lavora 2 ore al giorno, a giorni alterni, le perdite economiche appianate con gli utili dell’anno precedente non possono coprire le perdite derivanti dal rallentamento della nuova ondata di pandemia».

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