Usato dall'industria alimentare

L’olio di palma fa bene o fa male? Il ministero della salute dice nì

L’olio di palma fa bene o fa male? Il ministero della salute dice nì
Cronaca 29 Febbraio 2016 ore 16:30

L’olio di palma non sarebbe peggiore, per la salute, di qualsiasi altro grasso saturo. Ovvero il suo consumo, se moderato e introdotto all’interno di una dieta varia, bilanciata e composta da un adeguato apporto di grassi polinsaturi, non aumenterebbe il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari in soggetti sani. Cioè normopeso, senza problemi di colesterolo alto e giovani. Sono queste, in sintesi, le conclusioni del rapporto stilato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) circa la richiesta del Ministero della Salute di esaminare le conseguenze sull’organismo derivanti dall’impiego di olio di palma in ambito alimentare.

 

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Meno sospetti e preoccupazioni sull’olio di palma? Forse. Chi di noi, andando al supermercato a fare la spesa non ha mai guardato sull’etichetta di un prodotto la presenza di olio di palma e in quali quantità? Davanti allo scaffale tornavano a mente le raccomandazioni di esperti e nutrizionisti di evitare il più possibile quell’olio, tanto diffuso in ambito alimentare-industriale, ma troppo ricco di grassi saturi: i più dannosi per la salute, del cuore in particolare. Infatti quest’olio è composto da oltre il 50 percento di grassi saturi, di cui la maggior parte di acido palmitico; dal 40 per cento di acidi grassi monoinsaturi, specie acido oleico, e solo dal 10 per cento da acidi grassi poliinsaturi (acido linoleico), i meno nocivi.

Oggi indagini autorevoli propenderebbero col dirci che le nostre preoccupazioni possono in parte ridimensionarsi, perché gli eventuali rischi che i grassi saturi possono apportare al cuore non sono dovuti o aumentati esclusivamente dall’olio di palma, bensì dalla sua componente unita a tutti gli altri grassi saturi che introiettiamo nella dieta fra alimenti non trasformati che li contengono naturalmente, come latte e derivati, uova e carne, più altri grassi saturi aggiunti. Ecco, sarebbe questo mix di grassi saturi raccolti attraverso più cibi a mandare in crisi il cuore. Infatti nel documento dell’ISS si leggerebbe che «non ci sono evidenze dirette nella letteratura scientifica che l’olio di palma, come fonte di acidi grassi saturi, abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono/poliinsaturi, quali, ad esempio, il burro».

Allora da cosa derivava la preoccupazione e perché ora può essere ridimensionata? La risposta è contenuta sempre in quel documento dell’ISS: «Il minor effetto di altri grassi vegetali, come ad esempio l’olio di girasole, nel modificare l’assetto lipidico (dei grassi) plasmatico è dovuto al minor apporto di acidi grassi saturi e al contemporaneo maggior apporto di polinsaturi». Insomma per non creare danni eccessivi al cuore bisognerebbe moderare e controbilanciare il consumo di questi grassi molto saturi (olio di palma ad esempio) con altrettanti grassi, se non addirittura maggiorati, polinsaturi.

 

Palm fruit on the tree, tropical plant for bio diesel production

 

C’è però una ulteriore precisazione da fare. Perché il Ministero dice anche che l’olio di palma, insieme agli altri grassi, non danneggerebbe più del dovuto il cuore di soggetti in condizioni di benessere generale, ciò che non hanno particolari problematiche in atto che incidono di per sé sul cuore come colesterolo alto, ad esempio, o il sovrappeso e obesità. Mentre più esposti ai possibili effetti dei grassi, e dunque anche a quelli dell’olio di palma, sarebbero proprio coloro che combattono con problemi di peso, che hanno la pressione alta o elevate concentrazioni di lipidi nel sangue, malattie cardiovascolari esistenti o pregresse, anziani e bambini. A questi, più che a qualunque altro soggetto, il consumo di grassi saturi in eccesso è fortemente sconsigliato.

Altra questione: i consumi differenziati. Gli organismi sanitari nazionali e internazionali più autorevoli raccomandano che i consumi giornalieri di acidi grassi saturi non superino il 10 per cento delle calorie totali. In Italia, secondo un raffronto con il consumo di grassi riferiti agli anni 2005-2006 gli ultimi disponibili, si potrebbe ipotizzare un introito di grassi saturi pari a circa 27 grammi al giorno nell’adulto, di cui tra i 2,5 e i 4,7 grammi di olio di palma e nei bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni, di 4-27 grammi quotidiani con un contributo di saturi da olio di palma tra i 4,4- 7,7 grammi. Dati che portano a dire che il consumo totale di acidi grassi saturi fra gli adulti italiani supererebbe la soglia raccomandata con una percentuale poco superiore all’’11 per cento contro il 10 per cento, necessario invece per una azione di prevenzione. Non va meglio nei bambini, perché la percentuale di grassi saturi fra i piccoli tra i 3 e i 10 anni oltrepasserebbe le soglie caloriche totali giornaliere, seppure per questa fascia di popolazione va detto che l’apporto di grassi varia e deve variare a seconda delle necessità fisiologiche di un organismo in crescita, che sono diverse nel neonato o nei primi anni di vita.

 

olio_palma_commercia_legislazione_europea

 

In conclusione, che cosa dobbiamo fare per preservare il cuore in salute e senza il peso dei ‘grassi’? L’Istituto Superiore di Sanità è molto chiaro al riguardo e scrive «nel contesto di un regime dietetico vario e bilanciato, comprendente alimenti naturalmente contenenti acidi grassi saturi quali carne, latticini, uova, occorre ribadire la necessità di contenere il consumo di alimenti apportatori di elevate quantità di grassi saturi». Olio di palma compreso.

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