La tragedia al Liceo Lussana

La lettera (umile) del preside

La lettera (umile) del preside
Cronaca 25 Settembre 2014 ore 18:15

In seguito alla vicenda del ragazzo che il primo giorno di scuola ha scelto di togliersi la vita lanciandosi dal quarto piano dell’istituto, il dirigente scolastico del “Lussana”, Gualtiero Beolchi, ha scritto una lettera indirizzata “a tutte le componenti della scuola”, pubblicata venerdì 19 settembre sul sito del liceo. La riproponiamo oggi perché, al di là di ogni retorica, aiuta a capire sia le ragioni del silenzio sia l’inadeguatezza di ogni nostri giudizio rispetto alla drammaticità di ciò che talvolta accade.

La nostra comunità scolastica è stata colpita all’inizio di quest’anno, proprio nei suoi primi attimi, da un evento drammatico che ha toccato la sensibilità di ognuno di noi e continua a segnare la nostra coscienza.

Sento l’esigenza di rivolgermi un momento a tutti voi che iniziate il percorso di quest’anno sotto il peso di questa sofferenza e di questa inquietudine.

Non abbiamo gli strumenti, soprattutto adesso, per provare a capire quanto è accaduto. Di fronte a situazioni così radicali credo dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere che nella vita vi sono esperienze che ci superano e ci invitano ad abbandonare la pretesa di ogni spiegazione sbrigativa, spingendoci piuttosto a stare vicini nel silenzio a chi è così segnato dal dolore.

Non abbiamo le parole per accompagnare questo dolore, perché avvertiamo subito la sproporzione tra quello che vorremmo provare a dire e quello che è successo. Ci rimane però il senso di essere una comunità e di avere perciò la possibilità di costruire e di vivere dei legami mentre condividiamo il nostro percorso. Proprio la possibilità di attingere a questi legami, nella loro diversa profondità e natura, con gli altri studenti con gli insegnanti, con i genitori, mi pare tra le risorse più preziose che ci offre la scuola, in qualunque momento.

Vorrei richiamarvi alla possibilità e al valore di queste relazioni, mentre ci incoraggiamo a non perdere la fiducia nella profondità e anche nella bellezza, almeno in certi momenti, del lavoro che facciamo insieme.

Un saluto e un abbraccio. Gualtiero Beolchi

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