Tra sfide interne e caos migranti

L’Ungheria dei disillusi di Orban «Salari bassi, la gente se ne va»

L’Ungheria dei disillusi di Orban «Salari bassi, la gente se ne va»
20 Novembre 2015 ore 10:24

Dopo l’intervista di alcuni giorni fa con il segretario di Stato e portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs, sono numerose le domande da porsi sulla situazione proposta da uno dei più autorevoli rappresentanti delle istituzioni locali. Un modo utile per dare un’occhiata anche all’altra faccia della medaglia è incontrare l’opposizione.

Lontani dal binomio destra-sinistra. Lehet màs a politika, letteralmente, significa “La politica può essere differente” ed è un movimento sorto a metà degli anni duemila, in grado di intercettare in parte (fra il 5 e il 7 percento nelle elezioni più recenti) il malcontento della popolazione nei confronti dei due partiti maggiori, quello socialista, diretto erede del regime durante la Guerra Fredda, e Fidesz, espressione del governo Orban. «Preferiamo distinguerci dalla visione binaria della politica come destra e sinistra», spiega Bernadette Szel, segretaria di LMP assieme ad Andràs Schiffer. «Ci ispiriamo ai valori del mantenimento delle piccole comunità rurali come un partito conservatore, abbiamo elementi liberali nell’esaltazione dei diritti civili e di sinistra per quanto riguarda la difesa dello stato sociale».

 

Angela Merkel, Viktor Orban

 

Come in Italia, sfiducia nei partiti. Il Paese sta vivendo una crisi di identità dell’elettorato non diversa da quella italiana: alle elezioni del 2014, il partito principale è stato quello dell’astensione, 3 milioni contro i 2.1 di Fidesz. Come si può leggere questa situazione, lo spiega sempre Szel: «Partiamo dal presupposto che molti elettori sono disillusi perché, con questo sistema elettorale, the winner takes it all, il vincitore si prende tutto, e la maggioranza degli ungheresi è stanca della politica, soprattutto di quella vecchia. È stanca dei suoi alti costi e della corruzione». Con un’ancora di salvezza: «Ci sono però persone che hanno diversi ruoli e diversi obiettivi, ma fanno parte di reti sociali e della società civile, sono lontane dal sistema dei partiti e non esiste un corridoio fra questi gruppi e loro». Proprio nell’intervista della settimana scorsa, Kovacs aveva criticato la società civile accusandola di voler dettare la linea al governo senza essere stata eletta.

Numeri a confronto. La crisi economica si fa sentire e i numeri, secondo LMP, non sono rassicuranti. «Fidesz ha imposto un sistema di tasse che premia i più ricchi e colpisce i 2/3 della popolazione». Però le statistiche sono dalla parte del partito di maggioranza, come la settimana scorsa ha rimarcato Kovacs. «Il governo presta attenzione a indicatori visibili come l’inflazione o il tasso di disoccupazione», indica la segretaria. «Sono stati attenti a non ricevere soldi dal FMI in nome della sovranità e dello spirito nazionale, ma hanno continuato lo stesso gioco del governo socialista, accogliendo multinazionali con trattamenti economici di favore, un atteggiamento che va contro lo stesso concetto di sovranità che intendono portare avanti». E sulla disoccupazione? «Non hanno creato posti di lavoro, a meno che non si stia parlando dei lavori cosiddetti sociali imposti ai disoccupati in cambio di una paga minima: ai fini delle statistiche considerano una persona con un lavoro normale come una in queste condizioni di sussistenza. E nelle statistiche si contano anche le persone che lavorano all’estero e sono ancora registrate in Ungheria, dove magari inviano le proprie rimesse».

 

APTOPIX Hungary Migrants

 

Fuga dei cervelli. Il KSH, l’equivalente magiaro dell’Istat, afferma che, solo nel 2013, 21.580 persone hanno abbandonato il Paese, con una crescita prevista del 46% per gli anni successivi. Numeri che hanno attratto l’attenzione di LMP: «Abbiamo effettuato una ricerca fra gli ungheresi all’estero. La maggioranza delle persone non poteva vivere con salari bassi e la metà degli ungheresi all’estero fa lo stesso lavoro che compiva in patria, ma non con gli stessi soldi. E sempre la metà degli intervistati non tornerebbe». Sempre secondo il KSH, lo stipendio netto medio in Ungheria, nel 2015, è di 550 euro mensili, equivalenti al terzultimo paese nell’Ue davanti solo a Romania e Bulgaria. «La soluzione non è migliorata durante il governo di Fidesz: persino il ministro Janos Lazar ha ammesso che non sarà possibile competere con gli stipendi ad ovest per i prossimi 20 anni», conclude la segretaria.

Orban, la corsa è ancora lunga? Risultati elettorali alla mano, per Orban il percorso alla guida del Paese sembra essere duraturo. Cosa può fermare l’ascesa del leader magiaro? «È un periodo di transizione per l’Ungheria: Fidesz e i socialisti non possono vivere l’uno senza l’altro e gli stessi media conservatori stanno indicando l’MSZP come un avversario realmente solido e potente, nonostante siano rimasti a votarlo solamente un nucleo sempre più ristretto di persone, e più per tradizione che non convinzione. Senza Gyurcsani e gli esponenti del precedente governo, Fidesz non saprebbe a chi fare riferimento come avversario, i propri elettori sono persone colpite dai due governi di sinistra nei primi anni 2000 e ovviamente dal regime durante la guerra fredda». Sulla politica internazionale, le opinioni rispetto al governo divergono: «È pericoloso l’atteggiamento di Orban: non mi sembra un individuo autorevole in Europa. Speravamo che con l’arrivo di Angela Merkel a Budapest si potessero riavvicinare le posizioni, anche sulla base dell’appartenenza al PPE, ma lui continua a non giocare secondo le regole della comunità europea».

 

Hungary Anti-Migrant Fence

 

L’incognita arriva da destra. Dall’altra parte dello spettro politico c’è Jobbik, una formazione che la maggior parte degli osservatori posiziona ad estrema destra, con velleità anti-semita e anti-zigane. LMP pensa sia un pericolo. «Hanno messaggi molto chiari, si definiscono partito del XXI secolo, ma agiscono come nell’inizio del XX. Hanno sicuramente molta disciplina e hanno fatto uso dei rischi internazionali e dell’immigrazione. Adesso Orban sta facendo il loro gioco e ha fatto suoi i loro messaggi e per loro è un problema. Loro accusano di corruzione il governo e non essendo mai stati al potere non hanno ereditato nessun tipo di responsabilità nei confronti degli elettori. Sono agili a mostrarsi diversi da ciò che sono». E sono il maggiore partito di opposizione, «si, però io vedo una missione: quanto il sistema partitico attuale verrà meno, Jobbik sarà l’alternativa di destra e noi vogliamo essere opposti a loro, supportando i diritti umani, una società democratica e l’appoggio all’Unione Europea».

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