I segreti della società

Chi sono i massoni a Bergamo «Gliene parlo, ma niente nomi»

Chi sono i massoni a Bergamo «Gliene parlo, ma niente nomi»
23 Novembre 2017 ore 05:30

La massoneria c’è ma non si dice. È così da sempre. Una religione laica con i suoi riti e le sue regole. Un sistema velato da simboli e allegorie per trasmettere dei messaggi in modo nascosto nel quale non è facile entrare e che arruola solo persone ritenute degne di farne parte. «Io le racconto che cos’è la massoneria, ma lei non dice chi sono io», è il patto. Il nostro interlocutore è un professionista bergamasco. Massone da quarant’anni e di lunga tradizione familiare (lo erano il nonno, il bisnonno e uno zio), non ha mai nascosto la sua appartenenza alla Libera Muratoria e risponde tranquillamente a tutte le domande. A tutte, meno una: i nomi degli altri affiliati. «Non mi compete», afferma perentorio.

Esiste la massoneria a Bergamo?
«Sì».

È forte?
«Come numero no, anche se ci sono diverse logge. Bergamo soffre molto della paura clericale».

Quante sono le logge?
«Sono quattro solo in città».

E ne fanno parte persone di grande potere?
«Anche. Non tantissimo. Un tempo la massoneria a Bergamo aveva in mano tutto, tutti i nobili bergamaschi erano nelle logge. La città era spaccata in due, pro e contro la massoneria, come quando c’era la guerra tra papato e impero. È rimasta uguale».

 

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Le diverse logge hanno una sede?
«Si, ma normalmente sul campanello c’è una sigla o si presentano come associazioni».

Ogni loggia quante persone raccoglie?
«Il minimo è 14, ma di solito sono di più».

Quindi a Bergamo ci sono almeno 60 massoni.
«Molti di più».

Nella sua loggia quanti siete?
«Quaranta».

Allora possiamo dire che in tutto saranno duecento?
«È già un buon numero. Non ho i dati esatti. Però ci sono tanti bergamaschi che frequentano logge di Brescia, di Milano o di altre città».

Perché?
«Così l’appartenenza resta più riservata».

Come mai questo estremo riserbo sui nomi?
«È una regola. Io non devo dire che l’altro è massone: è lui che deve dichiararsi. Io posso dire solo che lo sono».

E perché quasi tutti lo nascondono?
«Molti hanno paura di venir additati. Non è che la massoneria goda di buona fama: sparare al massone è uno sport nazionale, anche se i famosi intrighi che nell’80 per cento dei casi vengono attribuiti alle logge non hanno alcun legame con la massoneria».

 

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Qual è a Bergamo la categoria che ne raccoglie di più?
«Quello medico è rimasto sempre un settore d’élite»

Poi?
«I professori, i docenti, anche universitari».

Imprenditori?
«Un numero discreto, ma non quelli importanti, perché secondo me hanno paura o sono stati contattati in un modo sbagliato. Una media imprenditoria invece sì, è sensibile».

Banchieri?
«Bancari. Di banchieri non ne ho conosciuti a Bergamo».

Gli appartenenti alle logge bergamasche si conoscono tra di loro?
«Ognuno conosce quelli della sua loggia. Poi ci si incontra in occasioni di grandi logge regionali, nazionali o, se hai certi accessi, grandi logge internazionali. In generale comunque c’è molta discrezione. Nel mio gruppo, per esempio, non riceviamo visite e andiamo meno a visitare gli altri».

Adesso però la massoneria sta cominciando a tirar fuori la testa: a Bergamo recentemente ha organizzato un incontro pubblico.
«È una cosa nuova: il Grande Oriente d’Italia ha preso questo indirizzo».

 

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E cosa ci può dire della massoneria di Bergamo?
«Onestamente devo dire che ci sono delle brave persone. Io sono nato al Goi (Grande Oriente d’Italia), poi ho cambiato obbedienza. In tutte le logge ho incontrato persone di valore. Poi girando per l’Italia e per l’Europa ho conosciuto anche gran brutte persone, soprattutto al Sud dove nelle logge senti il profumo di cose storte. Noi siamo molto chiusi anche per evitare contatti strani».

Al Sud sono emersi inquietanti collegamenti fra massoneria e mafia.
«Purtroppo ci sono stati e credo ci siano ancora. Ma nelle logge di altro stampo, tipo quelle inglesi e francesi, certi personaggi non avrebbero accesso».

Per gran parte della gente, massoneria è sinonimo di P2.
«La P2 è stata una tragedia che ha portato il disonore sulla massoneria. Quando è stata fondata era una loggia importante dove si riunivano gli ambasciatori residenti in Italia per unire i massoni fra di loro; poi è stata presa in mano da Gelli che l’ha fatta diventare un centro di potere dove si sono incrociate molte vicende oscure. Lo scandalo è stato rilevante anche se nessuno è stato condannato per l’appartenza alla P2: c’è stata una condanna a Gelli, ma per altre cose».

 

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Perché uno chiede di entrare nella massoneria?
«Spesso e purtroppo per curiosità, per sete di potere o perché pensa di poter conoscere persone importanti. Poi dopo un po’ di anni che sei all’interno capisci che non è assolutamente così. Ci sono personaggi che nel momento in cui tu ti avvicini in modo sconveniente, ti chiudono la porta. Tra noi c’è un motto che dice: “Se è la curiosità che ti ha spinto qui, vattene”. Non è così che si fa».

Non ci sono privilegi per chi entra?
«Questa è una bufala enorme: l’appartenenza alla massoneria non ti dà alcun vantaggio. La nostra è una fratellanza e il compito che abbiamo è preoccuparci del fratello, cercando di essere preventivi nei suoi confronti: dobbiamo prevenire…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 7 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 23. Per la versione digitale, qui.

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