il rating nazionale

Mense scolastiche, Bergamo è al sesto posto in Italia per qualità del servizio

La nostra città risulta particolarmente virtuosa per la ridotta presenza nei piatti della carne rossa, in linea con le raccomandazioni dell’Oms, per l’attenzione all’impatto ambientale e per l’attribuzione di un senso sociale ed educativo alla mensa.

Mense scolastiche, Bergamo è al sesto posto in Italia per qualità del servizio
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Spesso sono al centro di feroci lamentele per la bontà dei piatti, ma le mense scolastiche di Bergamo si confermano al sesto posto tra le migliori in Italia. È quanto emerge dal quinto Rating dei menù scolastici e dall’indagine sulla mensa post lockdown promosso dall’Osservatorio nazionale sulle mense Foodinsider. Un report che, a causa dell’emergenza sanitaria, ha valutato fino al mese di febbraio l’equilibrio e l’impatto sull’ambiente di una cinquantina di menù scolastici italiani, ossia circa il 28 per cento della ristorazione scolastica nazionale.

La nostra città, preceduta da Cremona (prima del rating), Fano, Jesi, Trento e Rimini, risulta particolarmente virtuosa per la ridotta presenza nei piatti della carne rossa, in linea con le raccomandazioni dell’Oms, per l’attenzione all’impatto ambientale e per l’attribuzione di un senso sociale ed educativo alla mensa.

«Sono contenta del risultato raggiunto anche quest’anno, che ci vede tra i comuni più virtuosi in Italia. Dal 2017 siamo ininterrottamente nella Top10 della classifica stilata da Foodinsider – commenta l’assessore all’istruzione Loredana Poli -. La ripresa dell’anno scolastico è stata ovviamente caratterizzata dalla necessità di tener conto della situazione locale, delle norme nazionali e sovranazionali, delle esigenze organizzative delle scuole e delle necessità delle famiglie in carico ai servizi sociali. Quanto alle mense, nonostante le nuove modalità di dislocazione e di organizzazione del servizio di ristorazione abbiano potuto essere concordate con le scuole solo in prossimità dell’avvio delle lezioni, siamo riusciti comunque ad attivare il servizio».

Dall’indagine emerge quanto l’emergenza sanitaria abbia rappresentato uno spartiacque e le diverse soluzioni adottate dai Comuni per affrontare le criticità, condividendo buone pratiche. Positivo è soprattutto il fatto che la scuola sia ripartita quasi ovunque con il servizio di mensa scolastica attivo, che rimane un fattore essenziale per quei bambini che appartengono a fasce sociali fragili. Il fattore proteico dei menù scolastici è l’aspetto che più va a compensare un’alimentazione povera nelle famiglie indigenti, il cui numero è cresciuto con la pandemia.

Altri elementi interessanti della mensa post-lockdown sono il maggior silenzio in refettorio, la scelta della mensa in classe, l’incremento delle stoviglie tradizionali per rimanere plastic free e la conferma dell’acqua in brocca, senza ricorrere alle bottigliette in plastica. «La riconfigurazione del servizio di ristorazione scolastica ha seguito, da un lato, l'evolversi delle indicazioni normative, dall'altro le richieste ed esigenze delle scuole – conclude l’assessore Poli -. Quasi ovunque si mangia in classe, non è stato previsto nessun lunch-box precotto e i menù sono in linea con le indicazioni Oms e con prodotti da agricoltura biologica. Abbiamo compiuto un grande sforzo economico, che non è gravato sulle famiglie, e organizzativo che, in questo sesto posto, credo trovino il loro riconoscimento».

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