Gentiloni: «Rischio da non ignorare»

Migranti, ora l’alternativa è l’Albania Potrebbe riaprirsi la rotta adriatica

Migranti, ora l’alternativa è l’Albania Potrebbe riaprirsi la rotta adriatica
Cronaca 10 Marzo 2016 ore 13:07

25 anni dopo l’arrivo di 27mila albanesi nel porto di Brindisi, la rotta migratorie che dalle coste di Tirana porta alla Puglia potrebbe tornare a intensificarsi. Ma a salire su carrette del mare per arrivare in Italia, stavolta, non saranno più albanesi, bensì profughi mediorientali, quelli che una volta arrivati in Grecia non sanno più come proseguire verso il nord Europa.

 

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Alfano cauto. L’allarme è stato lanciato da molti analisti, per quanto il Ministro degli Interni Alfano abbia invitato alla cautela, non essendoci ancora «evidenza di questo flusso enorme». La logica, tuttavia, vuole che l’Albania sia l’unico territorio rimasto senza barriere dove i migranti possono avanzare, in seguito al blocco che l’intera rotta balcanica ha subito. D’altronde il confine tra Grecia e Macedonia è ormai blindato, con l’accessi centellinati a poche unità ogni giorno, per altro solo a siriani e iracheni. Più a nord, Croazia e Serbia sono inamovibili nel respingere chiunque attraversi le loro terre, mentre l’Ungheria rimane protetta dal muro e l’Austria dalla sospensione di Schengen.

 

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Caos a Idomeni. A Idomeni e nei campi profughi della Grecia domina così il caos, tra la paura di non riuscire più a passare il confine, i tentativi di far pressione contro la frontiera e la conseguente risposta violenta della polizia. Così non resta che girare verso l’Albania, un rischio che, secondo il Ministro degli Esteri Gentiloni, «non va ignorato». Gli ha fatto eco l’ex-presidente della commissione Ue Romano Prodi, dal Tg3: « La pressione sulla Grecia e sulla Macedonia è intollerabile. Greci e macedoni non ce la fanno più. Ci potremmo trovare di fronte a flussi che cercano altre vie, attraverso l’Adriatico. Bruxelles si deve muovere».

 

Greece Migrants

 

L’Albania si prepara. È quanto documenta anche La Stampa, che alcuni giorni fa ha mandato il suo inviato Niccolò Zancan proprio in Albania, terra difficile da attraversare tra montagne dure, salite e ferrovie dismesse. Tra il normale traffico commerciale, alla dogana aspettano i primi 500 arrivi, pionieri nell’aprire la nuova rotta. «Siamo in allerta, li aspettiamo», è quanto riferisce Mariel Temo, dell’ufficio doganale. Il Paese balcanico prova con le sue forze a fare il possibile per questa gente, anche se le due ex-caserme messe a disposizione dell’accoglienza paiono insufficienti. E pure il premier Edi Rama, ieri, ha detto chiaro e tondo che il Paese non ha la forza per reggere un tale urto. Intanto, la polizia ha sequestrato 12 gommoni lungo la costa, pronti ad essere usati per la tratta dei profughi: «Perché i trafficanti di droga si stanno attrezzando per convertirsi al nuovo business».

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