Sull'onda del caffè e della pizza sospesi di Napoli

Milano lancia il «karmaticket» Biglietti pagati per mostre e cinema

Milano lancia il «karmaticket» Biglietti pagati per mostre e cinema
22 Ottobre 2019 ore 15:59

«Quando qualcuno è felice a Napoli, paga due caffè: uno per se stesso, e un altro per qualcun altro. È come offrire un caffè al resto del mondo». Parola del grande Luciano De Crescenzo, che così spiegava la consuetudine figlia della generosità partenopea del «caffè sospeso». È un gesto di profonda umanità, che nella Napoli degli anni più duri del dopoguerra, consentiva anche a chi si trovava in ristrettezze economiche di concedersi il piacere di una tazzina. Da allora il caffè sospeso ha fatto tanta strada e si è via via allargato non solo geograficamente, ma anche dal punto di vista merceologico. Geograficamente era stato Lucio Dalla nel 2012 a proporlo ai bar bolognesi. Il primo a raccogliere il suo invito era stato il Caffè Accademia di via Guerrazzi, locale che il cantautore frequentava abitualmente. Ma il segnale lanciato da Dalla ha fatto presto breccia in città, e tanti esercizi hanno dato la possibilità ai loro clienti di lasciare un caffè pagato per chi fa fatica a permetterselo.

 

 

Il caffè è stato poi contagioso. Sempre a Napoli uno dei più celebri pizzaioli della città, Ciro Oliva, uno in odore di stella Michelin, ha lanciato già dal 2016 la pizza sospesa. Ciro ha ereditato Concettina ai Tre Santi, locale mitico del rione Sanità. «Io, la mia famiglia, così tanto legata alla gente del nostro quartiere, della nostra città, in questo modo avevamo la possibilità di fare qualcosa per aiutare le persone bisognose, facendo il nostro lavoro. Mi sembrava una cosa bellissima», spiega Ciro. Una lavagnetta all’ingresso aggiorna il conteggio delle pizze sospese, e sono numeri che ormai superano largamente le mille pizze all’anno.

 

 

Marino Niola, antropologo e bravissimo divulgatore, ha preso la palla al balzo dalla scelta di Ciro Oliva per spiegare il boom di questo fenomeno: «Una pizza non si nega a nessuno. Tantomeno a chi non ha la possibilità di comprarsi da mangiare. È questa la filosofia dell’iniziativa che fa di questo cibo di strada un sinonimo universale di solidarietà. Soprattutto da quando il «sospeso» è uscito dai vicoli partenopei e si è globalizzato. Grazie anche al tam tam della rete. Che ha moltiplicato gli spazi e accelerato i tempi della generosità. A riprova del fatto che per far fronte alla crisi c’è bisogno innanzitutto di nuove idee, in grado di tenere insieme il prodotto della solidarietà».
L’ultima ondata di questo altruismo alla napoletana che si è allargato a mezza Italia è quella che ha messo nel piatto anche i panini. Ha iniziato un bar bolognese in via Galliera. La notizia da Bologna è rimbalzata a Prato dove una giovane fornaia ha seguito l’esempio, mettendo una lavagna fuori dal negozio e gli scontrini da tre euro già pagati da clienti e usufruibili da chi ne ha bisogno. Da lì il contagio è arrivato anche alla politica: una consigliera ha presentato una mozione per attivare la buona pratica anche nelle farmacie.

 

 

Siccome non di solo pane vive l’uomo ecco che a Milano sono stati lanciati biglietti sospesi per il cinema: è il «karmaticket» proposto dal Beltrade, una sala attivissima e fuori dai soliti circuiti. E per la prima volta anche una mostra ha dato questa possibilità ai visitatori: è quella di Marina Abramović alla Cripta di San Sepolcro. Chi vuole può pagare un biglietto per una persona assistita da Caritas Ambrosiana.

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