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L’assassino al Palazzo di Giustizia voleva uccidere anche a Carvico

L’assassino al Palazzo di Giustizia voleva uccidere anche a Carvico
10 Aprile 2015 ore 09:40

Terrore al tribunale di Milano dove, questa mattina attorno alle 11, ci sono stati degli spari all’interno di un’aula dove era in corso il processo per il crac Eutelia-Agile. I colpi sono stati sentiti in tutto il palazzo, e hanno provocato tre morti e alcuni feriti. A sparare è stato Claudio Giardiello, 57enne imputato per bancarotta fraudolenta: dopo gli spari l’uomo è riuscito a scappare a bordo di un grosso scooter. Le forze dell’ordine hanno dato la caccia al killer: tutte le uscite del tribunale sono state chiuse, mentre la gente è uscita dall’edificio in preda al panico. Giardiello è poi stato fermato a Vimercate, nell’hinterland milanese (notizia twittata poi anche dal Ministro degli Interni Angelino Alfano). Secondo gli investigatori era diretto nell’Isola Bergamasca, a Carvico, per uccidere Massimo D’Anzuoni, suo socio di minoranza, anch’egli coinvolto nel processo, che però non si era presentato all’udienza. L’omicida incolpava i soci dei vari fallimenti delle sue società.

La ricostruzione. Giardiello, immobiliarista originario di Benevento, sarebbe entrato nel tribunale da una porta riservata esibendo un tesserino falso da avvocato. Con se aveva una pistola. In seguito alla scelta del suo avvocato di rimettere il mandato, ha aperto il fuoco contro Giorgio Erba, 60 anni, coimputato nel processo, all’interno di un’aula del terzo piano e, in seguito, contro il suo ex avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, 37 anni. Avrebbe poi raggiunto l’ufficio del giudice fallimentare Fernando Ciampi, al secondo piano, e nuovamente sparato, uccidendo il magistrato. A riferirlo è stato il procuratore della Corte d’Appello Giovanni Canzio. Giardiello ha aperto il fuoco anche contro Davide Limongelli, 41 anni – anch’egli coimputato nel processo, rimasto ferito gravemente e portato all’ospedale di Niguarda -, e contro il commercialista Stefano Verna, 50 anni, anche lui parte nel processo, ferendolo a una gamba. In tutto sono stati 13 i colpi esplosi dal pluri-omicida.

L’attentatore, dopo essere rimasto a lungo all’interno del Palazzo Giustizia, che nel frattempo era stato evacuato, è poi riuscito a fuggire in moto. Ma la sua fuga è terminata a Vimercate quando i carabinieri lo hanno bloccato. Secondo alcuni testimoni, al momento del fermo si sarebbe limitato a dire: «Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato». Il ministro dell’Interno Alfano ha detto che il killer «era pronto ad uccidere altre persone a Vimercate». Giardiello infatti era diretto da un altro dei suoi ex soci quando i carabinieri di Vimercate lo hanno intercettato nelle vicinanze del centro commerciale «Torri Bianche».

Le persone che conoscono Giardiello come l’ex avvocato Valerio Maraniello lo descrivono come «una persona particolare, ingestibile, con atteggiamenti paranoici e aggressivi». L’ex moglie Anna Siena ha commentato: «Mai avrei pensato che fosse così disperato, sono scioccata, non immaginavo che potesse fare una cosa simile». «Ora devo pensare soprattutto ai miei figli, sono loro che devo proteggere dalle conseguenze più drammatiche». 

 

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Le testimonianze. «Mi trovavo nell’aula a fianco, al terzo piano del tribunale sul lato che si affaccia su via Manara, quando abbiamo sentito 3 o 4 colpi di pistola», racconta l’avvocato Marcello Elia a La Stampa, «Nella nostra aula sono subito accorsi molti carabinieri, che ci hanno ingiunto di non uscire». Racconta un altro testimone: «Ho sentito degli spari e ho visto un uomo con una gamba insanguinata, ho avuto paura e sono scappato». Persone ancora dentro. Secondo il Corrierealmeno una trentina di persone sarebbero rimaste a lungo chiuse in un’aula al terzo piano del Tribunale di Milano. La polizia ha scelto infatti di evacuare il palazzo gradualmente, e alcuni presenti sono rimasti fino alle 12 all’interno nelle aule. A riferirlo è l’avvocato Ermenegildo Costabile. «Ci troviamo nell’aula 2 bis del terzo piano, e a quanto pare hanno sparato nell’aula 2, che si trova a fianco. Ci stanno tenendo dentro raccomandandoci di stare con le spalle al muro, dicono che l’uomo che ha sparato è ancora in giro».

I commenti. Angelino Alfano, in una conferenza stampa con il collega della Giustizia Andrea Orlando, ha detto: «Quello che è successo a Milano è qualcosa di gravissimo e inaccettabile, che non doveva succedere». Duro anche il premier Renzi: «Voglio esprimere il senso del dolore profondo che a nome del governo e mio voglio rivolgere alle famiglie delle vittime di Milano, alla città di Milano», ha detto. «Abbiamo dato un mandato molto forte a fare massima chiarezza sulle falle del sistema che ci sono state, perché è impensabile e impossibile che si sia potuto introdurre un’arma in un tribunale». Poco dopo è intervenuto anche il presidente della Repubblica Mattarella: «I magistrati sono sempre in prima linea e ciò li rende particolarmente esposti: anche per questo va respinta con chiarezza ogni forma di discredito nei loro confronti» ha commentato, prendendo la parola la plenum straordinario del Csm. 

 

La sezione fallimentare del tribunale di Milano è la più importante d’Italia. Il giudice Fernando Ciampi nel 2009 era stato chiamato a guidare la sezione ad interim. Ciampi aveva fama di intransigente. «Non so nulla ma certo dovrebbe essere impossibile entrare in un Tribunale e sparare. Ho saputo dell’uccisione di un collega, una cosa che mi sconvolge» ha commentato il presidente dell’autorità Anticorruzione Raffaele Cantone. 

 

 

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