«Manca solo la segnaletica»

Da Milano a Valbondione in bici La via tracciata da Panseri

Da Milano a Valbondione in bici La via tracciata da Panseri
Cronaca 13 Novembre 2018 ore 11:41

Maurizio Panseri è un signore di Olera, laureato in Scienze Forestali, ex assessore, vicesindaco e ora consigliere del Comune di Alzano. Ha scritto un libro che sarà presentato venerdì 16 novembre, alle 18, presso la libreria Incrocio Quarenghi di Bergamo, con la partecipazione dell’amico architetto Nicola Eynard. Prima era noto alle cronache per aver progettato la ciclovia del Serio, da Clusone a Bergamo, che dopo quindici anni di gestazione viene alla luce; allora era responsabile dell’ufficio tecnico della Comunità Montana Valle Seriana. Per il resto conserva la passione per le montagne (le “sue”, ci tiene a rimarcarlo, sono le Orobie e le Prealpi Bergamasche), la mountain bike, l’alpinismo, lo scialpinismo e l’arrampicata, e ha già scritto diverse guide alpinistiche e ciclistiche.

 

 

«Milano-Valbondione». La sua ultima fatica nasce così, digitando in un motore di ricerca queste due parole. Solo che la ricerca non lo soddisfa per niente, restituendogli uno scarno «1 h 49 min (102,8 km) passando per A4/E64». Non era quello che cercava lui. «Non mi interessa la velocità e il tempo minimo di percorrenza, mi interessa un viaggio lento, alla scoperta di un territorio ricco di storia, capace di offrirmi paesaggi e geografie in cui immergermi, tra pianura, fiumi, colline e montagne. Allora ho riprovato a digitare sulla tastiera le due località, aggiungendo una parola: “bicicletta”. Purtroppo non è accaduto nulla e il motore di ricerca non ha selezionato niente di interessante, come se gli algoritmi avessero girato a vuoto, restituendo solo brandelli di ciclabili sparsi qua e là». Guarda con un pizzico di invidia all’Austria, alla Germania, dove può pedalare con la famiglia lungo ciclabili che godono della massima sicurezza, separate dalla strada, e stenta a credere che nella sua terra ciò sia impensabile. Eppure ha già pedalato, anche solo per mezza giornata, lungo le acque dell’Adda o del Serio. «Sono convinto che ci sia un modo per evitare di andare, un’altra volta, lontano da casa per godermi una manciata di giorni al ritmo rotondo della mia bicicletta. Inizio così a mettere insieme quei brandelli di ciclabili che conosco a quelli che mi ha restituito la rete. Cerco di tappare i buchi e ipotizzo tracciati e raccordi. È giunta l’ora di dare inizio all’esplorazione, è giunto il momento di spegnere il computer e di passare dalla tastiera ai pedali. Inforco la bicicletta e inizio questa nuova avventura. Mentre pedalo e cerco possibili percorsi, continuo a pensare che la mia regione possa offrire una ciclabile o più direttrici che dalle città portino verso i laghi e nel cuore delle montagne o che, al contrario, dalle montagne conducano verso la pianura, lungo i fiumi e i navigli».

 

 

Maurizio si perde e si ritrova più volte, del resto ci è abituato. Nel frattempo si accorge che una rete ciclabile c’è, più vasta e più complessa di quanto potesse immaginare. «Una traccia continua prende forma sulle mie mappe, ed è un peccato che manchi una segnaletica adeguata e, soprattutto, non sia stato fatto un lavoro di cucitura e di raccordo tra i singoli spezzoni. Mi rendo conto che manca una visione organica di tutti i singoli percorsi, quella in grado di restituire al cicloturista proposte interessanti per organizzare una vacanza di più giorni su due ruote. Ora, dopo avere pedalato in lungo e in largo, posso dare una risposta differente alla domanda iniziale “Milano-Valbondione in bicicletta” ed ecco cosa ne esce: sei tappe per complessivi 212 chilometri, di cui solo 21 su viabilità ordinaria e 28 su viabilità minore, per il resto oltre 160 chilometri su ciclabile…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 58 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 15 novembre. In versione digitale, qui.

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