Minacce e violenze a un imprenditore bergamasco: 5 arresti per tentata estorsione
Il presunto mandante è un italiano che si è avvalso di quattro complici rumeni (ora già in carcere per altro). Chiedeva più di un milione
Un credito inesistente, nove mesi di minacce e ricatti, due operazioni basate sulla violenza. Sono questi i punti focali intorno ai quali ruota la storia di un imprenditore bergamasco che non ha avuto pace dall'aprile 2024 fino a ieri, 28 febbraio, quando i carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, aiutati dai militari di Bergamo, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque soggetti accusati di tentata estorsione aggravata e continuata.
La vicenda ha inizio appunto nell'aprile 2024, quando un uomo italiano, residente in provincia di Bergamo (in Val Seriana, per la precisione), ha dato l'incarico a un avvocato di contattare un imprenditore bergamasco attivo nel settore degli autotrasporti per esortarlo a versargli la somma di un milione e trecentomila euro. Alla base della richiesta ci sarebbe stato il credito che il defunto padre dell'imprenditore gli avrebbe dovuto per un prestito, che in realtà però era inesistente.
L'assalto all'auto
L'imprenditore ha quindi deciso di non pagare, ma l'estorsore non si è dato per vinto ed è passato all'azione. Ha dato il compito a tre rumeni di aggredire la sua vittima, con l'obiettivo di spaventarla e quindi farsi consegnare i soldi.




I tre, il 6 novembre 2024, si sono presentati a casa dell'imprenditore e lo hanno atteso fuori dalla sua abitazione con una Nissan Micra. Una volta che l'uomo è uscito a bordo della propria vettura, due aggressori sono scesi dall'auto appostata e, con tanto di bastoni, hanno iniziato a picchiare sull'auto.
La fuga e la denuncia
L'imprenditore ha però fatto la retro nella via vicina per cercare di liberarsi dai due, che hanno iniziato a rincorrere l'auto a piedi, mentre il terzo complice, rimasto sulla Nissan, lo ha speronato. Il tutto è stato ripreso dalle videocamere di sorveglianza della casa. Fortunatamente, la vittima è riuscita a scappare, evitando conseguenza gravi per sé e per il figlio, che era in auto con lui.
A seguito di quest'aggressione, l'imprenditore ha deciso di denunciare l'accaduto ai militari della stazione dei carabinieri di Ponte San Pietro, che hanno così dato il via alle indagini informando l'Autorità giudiziaria.
«Non arrivi a Natale»
Non contento, l'estorsore ha contattato nuovamente l'imprenditore. Era il 22 novembre e nella chiamata ha minacciato l'uomo di pagare la somma richiesta, avvertendolo che altrimenti non sarebbe arrivato a festeggiare il Natale. Ancora una volta, la vittima non si è piegata e allora, il 9 dicembre, è arrivata un'ulteriore minaccia, questa volta via sms. Tutti i contatti fino a questo punto sono avvenuti in forma anonima.
Infine, il 18 dicembre, l'estorsore ha deciso di nuovo di passare ai fatti. Lui stesso, insieme a un altro cittadino rumeno, si è recato dall'ex compagno della sorella dell'imprenditore, minacciando anche lui.
I telefoni trovati
Nel mentre, però, i carabinieri del nucleo investigativo, che hanno condotto le indagini sotto il coordinamento della procura della Repubblica di Bergamo, hanno iniziato a ricostruire l'intera dinamica estorsiva. Nel corso di due distinte perquisizioni eseguite nel mese di gennaio, hanno recuperato i cellulari utilizzati per effettuare le telefonate e inviare i messaggi minatori. In particolare, uno di questi è stato trovato nella disponibilità del principale indagato, mentre l'altro era in possesso del suo complice rumeno, al quale aveva ceduto il dispositivo poco dopo le ultime minacce telefoniche.
Gli arresti
La mattina di ieri 828 febbraio), il presunto mandante del tentativo di estorsione, un uomo di 53 anni, è stato arrestato nella propria abitazione e successivamente condotto al carcere di Bergamo. Il presunto complice rumeno, che lo aveva accompagnato nella visita all'ex compagno della sorella dell'imprenditore, era invece già detenuto per un altro reato e ha ricevuto la notifica dell’ordinanza direttamente in carcere.
Erano già in carcere
Per quanto riguarda i tre rumeni responsabili dell'aggressione, i carabinieri del nucleo investigativo, tramite i canali di cooperazione internazionale, hanno accertato nelle settimane scorse che erano stati arrestati in flagranza per furto in abitazione in Slovenia. Pertanto, sulla base di questa informazione, il gip ha emesso un mandato d'arresto europeo, che è stato notificato ai tre presso il carcere di Celje in Slovenia.
Pene severe. Per meglio gli Italiani ribadiscono da tempo pene fortemente piu severe. Altrimenti è la fine della nostra vivibilità e armonia sociale.
Allucinante.