Cronaca
La battaglia infuria sui blog

Moschee nelle chiese sconsacrate In Francia si accende il dibattito

Moschee nelle chiese sconsacrate In Francia si accende il dibattito
Cronaca 17 Luglio 2015 ore 17:57

Firmando la petizione dello scrittore, editore e giornalista Denis Tillinac, nella quale si chiede che venga vietata la trasformazione delle chiese abbandonate e sconsacrate in moschee, l’ex presidente francese Sarkozy pensava probabilmente di tirarsi dietro tutto il partito, l’UMP. Si sbagliava. E anche di molto. È vero, infatti, che l’appel ha ottenuto l’adesione di deputati quali Eric Ciotti,Valérie Boyer, e di fedelissimi del sarkosismo come Nadine Morano, ma nessuno dei colonnelli o delle prime file del partito l’ha degnato d’un guardo. Nemmeno d’un guardo distratto. «Non firmerò la petizione perché ho l’impressione che si cerchi (...) soltanto di soffiare sul fuoco di una questione che, in realtà non esiste» ha reagito venerdì scorso su France Info Nathalie Kosciusko-Morizet, vice-presidente del partito. «Non è un argomento che abbia una risonanza così vasta e non è nemmeno un problema che salti fuori ogni giorno (...). E allora, perché dovrei firmare? Perché mai si dovrebbero allargare i fossati? Alla fine: perché mai dovremmo farne un problema, visto che non lo è?».

 

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E qui la bella NKM (l’acronimo usatissimo per indicare Nathalie Geneviève Marie Kosciusko-Morizet, una specie della nostra Boschi) ha tirato fuori due argomenti interessanti: «Non è che vada meglio quando una chiesa diventa un night-club o un ristorante» e, senza nominarlo, ma chiaramente riferendosi al marito di Carla Bruni, ha aggiunto: «Tutti questi grandi personaggi che continuano a tirare in ballo la civiltà quando parlano della Chiesa, ma ci sono mai entrati davvero in qualche chiesa? E quelli che collegano la Chiesa a un progetto di civiltà, magari si dimenticano proprio il messaggio evangelico, che è universale, non nazionalistico. Il vangelo guarda al futuro, non è mai passatista». Sembra di sentire echi dell’ultimo libro di Michel Houellebecq, Sottomissione, uscito nella settimana della strage di Charlie Hebdo, che ipotizza l’avvento di un governo islamico moderato e comprensivo nella Francia laica e repubblicana.

Dunque "Un falso problema”. Perfino l’antico spin doctor di Nicolas Sarkozy, Henri Guaino, che aveva sdoganato la celebre immagine del “lungo manto di chiese e cattedrali” che coprirebbe la Francia, ritiene - secondo quanto si legge su Le Parisien che alimentare un dibattito su questi temi non serve sicuramente a pacificare e a ridurre le tensioni. Come NKM, anche Guaino ha fatto presente che - fra l’altro - lo stesso imam della moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, che in un primo tempo aveva avanzato l’ipotesi di cambiare la destinazione d’uso di alcune chiese abbandonate e sconsacrate, «è poi tornato sui suoi passi».

 

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La stessa musica da muezzin è risuonata nel giro di Bruno Le Maire, anche lui richiesto di adesione da parte di Valeurs Actuelles, l’organo di Tillinac. «Abbiamo detto di no» hanno riferito unanimi i suoi deputati «anche se siamo tutti d’accordo a non volere che le chiese siano trasformate in moschee. Ma lo consideriamo un falso problema. E poi bisognerebbe smetterla di parlare di religione ogni due per tre. Noi vogliamo parlare di nazione, non di religione», con tanto di punto esclamativo finale. Anche il gruppo dell’ex-primo ministro Alain Juppé ha tenuto a far sapere di essere stato contattato, ma di non aver voluto prendere in considerazione la richiesta. Sui blog, come sempre, la battaglia infuria a colpi di idee per lo più estemporanee.

I vescovi, invece, si sono dimostrati per lo più molto tranquilli e disponibili. Oumma.com, sito di chiara appartenenza islamica (Umma è la comunità dei mussulmani sparsi nel mondo) riporta la dichiarazione di monsignor Michel Dubost, vescovo di Evry che afferma di «preferire che le chiese diventino delle moschee piuttosto che dei ristoranti». È interessante come Oumma presenti il problema: «Possiamo sperare che le chiese verso le quali i contadini francesi mostrano la più totale disaffezione, prive di parroco e di parrocchiani e votate al degrado, ricomincino a respirare un nuovo alito di spiritualità, a risuonare di altre invocazioni - nel caso particolare, mussulmane - senza che l’Hexagone [l’Esagono, il territorio della Francia continentale, ndr] vada completamente nel pallone?». Segue l’appello - l’appel fracassant à la mobilisation générale - lanciato da tale Christine Boutin, pure lei deputata: «Come si osa proporre la trasformazione, in casa nostra delle#Eglises in#Mosquées!#Boubacker! Questo è il punto in cui siamo! Cattolici, è il momento della riscossa!».

 

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E già il lettore si immagina un quadro alla Jacques-Louis David o alla Delacroix, in cui gruppi di vandeani esagitati, armati di forconi e crocefissi, in abiti rossi e blu per ricordare la Francia, si scagliano contro personaggi dalle fattezze africane, con tanto di caffetani bianchi, turbanti e fez, i più dei quali sanguinanti a terra. Altri, più compassati, potrebbero invece riandare con la memoria a insediamenti quali Villeneuve-lès-Avignons, poco distante da Avignone, nei quali si è condotti a riconoscere come monasteri per lo più certosini, coi loro chiostri e le loro casette, siano stati smembrati e venduti a lotti ai borghesi vincitori al tempo della Rivoluzione del 1789. Ad altri luoghi papistes un simile mercato è stato risparmiato solo perché, onde non far torto a nessuno, sono stati rasi al suolo. Per non far nomi: Cluny.

Si capisce dunque molto bene perché l’episcopato francese preferisca che le vecchie chiese vadano ai mussulmani: se le tengono con cura religiosa non ci sarà troppo da restaurare quando - il mondo, si sa, continua a girare - torneranno nelle loro mani. Basterà smantellare il miḥrāb (la nicchia che indica la direzione della Mecca e della Ka‘ba) e tutto tornerà come ai bei tempi. Magari - si spera - con qualche parrocchiano in più.

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