Il reportage della Bbc

Mosul, un anno dopo l'Isis Viaggio in una città spettrale

Mosul, un anno dopo l'Isis Viaggio in una città spettrale
Cronaca 10 Giugno 2015 ore 10:00

Mosul, un anno dopo. Era il 10 giugno del 2014 quando il mondo si scontrava con violenza con i metodi del Califfato e la sua incredibile ascesa, facendo conoscenza di quella sigla, Isis, all’epoca nota solo agli analisti di geopolitica e terrorismo ma, ben presto, sinonimo in tutto il mondo di fondamentalismo e morte. La Bbc è tornata lì, nella seconda città dell’Iraq per dimensioni, filmando in via segreta la vita sotto le bandiere nere e dando voce a chi in questo anno ha visto la sua vita rivoluzionata dal Califfo.

 

isis donne 2

 

Il velo delle donne. Sono immagini forse già viste in altri dei rari video provenienti dallo Stato Islamico. Ma che sanno sempre essere forti per la schiettezza con cui mostrano cosa accade nelle vie di Mosul. Come ad esempio per le donne, costrette ad andare in giro completamente coperte, addirittura rimproverate da un passante per non avere addosso i guanti. O ancora, costrette a dover rivedere il loro modo di fare le cose più abituali, come racconta Hanaa (nome di fantasia), costretta dal marito ad indossare un velo completo per uscire: «Siamo andati in un ristorante tranquillo che eravamo soliti frequentare quando eravamo fidanzati. Non appena ci siamo seduti, mio marito mi ha detto che avrei potuto finalmente svelare la mia faccia, dato che lì non c’era nessuno dell’Isis». Ma appena la donna si è tolta il velo, «il proprietario del ristorante mi ha chiesto di coprirmi ancora, poiché i combattenti dello Stato Islamico facevano ispezioni a sorpresa, e se sarebbe stato punito se mi avessero visto così».

 

donne isi

 

Inquinamento e lavoro. Il viaggio della Bbc però guarda alla città anche da un altro punto di vista, raccontando della crescita dell’inquinamento, della mancanza di benzina e dei tanti cantieri rimasti inconclusi. «La vita di tutti i giorni è cambiata in modo indescrivibile», è il racconto di Hisham, che parla di come molti settori professionali siano stati praticamente congelati e tutt’ora siano fermi, lasciando centinaia di persone senza uno stipendio. «Io ho perso il mio lavoro, e sono stato costretto ad abbandonare i miei studi. Secondo l’Isis, ogni cosa è “haram”, vietata, e quindi alla fine mi trovo a casa a far niente tutto il tempo. Anche semplici attività per il tempo libero, come i picnic, sono state vietate ora a Mosul, col pretesto che sono uno spreco di tempo e soldi. L’Isis prende un quarto del salario di ognuno come contributo per pagare la ricostruzione della città. La gente non può dire di no, poiché dovrebbero affrontare dure punizioni».

 

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La fuga dei cristiani. Ma le immagini più desolanti sono quelle che arrivano dai quartieri, un tempo, abitati dai cristiani. Qui le case sono vuote, le strade ormai abbandonate a sé stesse, battute dalla sabbia e dal sole. Sui muri appaiono delle scritte in arabo: ovunque si intravede la “N” araba a marchiare le abitazioni, sigla per indicare che lì viveva un “Nasrani”, “Cristiano”. Tutti, ormai, sono scappati. Ciò che c’era nelle loro abitazioni è stato rubato e venduto: «Sono un’avida lettrice e ho una grande collezione di libri», spiega Mariam, una ginecologa cristiana che viveva Mosul. «La mia collezione cresceva, dato che più i miei amici lasciavano l’Iraq e più mi davano libri, poiché sapevano che non me ne sarei andata e avrei avuto cura di questi». La donna era stata minacciata più volte dai Sunniti prima della presa di Mosul, ma aveva continuato a fare il suo lavoro senza paura. «Ma sono dovuta scappare quando Mosul è caduta. Sono scappata col mio corpo, ma la mia anima è rimasta dove l’ho lasciata: a casa coi miei libri. Dopo essere andata a Erbil, ho ricevuto una notizia scioccante: lo Stato Islamico aveva confiscato la mia casa, marcata con la lettera “N”. Ho subito telefonato ad alcuni amici a Mosul, implorandoli di salvare i miei libri. Ma era troppo tardi. Mi hanno richiamato dicendomi che la mia libreria era stata svuotata in strada».