Alfano: «Mandiamo l'esercito»

Napoli, la nuova ondata camorrista Un bagno di sangue senza fine

Napoli, la nuova ondata camorrista Un bagno di sangue senza fine
Cronaca 09 Febbraio 2016 ore 11:30

Napoli è in preda ad una nuova ondata di violenza, che prende le mosse, naturalmente, dalle organizzazioni camorristiche della città. L’ultimo episodio si è verificato fra venerdì 5 e sabato 6 febbraio, quando, in appena 24 ore, sono stati commessi tre omicidi, tutti legati al traffico di droga. E si tratta solo dell’ultimo di una miriade di casi che da alcuni mesi a questa parte hanno mostrato come la camorra abbia deciso di inaugurare a Napoli una nuova stagione di criminalità e violenza, perpetrata, ed è questo uno dei dati più allarmanti, soprattutto da ragazzini e giovani ventenni. Una situazione la cui drammaticità ha seriamente posto, nei corridoi del Ministero dell’Interno, la questione circa l’opportunità di stanziare per un tempo indefinito l’esercito per le vie di Napoli. Ma a farsi alcune domande, oltre che i vertici del Viminale, pare debba essere anche la giustizia.

 

Napoli, 2007. Nel quartiere Forcella la gente protesta
per l’arresto di 200 camorristi (clan Giuliano e Mazzarella).

 

La situazione a Napoli. E dire che proprio giovedì scorso il Ministro dell’Interno Alfano aveva fatto visita alla città partenopea: in tutta risposta, nella giornata successiva, sono stati uccisi Giuseppe Calise, Salvatore Zito, e Francesco Esposito, rispettivamente di 24, 21 e 33 anni, tutti parrebbe per lotte legate allo spaccio della droga. A Napoli, da qualche tempo a questa parte, sono in atto vere e proprie guerre di quartiere, dove le cosche della zona si contendono l’esclusiva per spacciare su un dato marciapiede, parco o addirittura panchina. Secondo i dati della Questura sono già stati 10 gli omicidi consumati in questo 2016 nell’area metropolitana di Napoli, frutto dell’azione di ben 110 clan differenti che continuano a moltiplicarsi e a proliferare senza sosta. Per non parlare delle rappresaglie da vero scenario bellico, con bande che tentano di annientarsi da un lato all’altro della strada a colpi di pistola e kalashnikov.

 

Napoli, un ragazzo saluta la bara della Camorra durante il Corteo Funebre Festante del 2010,
una manifestazione di protesta contro i clan criminali della città.

 

Gli omicidi più recenti. Facciamo maggior chiarezza sugli ultimi episodi di violenza: Francesco Esposito è stato ucciso poco dopo la mezzanotte tra venerdì e sabato, in via Pontecitra, isolato 9, con un colpo di pistola al torace. Era un personaggio noto alle forze dell’ordine per fatti di droga. Esposito aveva appena citofonato alla moglie per farsi aprire il portone e la donna, hanno appurato gli inquirenti, ha ascoltato il colpo di pistola che ha ucciso il marito. Particolarmente confuso lo scenario dell’area occidentale di Napoli, dove tra giovedì e venerdì notte hanno ammazzato Salvatore Zito. Le indagini hanno portato al gruppo di Alessandro Giannelli, un 38enne latitante, individuato, dopo un cambio d’auto con un complice, e arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Napoli sull’autostrada Napoli-Roma all’altezza di Caserta. Chiaro invece lo scenario criminale dove è maturato il delitto di Giuseppe Calise, il 24enne ammazzato a poche ore dagli annunci resi nel corso dell’ultima sortita napoletana di Alfano. Era riconducibile al clan Lo Russo, ed era migrato in zona Don Guanella, un rione tradizionalmente legato al clan Licciardi. Un trasferimento che potrebbe essere risultato fatale, in un braccio di ferro tra i Lo Russo e i Licciardi, sempre e comunque per la gestione della droga.

 

L’arresto di Antonio Lo Russo a Nizza nel 2014,
dopo la condanna a 20 anni di reclusione in Italia e una latitanza di 4 anni.

 

La questione dell’esercito. Come già accadde nel 1998 e nel 2007, il Governo sta meditando di utilizzare l’esercito per tentare di placare questa nuova onda camorristica che sta terrorizzando Napoli. Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano non ha dubbi: «Ci vuole l’esercito, per far zittire le pistole. A Napoli abbiamo ottenuto successi straordinari nel contrasto alla camorra. Ci sono intere generazioni di clan in carcere, boss al carcere duro, ma c’è un dato che mi lascia assolutamente insoddisfatto: i reati sono in calo ovunque, ma a Napoli gli omicidi aumentano. L’ho detto anche a Renzi che adesso a Napoli ci vuole l’esercito. Abbiamo il contingente Strade sicure, ma occorre una norma per mandare più soldati a Napoli. Ovviamente la città non va militarizzata, ma vanno diminuiti gli omicidi, e vanno liberate forze dell’ordine da mettere in strada. Non sono d’accordo con chi sostiene che tanto si ammazzano tra di loro: noi non possiamo fregarcene». A Napoli, però, pare che non ci sia particolare entusiasmo per un’eventualità del genere: il procuratore Giovanni Colangelo ha infatti dichiarato che «è un problema, quello dell’esercito, più volte evocato, e bisogna fare chiarezza: non può fare contrasto attivo ai fatti criminosi, non può essere utilizzato per fare indagini o presidiare l’ordine pubblico. L’esercito può essere utile solo per presidiare gli obiettivi sensibili (chiese, sinagoghe, monumenti, palazzi istituzionali), rendendo libere unità di forze di polizia che possono così essere utili per repressione e intelligence. Null’altro».

 

Napoli, il giudice Giandomenico Lepore in una conferenza stampa del 2008,
dopo l’ondata di arresti di quell’anno.

 

Il nodo processi. Ciò detto, com’è possibile che, nonostante le effettive politiche repressive degli ultimi anni e gli innumerevoli arresti, la camorra sembra essere comunque in continua crescita? Una delle tante risposte è senza dubbio legata ai processi subiti dagli accusati, che non rappresentano né un reale deterrente né un reale strumento per arginare il fenomeno. Ecco un esempio: nel 2011, la Dda mise a segno un colpo da novanta, arrestando tutti i presunti vertici del clan D’Amico, che da San Giovanni a Ponticelli stavano occupando i vuoti lasciati dai Sarno. Un blitz che fece notizia per le scene del bacio sulla bocca dei suoi affiliati prima degli arresti e mostrò al Paese intero la devozione degli subalterni ai propri capi. In pochi anni, in attesa di una sentenza di primo grado che non arrivava mai, gli imputati vennero scarcerati per decorrenza dei termini, mentre la prossima udienza è stata aggiornata al 29 settembre 2016, tra sette mesi. Scrive il presidente del Tribunale di Napoli Ettore Ferrara, a proposito di organici ridotti: «Oggi si viaggia con 319 magistrati, a fronte dei 348 precedenti; su 884 impiegati previsti in pianta organica ce ne sono 603; su 318 cancellieri, 54 sono esentati dall’assistenza all’udienza. Ce n’è abbastanza per capire perché i processi, lenti e in ritardo, alla fine spaventano solo chi è innocente».

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