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Allarme di medici di base e infermieri

L'altro disastro: negli ospedali pubblici visite rinviate di mesi. Ma se paghi c'è posto subito

Che cosa succede? Attese a non finire che creano situazioni drammatiche. In primavera i ritardi erano giustificabili, ma oggi non siamo più in piena emergenza Covid

L'altro disastro: negli ospedali pubblici visite rinviate di mesi. Ma se paghi c'è posto subito
Cronaca 05 Dicembre 2020 ore 10:54

di Paolo Aresi

È un altro disastro, un dramma che si aggiunge alla tragedia. Gli esami, le analisi, le visite “normali” (cioè non legate al Covid) vengono rinviati di mesi e mesi. Per qualcuno questo significa perdere la vita. E se nella prima ondata del Covid, in mezzo allo tsunami di marzo e aprile, questo problema si poteva capire perché tutti i medici erano impegnati nella trincea, oggi questo è incomprensibile. Giovedì mattina abbiamo cercato di prenotare una visita in ospedale a Bergamo, in Ortopedia e traumatologia. Il centralino ha risposto, ci hanno detto che con il servizio sanitario nazionale non c’era posto. O si andava a Varese o Monza oppure nelle cliniche, in data da vedere. Allora abbiamo chiamato di nuovo per le visite private, sempre al Papa Giovanni. Gentilissima la persona che ha risposto: c’era posto subito, fin da ieri, venerdì 4 dicembre. E poi tante possibilità settimana prossima.

Ma come è possibile? Piuttosto che lasciarci la vita, la gente paga. Ma, a volte, i soldi non li ha. E allora aspetta. Confida il medico di una clinica di Bergamo: «Nei giorni scorsi abbiamo visitato una signora che da tre mesi doveva fare una Tac perché aveva sangue nelle orine. Alla fine ha trovato una possibilità qui da noi: abbiamo scoperto un tumore alla vescica, ormai ramificato. Non c’è più niente da fare. Forse, tre mesi fa, sarebbe andata diversamente».

I numeri dei primi sei mesi del 2020 sono lì da vedere, un crollo della medicina “ordinaria” dalle chirurgie alle cardiologie, dalle diabetologie alle urologie: 45 per cento in meno in cardiologia, 51 per cento in meno in traumatologia, 54 in meno in otorino, 47 in endocrinologia...

Nei secondi sei mesi, quelli che si stanno concludendo in questo dicembre, le cose non sono andate molto meglio. Dice Alessandra Bonalumi, medico di base della città: «Dalla fine di febbraio a maggio c’è stato il disastro che tutti ricordiamo e le visite mediche che erano programmate sono state tutte rinviate, di fatto sono state annullate. Quindi vanno di nuovo prenotate, insieme alle nuove richieste. Il fatto è che il sistema pubblico recepisce poco o nulla. Anche se noi medici di base indichiamo la priorità più urgente, quella che dovrebbe venire soddisfatta al massimo nelle settantadue ore, il più delle volte la richiesta non viene accettata. Così, sempre più pazienti vengono trascurati, non controllati, non curati. Oggi come oggi per tante visite si va a fine 2021. Ho avuto casi di pazienti che hanno potuto accedere all'esame specialistico dopo mesi, con situazioni ormai compromesse. Mi risulta che sia cresciuto il numero di amputazioni, per esempio, nei pazienti diabetici che non sono state curati per tempo nel modo giusto. Quello che non capisco è perché diversi ambulatori specialistici ancora non funzionino o si muovano a passo ridotto. Quello che colpisce è che le visite specialistiche in regime privato o semiprivato invece si facciano. È come se tutto venisse dirottato sul privato. Oggi un mio paziente ha cercato di fissare una visita ortopedica: gli hanno dato disponibilità per il maggio 2022!».

Un’altra possibilità è cercare una visita ovunque in Lombardia; allora può capitare di andare a Varese o a Esine o a Como... Il paziente deve recarsi in una struttura e da uno specialista che non ha mai visto, che non conosce la sua storia. Il fatto è che gli stessi medici di base prescrivono un numero minore di visite specialistiche in questo periodo e che pure da parte dei pazienti le richieste sono scese, poiché l’idea di andare in ospedale non è delle più invitanti. E allora perché queste attese?

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