Dramma umanitario

Gli uccelli impazziti e le macerie Il video del sisma a Katmandu

Gli uccelli impazziti e le macerie Il video del sisma a Katmandu
29 Aprile 2015 ore 09:45

Si fa sempre più agghiacciante il quadro della situazione in Nepal, dopo il terremoto che ha devastato la regione sabato scorso. Le vittime potrebbero essere addirittura 10mila, un numero che trova conferma anche nelle parole del premier Sushil Koirala. 8 milioni le persone colpite dal sisma, dice l’Onu, 1,4 milioni le persone senza cibo. Gli scomparsi italiani sono 4, per ora, travolte da una valanga che ha investito il villaggio di Langtang: sono Merco Pojer, Oskar Piazza, Renzo Benedetti e Gigliola Mancinelli. Ma all’appello mancano ancora 22 nostri connazionali, dopo che altri 18 sono stati rintracciati dalla Farnesina. Quella del Nepal è una tragedia che conta numerosissime vittime straniere proprio perché la zona, in questo periodo, è interessata da costanti flussi di turisti interessati a scalate e trekking: si stima che 300mila potrebbero essere gli stranieri in Nepal in questo periodo. 676 sono, ad esempio, i francesi irreperibili, 117 gli spagnoli, 90 gli inglesi.

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L’allarme della Caritas. Ieri già la Caritas aveva fatto stime terribili parlando di 6mila vittime, ma più le ore passano e più lo scenario si aggrava. Tante persone, impossibile dire quante, sono state inghiottite dai ghiacci nei crepacci in una delle zone più pericolose dell’Everest, quella che collega il campo base al Campo 1. Intanto, nel Paese domina il caos e si prova a portare soccorso ai tanti ancora sepolti sotto le macerie, mentre la terra continua a tremare violentemente. Dalla prima scossa delle 11.56 (ora locale) del 25 aprile, di magnitudo 7,9, il Centro sismologico mediterraneo europeo (Emsc) ha calcolato che ci sono state altre 45 scosse di magnitudo superiore a 4,5 e 15 di magnitudo superiore a 6,5. Gli ospedali sono al collasso, sono state allestite tende per i soccorsi in strada, ma non sono stati distribuiti generi di prima necessità, acqua o cibo, a causa della carenza di organizzazione per fronteggiare una simile emergenza. Decine di migliaia sono gli sfollati. Manca la corrente elettrica e anche le comunicazioni telefoniche sono saltate. L’aeroporto, che viene aperto e chiuso, è preso d’assalto dagli stranieri che cercano di tornare a casa e le liste di attesa sui voli sono pienissime.

 

https://youtu.be/fFRPFMGptJE

 

Emergenza bambini. L’Unicef dichiara lo stato di emergenza per un milione di bambini, che costituiscono il 40% della popolazione del Paese. Il rischio, per tutti, è quello della diffusione di malattie per la mancanza di servizi igienici e della raccolta della spazzatura, e i bambini sono la categoria più vulnerabile.

Una bergamasca tra i sopravvissuti. È salva e sta bene Fiorella Fracassetti, la bergamasca di 39 anni che era stata data tra i dispersi. La donna ha chiamato casa e ha detto che dovrebbe tornare a casa domani, avendo già preso il biglietto aereo. Lo ha riferito il padre contattato dall’Ansa. Da Katmandu dove si trova, non era riuscita a mettersi in contatto con la famiglia dato che le linee telefoniche erano saltate. L’Eco di Bergamo aveva riferito questa mattina che i genitori non avevano notizie della figlia dallo scorso martedì e che la Farnesina stava conducendo le dovute verifiche.

 

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Gli aiuti. Il primo Paese ad aver inviato un’equipe di 58 medici è la Cina: gli uomini mandati da Pechino dovrebbero rimanere in Nepal per una decina di giorni. Con loro anche 13 tonnellate di medicine. L’Unione Europea ha stanziato tre milioni di euro da utilizzare per beni di prima necessità, e gli Stati Uniti 45 tonnellate di aiuti. Anche le principali organizzazioni internazionali, tra cui Medici senza frontiere, Unicef, Save The Children, Agire, hanno attivato una serie di sottoscrizioni a cui è possibile contribuire per aiutare un Nepal in ginocchio.

 

[Il video della valanga al campo base dell’Everest]

https://youtu.be/QwniaVT5e9I?t=1m53s
Il sisma, atteso dagli esperti. Quello di sabato 25 aprile è il sisma più violento che ha scosso il Nepal dal 1934, quando morirono 8500 persone. Le prime due scosse, a distanza di 35 minuti una dall’altra, sono state nettamente avvertite anche nei Paesi confinanti, dove si sono registrate decine di morti. In seguito al sisma si sono verificate imponenti valanghe sull’Everest, che hanno travolto il campo base e le spedizioni di alpinisti. Katmandu si è spostata a sud di circa tre metri. Oltre ad aver provocato un vero dramma umanitario, il terremoto ha distrutto quasi metà del Paese e delle sue ricchezze artistiche e culturali, tra cui la famosa torre Dharahara, patrimonio Unesco. Pur essendo una delle zone più ad alto rischio sismico al mondo, dovuto al punto di scontro della placca indiana con quella euroasiatica, il Nepal non è attrezzato per le emergenze di questo tipo. Ogni 75 anni circa nel Paese si verifica un forte sisma, e quello del 25 aprile era atteso dagli esperti da tempo, su quella grande linea tettonica chiamata MHT (Main Himalayan Thrust), ma la violenza di questo terremoto è andata al di là delle aspettative.

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