Cronaca
Il decreto fiscale

Nessuna legge salva-Berlusconi ma quella norma avrebbe potuto...

Nessuna legge salva-Berlusconi ma quella norma avrebbe potuto...
Cronaca 05 Gennaio 2015 ore 10:21

Sulle prime pagine della maggior parte dei quotidiani nazionali, campeggia oggi la notizia secondo la quale il governo Renzi avrebbe messo a punto una norma penalistico-tributaria che, nella sostanza, permetterebbe all’ex Premier e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi di potersi ricandidare alla prossima tornata elettorale; cosa che, fino ad ora, egli non avrebbe potuto fare, vista la condanna per frode fiscale passata in giudicato ancora da scontare, e la “legge Severino” che nega la possibilità di partecipare alla cosa pubblica a tutti coloro che gravitano in uno status del genere. Naturalmente, una notizia del genere ha scatenato il consueto polverone politico e mediatico, con accuse nei confronti di Renzi di essere, una volta di più, una sorta di braccio destro di Berlusconi, con le ennesime dietrologie sul Patto del Nazareno e su millantate leggi ad personam. Da par suo, il Premier Renzi ha già avuto modo di dichiarare come qualora effettivamente, numeri alla mano, questa nuova norma permettesse a Berlusconi (il quale, giova ricordarlo, è condannato con sentenza passata in giudicato a quattro anni di reclusione per frode fiscale) di riottenere la possibilità di candidarsi a pubblici uffici, tale norma verrebbe senz’altro modificata, non tanto per questione politiche quanto prettamente giudiziarie. Questa la vulgata dominante in queste ore, ma occorre esplorare con chiarezza i meandri giuridici di tutta quanta la faccenda per poterne cogliere appieno i vari risvolti.

La sentenza di condanna. In primo luogo, occorre ricordare i termini esatti della sentenza della Corte di Cassazione che l’1 agosto 2013 dichiarò Silvio Berlusconi colpevole di frode fiscale: il terzo grado di giudizio del nostro ordinamento stabilì che il leader di Forza Italia avrebbe dovuto scontare 4 anni di reclusione carceraria, di cui 3 sarebbero però stati da condonare grazie alla legge sull’indulto emanata dal governo Prodi nel 2006; venne inoltre disposto il rinvio alla Corte d’Appello di Milano per la determinazione della pena accessoria dell’interdizione ai pubblici uffici. In questa sede, il 19 ottobre 2013, venne disposta tale interdizione per due anni, pronuncia che diverrà poi definitiva con la sentenza della Cassazione nell’aprile del 2014; inoltre, per effetto della “legge Severino” che prevede l’incandidabilità per tutti coloro che sono stati condannati a pene detentiva superiori ai due anni, l’interdizione viene estesa fino al 2019. La situazione giuridica di Berlusconi, rispetto al capo d’accusa di frode fiscale, recita dunque: un anno di pena carceraria da scontare (tramutata in un anno di servizi sociali) e due anni di interdizione dai pubblici uffici, che si traduce, in parole povere, nell’impossibilità per questo lasso di tempo di candidarsi a qualsiasi tipo di elezione, dalle comunali alle nazionali.

Il decreto legislativo di Renzi. Ora, in secondo luogo, occorre analizzare il dato normativo che l’attuale Governo intende inserire: anzitutto, aspetto fondamentale, si tratta di un decreto legislativo, ovvero di una concessione da parte del Parlamento nei confronti del Governo di scrivere e promulgare una legge senza la necessità del consenso di Camera e Senato, ma solamente con l’approvazione delle Commissioni parlamentari inerenti alla materia del decreto; il testo in questione ancora nemmeno è arrivato alle Commissioni, quindi non è da considerarsi efficace: al momento, nulla è stato condonato o concesso a Berlusconi, e comunque, qualora ciò dovesse accadere, ci vorrà ancora un po’ di tempo, secondo le tempistiche legislative. Fatta questa doverosa premessa, tocca ora al testo del decreto, il quale afferma che, per i reati previsti dal decreto stesso fra i quali spicca anche la frode fiscale, viene esclusa la punibilità (e quindi qualsiasi tipo di condanna) nel caso in cui l’importo di quanto evaso sia inferiore al 3 percento del complessivo del reddito imponibile dichiarato; una norma che ha come preciso obiettivo quello di evitare trafile giudiziarie a tutti coloro che, per un semplice errore di calcolo nella dichiarazione dei redditi, si ritroverebbero ad essere considerati evasori, seppur per piccole somme. Per quanto riguarda Berlusconi, le accuse di frode fiscale riguardavano 4,9 milioni di euro evasi su un imponibile totale di 410 milioni nel 2002, e 2,6 milioni su 312 nel 2003, ovvero, rispettivamente, l’1,2 e lo 0,8 percento. Numeri alla mano, quindi, se il decreto legislativo dovesse divenire effettivo così come ora è, Berlusconi si vedrebbe annullata sia la rimanente pena detentiva che l’interdizione dai pubblici uffici.

Allo stato attuale delle cose, dunque, Berlusconi non può comunque candidarsi, per i motivi legati all’iter del decreto legislativo di cui si è accennato; oltretutto, a quanto pare, Renzi non sembra intenzionato a offrire sconti all’ex Premier, dichiarando, come detto, di essere disponibile a modificare il testo del decreto. La partita, insomma, sembra essere terminata ancora prima di iniziare. Sembra.